Il lavoro che ci attende, ovvero Mattarella e il signor futuro.

Un paziente e lungo  lavoro di RI-Costruzione

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Approfitto delle recenti sollecitazioni che Ignesti e Merlo hanno rivolto  da queste colonne digitali  al  PD , chiamato urgentemente a  “…rigenerare la sua cultura politica”, su cui si è soffermato anche Moriconi. Quest’ultimo appellandosi anche al “Costruire” di Mattarella.
Non sono il solo che si aggrappa a Giorgio Gaber e si interroga sulla vera  natura spaziale  degli attuali schieramenti politici. Alcune mie divagazioni sono arrivate sino alla provocazione circa l’esigenza di abbandonare le  storiche categorie politiche orizzontali di destra, centro,  sinistra, che ci hanno fatto compagnia per anni e anni. Dal momento  che oggi hanno perso di significato sociologico, culturale e dunque politico.
Andiamo a noi.
I dizionari suggeriscono e gli studiosi confermano, che rigenerare è  un verbo che indica un voler  raschiare  sino in fondo le  radici per farne nascere di nuove, con le stesse caratteristiche. Vuol dire recuperare, ricostituire, fare rinascere qualcosa che è già esistito.
Più  morbido, anche se più impegnativo, è invece il  “costruire“ di Mattarella.
Che presuppone una base, un sostegno, dei mattoni messi insieme, dei muratori.
E che presuppone dei costruttori.
Cosi come esiste una differenza abissale tra costruire ed edificare. Quest’ultimo, come ha tentato di spiegare lo scrittore Maurizio Maggiani sul “Robinson”  di Repubblica , prendendo  le distanze e criticando il “costruire“ di Mattarella, è un verbo molto più impegnativo e più vicino alla spiritualità e alla religione, che alle idee  politiche.
Ma ritorniamo a Ignesti.
Che difficilmente si smentisce.
Quando scrive, tocca infatti  le corde più profonde della democrazia rappresentativa e della nostra Costituzione: centralità e qualità del partito politico,  partecipazione, rappresentatività, Padri costituenti, diritti umani, ecc.
Ora non disdegna  di sollecitare una certa opera di ri-costruzione del partito politico: “…che si può solo, anzi si deve, iniziare, ché è impresa di carattere culturale e, perché tale, richiederà tante energie e per una lunga stagione”.
Un paziente e lungo  lavoro di RI-Costruzione…di carattere culturale” dunque, “…e per una lunga stagione”.  Cosi  definisce il lavoro da fare. Prendendo apparentemente,  ma  solo apparentemente,  le distanze da Mattarella, che, com’è noto, nel suo discorso di fine anno ha eliminato il prefisso di Ignesti che distraeva e confondeva.
E che indica duplicazione e ripetizione: un costruire una seconda volta, un costruire di nuovo una cosa vecchia e già vista, un riproporre qualcosa.
Mattarella ha invece parlato di un lavoro di Costruzione e di Costruttori. Intendendo, forse – cosi l’ho voluto leggere – un ĺavoro ex novo da inventare pur avendo il partito politico come riferimento. Con nuovi progetti. Nuove idee. Insomma con una “nuova linea culturale”.
Un  lavoro che comunque va fatto insieme ad altri e in  compagnia di altri : quando si costruisce non si costruisce mai da soli! Ed è  stato proprio Ignesti che si è interrogato sulla necessità (e urgenza) del Pd, e non solo del Pd,  di individuare una sua “linea culturale” dal momento che non la vede da nessuna parte. E quando la vede, la  vede solo come una illusione mitologica inesistente: quella del capro con le sembianze del cervo, di un “…ircocervo”.
Un lavoro di lungo periodo, quindi, da  avviare però  al più presto. Una inderogabile  necessità di natura cultural-politica, che Ignesti estende a tutti i  partiti dei nostri giorni, dal momento che nota in loro  una irresponsabile  leggerezza e superficialità,  come si è  visto – ricorda – con la  “folle” riduzione del numero dei parlamentari. Come non dargli ragione!
Ho solo una piccola osservazione da fare sulla sua Ri-costruzione. Non è stato secondo me un caso, infatti,  che Mattarella abbia parlato di Costruttori e non di Ri-costruttori. Un sostantivo, quello di Mattarella,  equivocato. E  dalla grande stampa inserito  nelle difficoltà politiche del presente, e nel contesto pandemico. Semplificato e fatto atterrare sulle precipitose intenzioni separatiste di Renzi.
Puo darsi. Nel mentre se collocato all’interno del suo intero discorso: il valore centrale della scienza e della ricerca scientifica e tecnologica, la perdita dei posti di lavoro e la mancanza di lavoro, soprattutto quello giovanile,  il clima, ecc. poteva indicare anche  qualcosa di più profondo, di più lontano, di più indispensabile : “…ora dobbiamo preparare il futuro; non viviamo una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori…I prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo…per porre le basi di una nuova stagione…”.
Parole pesanti che guardavano al domani della postpandemia   e non al pur tragico oggi.  Che spingevano alla progettazione di una ” nuova stagione”  del dopodomani, e non a quella del Conti 2,3, 4 ecc.  E vorrei credere che c’entrassero poco anche con  la guasconata di Renzi. Ma il  vero significato, e a cosa pensasse Mattarella con queste parole,  nessuno lo ha ancora spiegato per bene. Rispetto ai tempi che viviamo e nell’ottica di una globalizzazione  incipiente. Con la Cina e la Russia alle porte, con il digitale, i robot  e la disoccupazione crescente, con il clima scassato con cui da tempo conviviamo, con le povertà in salita, con ondate incredibili di emigrazioni e con i 400 milioni di poveri denutriti dell’Africa Sub-sahariana,  e con  il proporsi di regimi autoritari mascherati da fittizi e necessari presidenzialismi, in  una democrazia presa in giro  perché  nelle mani di un “leader carismatico” senza più partito alle spalle, in una democrazia iperpersonalizzata  grazie ai media e ai social, ebbene  questa vera e propria rivoluzione  che ci trova “…tutti sulla stessa barca”, e che trova una Europa divisa e ancora lontana da una sua auspicata unità politica,  necessita proprio e solo di pazienti costruttori. Di intelligenti costruttori. Di postideologici costruttori. Di lungimiranti costruttori muniti di telescopi.
Di fronte a questi cambiamenti impensabili sino a venti-trenta anni fa, rimango in fiduciosa attesa di qualcuno che mi spieghi bene le categorie politiche e sociali, nonché necessariamente  culturali, che ci dovranno aiutare per affrontare questo signor Futuro.