Il maggioritario non regge più: bisogna cambiare musica.

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È evidente che le tradizionali alleanze sono state sacrificate sullaltare di una polverizzazione politica che ha sancito la fine degli antichi contenitori di centro destra e di centro sinistra. Il maggioritario, dunque, non va incontro a una impellente ricostruzione delle identità politiche. In un contesto del genere riemerge la necessità di riscoprire un luogo politico di centro” capace di costruire e declinare una vera e autentica politica di centro”.

Giorgio Merlo

 

“La madre di tutte le riforme”. Così, già in tempi non sospetti, Carlo Donat-Cattin definiva la riforma del sistema elettorale. E così, del resto, è sempre stato. Perché ogni sistema elettorale, di norma, cambia la geografia politica nazionale. Uno dei motivi di fondo, certamente non l’unico, che ha sancito la fine definitiva della Democrazia Cristiana è stato anche quello del superamento del sistema proporzionale a vantaggio del maggioritario con l’introduzione dei collegi uninominali. E la stessa insistenza sul proporzionale è sempre stato, del resto, uno dei cavalli di battaglia principali per la presenza politica, seppur laica, dei cattolici nello scenario politico italiano. Da don Sturzo in poi.

 

Ora, è di tutta evidenza che il sistema elettorale riflette anche l’umore popolare e le condizioni politiche che in quel particolare momento storico condizionano il dibattito politico, culturale e sociale nel paese. In nessun caso si impone una legge elettorale del tutto avulsa ed estranea alle costanti che caratterizzano un sistema politico. E così è stato anche nel nostro paese negli ultimi anni. Almeno a cominciare da tangentopoli, cioè dopo che la magistratura con la sua azione aveva contribuito a radere al suolo quel sistema politico che per oltre 50 anni reggeva le sorti della nostra democrazia parlamentare. E la crisi, la precarietà e l’instabilità della politica italiana è anche il frutto dei continui cambiamenti del sistema elettorale. Una continua alternanza tra proporzionale e maggioritario che non ha contribuito a creare quella stabilità di governo che era e resta l’elemento decisivo di ogni sistema politico.

 

E, per arrivare ad oggi, ci troviamo nuovamente di fronte ad un possibile, e anche auspicabile, cambiamento del nostro sistema elettorale. Si riparla, cioè, di un ritorno del sistema proporzionale. E sin qui, nulla di nuovo. E questo per un motivo persin troppo semplice da richiamare all’attenzione. E cioè, proprio il contesto politico contemporaneo richiede il superamento di ogni sistema maggioritario a vantaggio del proporzionale. Solo un tifoso accanito del maggioritario o chi intravede, oggi, nella politica italiana la presenza virtuale ed astratta di coalizioni politicamente coerenti e programmaticamente omogenee al proprio interno può immaginare la necessità di avere un sistema elettorale di questo tipo.

 

È evidente a tutti, ma proprio a tutti, che le tradizionali alleanze sono state sacrificate sull’altare di una polverizzazione politica che ha sancito la fine degli antichi contenitori di centro destra e di centro sinistra. È appena sufficiente prendere atto delle dichiarazioni che campeggiano nel centro destra a giorni alterni per rendersene conto. Per non parlarle del campo avverso dove la sommatoria del massimalismo della sinistra con il populismo sempre più sbiadito ed ondivago dei 5 stelle offre uno spettacolo di coalizione alquanto ridicolo se non addirittura grottesco. E, oltre a questa considerazione, persin troppo plateale che si può anche fare a meno di descrivere, assistiamo ad una sorta di perenne radicalizzazione del conflitto politico che rischia di riproporre, seppur in forma diversa rispetto al passato, quella cultura degli “opposti estremismi” che non giova né alla credibilità della politica e né, tantomeno, alla stabilità nell’azione di governo.

 

Ecco perchè si parla di ritornare al proporzionale. Perchè dopo una stagione politica dominata e caratterizzata dal populismo di marca grillina che ha scassato le fondamenta del nostro sistema politico e parlamentare diventa indispensabile ripartire dal basso. Che, tradotto in termini politici, significa ripartire dalle identità – se esistono ancora – dei singoli partiti per poi costruire, lentamente, le necessarie ed indispensabili alleanze politiche che siano in grado di governare degnamente l’intero paese. E senza continuare ad appaltare l’azione di governo ad altri poteri e a commissariare, di fatto, la politica e ciò che la caratterizza da sempre.

 

E non a caso, proprio in un contesto del genere riemerge la necessità di riscoprire un luogo politico di “centro” che sia in grado, soprattutto, di costruire e declinare una vera ed autentica “politica di centro” nel nostro paese. Non per regressione nostalgica ma per ridare qualità alla politica e dignità alla stessa azione di governo. E per centrare questo obiettivo si rende necessario, se non quasi addirittura vincolante, tornare ad un sistema proporzionale che esalti da un lato le identità dei vari soggetti politici e, dall’altro, che costruisca coalizioni non fondate sul pallottoliere – come capita oggi sistematicamente – ma su motivazioni politiche e su ricette di governo.

Siamo arrivati, cioè, ad un bivio. L’ennesimo nella politica italiana. Si tratta di affrontare questa nuova ed inedita stagione non più con le armi propagandistiche e demagogiche del populismo – ormai fallite e tramontate – ma con le munizioni della buona politica ispirate ai valori costituzionali e democratici.