IL “NON DETTO” ESSENZIALE PER IL CENTRO

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Sulle questioni cruciali spesso ciò che conta di più per capire come stanno le cose e per definire una strategia politica, sono gli aspetti che non si possono dire ma che bisogna conoscere per deliberare. È innanzitutto una questione di metodo. Serve una classe dirigente formata con questo spessore per rilanciare una credibile politica di centro capace sia di condizionare il governo di destra che di definire le condizioni irrinunciabili per una nuova alleanza di centrosinistra.

 

ulteriore ideologizzazione impressa al dibattito politico dalla nascita del governo Meloni, non aiuta certo il sistema dei partiti a confrontarsi in modo adeguato con le enormi questioni poste dalla nostra epoca. Gli effetti deleteri di questa tendenza si possono osservare in tutte le aree politiche e culturali, ma emergono particolarmente nitidi, con tratti che rasentano la comicità per la loro distanza dalla realtà del vissuto popolare, nella sinistra cosiddetta al caviale. Nel contempo si deve registrare la debolezza del centro, riconoscendo tuttavia che quanto hanno ottenuto Renzi e Calenda sul piano del consenso non è affatto da sottovalutare.

 

Ma la partita per il centro (partitico, civico, associativo, sociale) si gioca innanzitutto sul terreno culturale. Da sole la capacità organizzativa, le risorse economiche e la bravura mediatica non sono sufficienti. Dalla definizione di un punto di vista, indipendente e popolare, sul bene comune si può ricostruire una classe dirigente che non vada al traino di nessuno, che è capace di distinguere tra tattica e strategia, tra le dichiarazioni ufficiali del giorno per giorno, e l’interezza di un progetto che può, e in certe circostanze deve, non essere esternata.

 

Come si può sottrarre alla destra l’elettorato non politicizzato di una classe media che si interroga sulla sua sopravvivenza? Cercando risposte che valgano anche per quei settori di ceti medio-alti che votano i partiti dei ricchi, manovrati dagli ultra-ricchi, ovvero il Pd e Sinistra-Verdi. Per poter fare questo occorre far ricorso a ciò che non si può, o perlomeno non è opportuno dire nei dibattiti, come condizione per capire e agire. E occorre trovare dei luoghi per farlo che non siano solo gli audio rubati a telecamere spente. Serve una formazione indipendente dal mainstream, rivolta ai quadri di partito, associativi, dei corpi intermedi dell’area di centro, che dia loro le basi per districarsi nello scenario attuale.

 

Tante sono le cose da non dire ma che sono indispensabili per capire e orientarsi. Cito solo alcune tra quelle che è impossibile tralasciare, a partire dalla politica internazionale. Chi sta cercando di frenare con ogni mezzo il passaggio da un assetto unilaterale a un assetto multipolare della politica mondiale è l’Occidente, non il resto del mondo. Di conseguenza chi può fermare la guerra in Europa, e la decadenza economica che ne deriva per l’economia europea, va cercato a Ovest non a Est. Poi sul piano dell’operatività politica e istituzionale è ovvio che ci si pronuncia nell’unico modo possibile date le circostanze storiche e i rapporti di forza, ma da una prospettiva completamente diversa.

 

Un’altra cosa da non dire, ma da considerare attentamente, è il modello di società che determinati poteri economici e finanziari tentano di imporre, calandolo dall’alto, interferendo con i governi, distorcendo principi e obiettivi in sé sacrosanti. Con nobilissimo scopo di salvaguardare il pianeta, la visione che emerge dai pensatoi dei miliardari globali è quella malthusiana. Il motivo è dato dalla rivoluzione digitale e dalla robotizzazione del lavoro che rendono superflua la classe media in un contesto che ha visto per decenni la perdita di influenza dei governi sulle banche centrali. La sostanza è la seguente: poiché i poteri finanziari dipendono enormemente di meno dalla forza lavoro (hanno l’intelligenza artificiale che la sostituisce, devono rimanere solo i tecnici necessari alle macchine e i manovali per i lavori non automatizzabili) e i loro profitti non dipendono più dai consumi delle masse ma dalle politiche monetarie compiacenti di banche centrali rimaste loro a lungo tempo assoggettate, tali poteri – come i grandi fondi speculativi, le banche d’affari globali – non fanno mistero di considerare la classe media e lavoratrice superflua, un peso per gli stati e per l’ambiente.

Se solo si considera questo, si cambia la natura del messaggio che il centro ha da rivolgere ad una classe media disorientata.

 

A coloro che hanno creduto di poter trovare una risposta nella destra sovranista va ricordato che la debolezza della politica di fronte ai poteri forti si può superare solo con una alleanza strategica delle forze popolari con quella parte delle élites occidentali moderata e realista, sulla guerra e sul denaro, alla Kissinger, ben rappresentata anche da Draghi a livello internazionale.

 

A quella parte di classe media che si illude di poter superare indenne il cambiamento d’epoca accodandosi a chi, come il Partito Democratico e la sinistra, asseconda la scomparsa della classe media, va ricordato che proprio per il tipo di progetto portato avanti dai salotti radical-chic, il popolo delle ztl è destinato ad assottigliarsi ulteriormente in favore di pochissimi ultraricchi. La vera risposta sta nella definizione di un diverso e nuovo modello di società rispetto a quello sostenuto per inerzia dalla sinistra.

 

Sono tante altre le questioni sulle quali va tenuta presente la sostanza delle cose, al di là di quanto poi si dica pubblicamente. L’iniziativa del nuovo governo sui limiti al contante ha posto all’attenzione una questione di capitale importanza che non si esaurisce certo nel ribadire la ovvia e scontata lotta all’evasione fiscale e alla criminalità. C’è molto di più. Se viene messa in discussione la convertibilità della moneta digitalizzata in moneta fisica, in banconote, viene con ciò stesso messa in discussione la fruibilità futura dei diritti umani fondamentali. Allo stato attuale può certo apparire una esagerazione ma solo se non si considera che la via per l’instaurazione di un governo digital-tecnocratico dei miliardari globali passa per successive finestre di Overton. Le limitazioni progressive al contante avvicinano l’esito distopico finale della cashless society. Le forzature ai diritti caldeggiate a livello intenzionale per il contrasto della pandemia andavano già in questa direzione.

 

Molto di più lo intende fare un ambiguo e radicale ambientalismo che dovrebbe far sobbalzare quanti propugnano una visione cristiana del Creato. Tale pseudo-ambientalismo opera una inversione dei valori: non più l’Uomo custode e signore della Creazione, ma la sottospecie vivente chiamata uomo che inquina il Dio-Pianeta. I cristiani, tanto più nel giorno dei morti, il 2 novembre, sanno che le Scritture non parlano mai in modo univoco del globo. La terra è insieme dono colmo di grandi meraviglie e luogo del rifugio dopo la caduta originale, provvisoria tappa verso la dimora definitiva, quella celeste. Invece l’ecologismo distorto, introducendo il concetto di impronta digitale, come misura di quanto ogni essere umano consuma e inquina, mira a ingenerare colpa se non addirittura a far odiare la natura umana all’uomo stesso, messaggio oltreché inequivocabilmente tenebroso, funzionale a far percepire la classe media come superflua e inquinatrice, essendo i miliardari che promuovono questa mentalità, filantropi e ecocompatibili per definizione. E il cerchio si chiude con la guerra al contante. Con il solo denaro digitale si potrà imporre il tetto dell’impronta ecologica ai consumi e riorientarli. Già è partita la campagna per far mangiare gli insetti alla classe media impoverita che non potrà più permettersi le bistecche, e la fondazione di un notissimo marchio di pasta italiana ha persino iniziato a propagandare la deliziosa pasta ai vermi.

Vi sono tante altre questioni cruciali in cui ciò che conta per capire come stanno le cose e per definire una strategia politica, sono gli aspetti che non si possono dire ma che bisogna sapere per deliberare. È innanzitutto una questione di metodo.

 

Serve una classe dirigente con questo spessore per rilanciare una credibile politica di centro nei tempi durissimi, ma che dischiudono anche ad un mondo nuovo, che stiamo attraversando. E per ricondurre, in prospettiva, la sinistra alle sue basi sociali e di vicinanza al popolo, come condizione per future possibili alleanze.

 

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