IL PD HA SBAGLIATO CAMPAGNA ELETTORALE: BISOGNA RIFLETTERE SUGLI ERRORI E COSTRUIRE NUOVE SCELTE.

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A causa dell’astensionismo e delle alleanze sbagliate, Fratelli d’Italia governa in nome della intera Nazione avendo il consenso del 16% degli Italiani. La campagna elettorale del Pd non ha indicato le proposte alternative a quelle presentate dal blocco di destra. Ora, non si può dopo ogni sconfitta voler rifondare un Partito, perché serve radicamento, né avanzare candidature alla segreteria, senza programmi.

 

Mariapia Garavaglia

 

Il sistema democratico, fragilissimo – ma ogni vittoria può essere reversibile – consente che una minoranza di votanti assicuri la maggioranza a causa della grandissima astensione: colpa degli astenuti, ovviamente, ma i partiti non sono riusciti ad essere persuasivi, ad ottenere reputazione e fiducia da parte degli elettori. I partiti si sono sfarinati e quando va bene sono ‘personali’ mentre la Costituzione afferma: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale“ (art.49).

 

Senza i partiti così concepiti non si costruisce la rappresentanza organizzata sulla base di programmi a medio e lungo termine, fondati su principi e valori di riferimento, agganciati a una tradizione che ne definisce il profilo presente, ancorché sostenuto da un passato che lo garantisce. La campagna elettorale del Pd non è stata quella di un partito di questo tipo. Non sono state delineate le proposte alternative a quelle presentate dal blocco di destra. Non interessa la propaganda sui diritti – considerando che la loro garanzia è una pre-condizione garantita dalla Costituzione – quando i cittadini hanno bisogno di sapere come affrontare difficoltà, mai tanto urgenti. Parlare e discettare contro gli altri non offre agli elettori la conoscenza delle proprie proposte da difendere e per cui essere scelti.

 

A causa dell’astensionismo e delle alleanze sbagliate, Fratelli d’Italia governa in nome della intera Nazione avendo il consenso del 16% degli Italiani. La legge elettorale e le modalità ‘oligarchiche’ conseguenti nella compilazione delle liste hanno ottenuto la situazione assai critica in cui versa il Paese. Non si può dopo ogni sconfitta voler rifondare un Partito, perché serve radicamento, né avanzare candidature alla segreteria, senza programmi. Di nuovo nel Pd si annunciano primarie.

 

Possono esserci candidati che si contrappongono con programmi diversi nello stesso partito? Dovrebbe essere un Congresso a scegliere il Segretario col suo programma. Le primarie – si è visto – servono a frantumare il Partito: ogni candidato con la sua percentuale fa valere la sua ‘corrente’. Sia Zingaretti che Letta hanno constatato la ingovernabilità. Da qui alle elezioni prossime, amministrative e regionali, sarà bene aver capito la lezione e lavorare non sui sondaggi ma parlando e facendosi capire dagli elettori, su come rispondere alle loro paure e incertezze: I care, e dare speranza!