Il Pd patisce l’incertezza, mentre Conte per il suo M5S sogna una “assoluta maggioranza”.

Lo strumento delle primarie di rivela, anche alla luce del flop di Torino, poco adatto a sciogliere i nodi di una precaria elaborazione strategica. Nei confronti dei 5 Stelle il Pd appare addirittura supino, specie per la riluttanza a incalzare la tuttora fragile operazione di Conte. Intanto il centro destra si riorganizza o…almeno ci prova.

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Lo strumento delle primarie di rivela, anche alla luce del flop di Torino, poco adatto a sciogliere i nodi di una precaria elaborazione strategica. Nei confronti dei 5 Stelle il Pd appare addirittura supino, specie per la riluttanza a incalzare la tuttora fragile operazione di Conte. Intanto il centro destra si riorganizza oalmeno ci prova.

Dopo le primarie flop torinesi che hanno evidenziato lanomalia di uno strumento burocratico/protocollare sempre più fuori luogo e fuori tempo – anche se il Pd continua a viverle come una sorta di dogma infallibile e un totem ideologico intoccabile – la coalizione di centro sinistra appare sempre più attraversata da contraddizioni e stop and go. Mentre sul versante opposto – quella di centro destra – al di là del dibattito confuso che la attraversa sul versante dei contenuti e della stessa organizzazione interna, lunità in vista degli appuntamenti elettorali è un dato di fatto ed inequivocabile.

Almeno due, del resto, sono i limiti oggettivi di una coalizione – il centro sinistra, appunto – che registra ancora troppi tatticismi ed equivoci.

Innanzitutto il pasticcio della selezione della classe dirigente. Per restare alle primarie, non possiamo non prendere atto che da strumento democratico e di grande partecipazione popolare sono diventate progressivamente ed irreversibilmente una semplice conta allesterno delle varie correnti di potere e tribù del partito. Una prassi che, al di là di tutte le giustificazioni, è diventata un affare di pochi. E che riguardano quasi esclusivamente una questione di conta allinterno del partito e delle rispettive clientele al di fuori del partito.

Come la recente esperienza di Torino ha platealmente confermato senza neanche il caso di soffermarsi per ulteriori commenti. In attesa di quello che capiterà a Roma dove non pare che la città sia ansiosa di conoscere il nome e il cognome del candidato a Sindaco del Pd che uscirà dalle primarie di domenica prossima…Diciamocelo una volta per tutte: i partiti, o ciò che resta di loro, ritorneranno credibili se riusciranno a selezionare al proprio interno una autorevole e qualificata classe dirigente senza appaltare allesterno un tema centrale per la stessa qualità della politica. Primarie prive di popolo stanno diventando un escamotage sempre più patetico e ridicolo.

In secondo luogo il rapporto con i populisti dei 5 stelle. Unalleanza politica ed elettorale che ormai cambia a seconda delle stagioni. Da storicaa strutturale, da organicaa semplice alleanza. Insomma, una babele di linguaggi, di definizioni e di prospettiva che porta lalleanza tra la sinistra e il populismo dei 5 stelle – dolceo meno che sia è sempre populismo e antipolitica – ad un fatto puramente tattico e legato ad una logica da pallottoliere da mettere in campo contro il nemicogiurato: per lunghi 25 anni Berlusconi, poi Salvini e adesso la Meloni. Ma sempre con lassenza di un progetto politico e di governo a lunga gittata che non sia quello puramente numerico per raggiungere il potere.

Ora, è del tutto ovvio e scontato che in un contesto del genere tutto può capitare. E le alleanze politiche e di governo non possono assumere una valenza strategica e progettuale che, invece, richiederebbe questo momento storico.

Ecco perchè è quantomai opportuno che adesso lidentità politica e culturale della sinistra da un lato e la costruzione di alleanze credibili dallaltro siano e rappresentino due sfide decisive per ridare credibilità ad un progetto politico e coerenza ad un partito e ad una coalizione. Con la speranza che le primarie diventino un bel ricordo del passato senza riproporle come uno strumento salvifico. E questo per evitare che si trasformino in un boomerang senza precedenti, come puntualmente è avvenuto domenica scorsa a Torino