Il populismo dell’antipopulismo. L’onda lunga investe anche lo sport.

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Anche taluni commenti in ambito Rai si adagiano su luoghi comuni. Non è populismo, ad esempio, attaccare i vertici della Fgci per gli affollamenti ritenuti pericolosi fuori e dentro gli stadi? Invece sarebbe importante raccontare il lavoro che svolge la Federazione per aiutare i giovani più in difficoltà, specie quelli provenienti da Paesi poverissimi.

 

Ambrogio Fusella

 

Il populismo, seppur in un paio delle sue non molte declinazioni antipopulistiche di sinistra, colpisce ancora. In queste ore l’obbiettivo di tali manifestazioni di ricerca del consenso purchè sia da parte di tale populismo è il mondo del Calcio che, in forza dei recenti successi della Nazionale, appare argomento di facile approdo per le riflessioni di quanti intendano comunque proporsi all’attenzione popolare.

 

Anche perché il veloce scorrere dei giorni, pochissimi, che ci separano dalla presumibile data nella quale si terranno le elezioni amministrative in alcune delle più grandi città d’Italia – Roma ,Milano, Torino, Bologna, Napoli, Palermo – e in oltre un migliaio di Comuni in tutto il Paese, non scoraggia, ovviamente, questi tentativi di captatio benevolentiae elettorale da parte di presunti candidati o di semplici esponenti di partito.

 

Non trascurando, altresì, che la tornata elettorale autunnale riguarderà anche la Regione Calabria e più di un Collegio nel quale si terranno le suppletive per il Parlamento. Primo fra tutti quello di Siena nel quale si candiderà il Segretario Nazionale del Partito Democratico, Enrico Letta. Infatti, per stare all’argomento, registriamo la sorprendente uscita sulla stampa nazionale della posizione assunta dall’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato in ordine alla esplosione dei contagi nella Regione, e più segnatamente a Roma, dovuta, come molti prevedevano, all’apertura dello Stadio Olimpico agli  spettatori in occasione delle partite del Campionato disputate nella città.

 

E l’Assessore D’Amato non ha avuto nessun dubbio e nessuna esitazione nell’individuare nel cosidetto “Effetto Gravina” la causa principale di tale moltiplicazione di contagi che, comunque, si è manifestata “senza produrre complicazioni negli ospedali”. L’Assessore, del quale è corretto e doveroso apprezzare il lavoro e i risultati ottenuti nella organizzazione della campagna di vaccinazione e nella gestione delle più diverse problematiche conseguenti, in questo caso ha sbagliato obiettivo. I suoi interlocutori prima, e i suoi bersagli ora, avrebbero dovuto essere e dovrebbero ancora essere altre istituzioni o altri soggetti.

 

Non è stata di certo la FIGC, e quindi il suo Presidente Gabriele Gravina, ad imporre di disputare le partite in presenza dei tifosi,anche perchè non ne avrebbe avuto la potestà, essendo questa,invece, di competenza di altre strutture istituzionali a livello nazionale e locale.

 

Analoga sorpresa provocano alcuni passaggi della rubrica “Multischermo” su Repubblica dell’altro ieri, nella quale Antonio Di Pollina su un programma di giornalismo d’inchiesta di Rai3 affronta la questione “del viaggio continuo, negli anni, di giovanissimi calciatori africani in cerca di fortuna in Europa” e raccoglie e ripropone al riguardo denuncie di silenzi colpevoli e complicità interessate anche negli ambienti FIGC. Purtroppo la trasmissione/inchiesta di Rai 3 e il successivo commento di Di Pollina restano molto in superficie, e cioè alle affermazioni che colpiscono il lettore e la sua attenzione in un momento nel quale l’argomento Calcio vive una stagione di  grande  popolarità.

 

Forse, se andassero un poco in profondità, entrambi scoprirebbero l’universo sconosciuto della attività della FIGC in campo sociale, e in particolare quella svolta e dedicata proprio al giovani immigrati, africani e non, che arrivano nel nostro da soli, senza genitori o parenti, e che vengono ospitati nelle strutture di accoglienza istituite nel nostro Paese fino al raggiungimento della maggiore età.

 

Probabilmente basterebbe scrivessero RETE! sulla barra di ricerca del loro pc per rendersi conto della esistenza e del valore umano e sociale di un lavoro che dura da qualche anno e che risulta mirato soltanto a salvare il maggior numero di questi bambini/ragazzi da un futuro misero, quando non pericoloso e tragico, che spesso soltanto l’impegno della FIGC e dei suoi operatori riesce a sottrarli. Ma questi ragazzi non fanno notizia mai. A destra perchè non possono essere espulsi e a sinistra perchè non fanno scandalo!