Il Presidente Mattarella all’inaugurazione dell’anno accademico 2018/2019 dell’Università di Cassino

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico 2018/2019 dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, nel 40° anniversario di fondazione dell’Ateneo

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Ringrazio il Magnifico Rettore per l’invito ad essere presente a questa inaugurazione, nel 40º anno accademico dell’Ateneo. Un saluto molto cordiale a tutti i presenti e ai Rettori di altri atenei.

Un saluto particolare al corpo accademico di questa Università, al personale tecnico-amministrativo e, in maniera particolarmente intensa, alle studentesse e agli studenti.

Un saluto, attraverso il commissario al Comune di Cassino, il Sindaco di Frosinone e gli altri sindaci presenti, a tutti cittadini di Cassino, di Frosinone e di quest’area del Lazio Meridionale.

Quarant’anni sono un periodo gemello a quello dell’Ateneo della Tuscia, come ha ricordato il Magnifico Rettore. Due settimane fa ho partecipato alla cerimonia di quella università.

Quella scelta, quarant’anni fa, di far sorgere nel Lazio meridionale e Lazio settentrionale due università è stata il frutto della consapevolezza che gli studi universitari non possono essere un fenomeno di élite, ma devono essere il più diffusamente possibile distribuite nel nostro Paese e devono avere un contatto ampio e profondo con il suo territorio.

È un percorso tutt’altro che compiuto. Il nostro Paese è ancora in ritardo nel numero dei laureati rispetto alla media europea e ha bisogno di intensificare questo percorso che non può mai dirsi raggiunto compiutamente ma che ha ancora bisogno di una forte spinta da parte delle istituzioni.

Il Magnifico Rettore poc’anzi ha parlato – non a caso, immagino – del valore della connessione tra le discipline, tra i vari comparti del sapere, ma anche della connessione tra università e territorio, quella che sia qui che nel Nord del Lazio fa toccare con mano quanto la presenza universitaria e la sua attività abbia contribuito allo sviluppo culturale delle aree di riferimento. Ma connessione anche – e del resto è dimostrata dalla presenza del vice Presidente della Regione, del Presidente della provincia, di tanti sindaci in questa occasione – tra la comunità scientifica che supera i confini nazionali. E il richiamo che ha fatto il Rettore alle numerose collaborazioni internazionale con atenei europei ed extraeuropei è di grande significato.

Ringrazio il Rettore: ci ha illustrato con compiutezza e chiarezza lo stato, le intenzioni e le molteplici attività che questa università svolge.

Ringrazio Francesco Cuzzi, rappresentante del personale tecnico-amministrativo, che ha portato qui la voce di questo personale. È importante, anzi decisivo, nella vita degli atenei.

Anche per personale esperienza – peraltro ormai lontana nel tempo – so bene quanto sia decisivo il ruolo del personale tecnico-amministrativo senza il quale i docenti si sentirebbero in mare aperto senza bussola nella vita universitaria.

Ringrazio molto Elena Di Palma, eccellentissima rappresentante degli studenti. Le sue parole mi hanno fatto venire in mente un episodio drammatico: quello di un ragazzino quattordicenne – poco più di un bambino –annegato nel Mediterraneo, e recuperandone il corpo hanno trovato cucito nella giacca del suo vestito la pagella scolastica con i suoi voti.

Questi casi – quelli che conosciamo ma chissà quanti non ne conosciamo, né conosceremo mai – di giovanissimi che attribuiscono alla loro pagella, ai loro risultati scolastici, il valore di un passaporto, o anche più di un passaporto, di un accreditamento di serietà e di impegno verso Paesi in cui speravano di poter sviluppare la loro vita, la loro cultura, il loro benessere, certamente interroga fortemente la nostra coscienza.

L’ho voluto ricordare perché ha un altro significato, ulteriore: quello che lo studio costituisce insieme la spinta e lo strumento per la cultura, per l’interesse e il rispetto verso le culture diverse, verso le altrui opinioni, verso l’esperienza di altri. Lo studio costituisce la spinta e lo strumento per l’apertura, per il dialogo, per l’amicizia.

Elena Di Palma ha collegato il ruolo dello studio alla storia dell’Abbazia che ha definito ‘simbolo di speranza’.

Non c’è dubbio. L’Abbazia è un punto alto della storia e della cultura d’Europa. Insieme ad altre abbazie, con quella rete di riflessione, analisi e grande di studio che si è creata allora, ha consentito il traghettamento della cultura antica verso i nostri secoli.

Nel mese scorso sono ricorsi i settacinque anni dai bombardamenti sull’Abbazia, che è risorta in pieno, ribadendo il senso di speranza. Dal senso di speranza dello studio che l’Abbazia raffigura con tanta efficacia nasce l’evocazione del dovere di generosità, di impegno, di apertura, di dialogo, di preparazione e di competenza.

Questa vocazione si lega al contenuto della lectio magistralis del Professor Recinto che ringrazio molto. Il dibattito sul rapporto tra diritto e realtà è antico. Ce l’ha presentato, con molta efficacia, come scienza pratica che regola la convivenza e, del resto, l’antico brocardo recita che il diritto nasce dal fatto, nasce dalla realtà della vita sociale; traduce fenomeni della vita sociale in regole, le elabora e le ritrasmette alla società.

Questo è un percorso costante che non si interrompe. Il Professor Recinto ha detto di non pensare al diritto come ad una serie di definizioni inerti e ha messo in guardia dal pericolo di generalizzazioni immobili e pericolose, perché il percorso del diritto che raccoglie dalla società e riversa i suoi risultati sulla società è un lavoro costante, a volte lento ma mai interrotto.

Questo compito è affidato alle università. Naturalmente definire le regole è compito del Parlamento, del legislatore. Una parte rilevante è affidata alla giurisprudenza, all’ordine giudiziario, alla magistratura che interpreta e applica, dando anche indicazioni; ma la sistemazione completa, l’elaborazione teorica – non astratta, ma teorica – del diritto è affidata alle università, agli studiosi, agli atenei, come in ogni branca della scienza.

Questo compito, fondamentale per il nostro Paese, è quello che motiva la riconoscenza – che non mi stanco di ripetere – nei confronti delle nostre università. La presenza di tanti Rettori sottolinea quanto sia rilevante questo collegamento tra atenei per questo ruolo fondamentale, più che prezioso, indispensabile per il nostro Paese.

Buon anno accademico!