Il primato della politica

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Si confondono i piani per alimentare un sentimento populista. Un conto è il potere, altro la politica: due cose distinte, anche se connesse. I cattolici democratici devono richiamare il senso di questa distinzione, certo per stabilire un limite, ma anche per rifondare il primato della politica. Spetta a loro, soprattutto oggi, riscoprire la lezione del popolarismo.

 

Paolo Frascatore

 

Le scarse virtù dell’attuale classe dirigente pongono interrogativi di fondo sul ruolo e sulla valenza dell’attuale proposta politica nel nostro Paese. Si discute, ci si confronta a destra, al centro, a sinistra su quale sia realmente il ruolo della politica in questa società globalizzata e deideologizzata. La consapevolezza dei limiti del potere sembra aver avvolto anche quella nobile arte o, se si vuole scienza, che va sotto il nome di politica.

 

Ora, non è fuori luogo operare una distinzione tra i due termini che vengono spesso confusi e ricondotti ad una sola categoria da parte soprattutto dei sovranisti e dei populisti. Probabilmente si tratta di un’operazione che muove dal manicheismo di questi ambienti al fine di delegittimare la politica cosiddetta tradizionale, per ridurla a puro esercizio del potere.

 

In questa sorta di confusione hanno buon gioco le posizioni di destra e di sinistra che, di volta in volta, riassorbono un centro incapace di riproporre la propria cultura politica per essere ancorato a quel moderatismo (che non è moderazione) e adagiarsi a destra come a sinistra nel continuare comunque a vivacchiare politicamente.

 

Gli esempi concreti, da questo punto di vista, non mancano anche nelle vicende degli ultimi giorni. Ma sino a quando potrà continuare questa sorta di giochetto politico?Continuerà sino a quando con un gesto di coraggio il centro non saprà reincarnare e reinventare una proposta politica seria, reale, sociale, legata ai problemi concreti della società italiana del Terzo millennio.

 

Ed allora, il dilemma degli ultimi trent’anni è proprio qui: riaffermare quel primato della politica che non significa primato del potere, anzi! Primato della politica, e non del potere, che vuol dire innanzitutto farsi carico dei problemi quotidiani della gente comune. Perché inevitabilmente la soluzione dei problemi attuali passa per decisione politica e non per altro.

 

Gli sforzi generosi degli ultimi tempi meritano attenzione, ma anche qualche perplessità soprattutto in ragione del fatto che non sono pochi gli illusi che credono ancora in una sorta di partito unico dei cattolici come strumento di potere. La verità è, invece, un’altra: il potere è uno strumento, “anche il partito è uno strumento” (diceva Zaccagnini) e “lo strumento si nobilita in base al fine che si vuole raggiungere”.

Occorre certo un equilibrio in ordine a strategie da mettere in campo; ma occorre soprattutto lasciare alle proprie spalle l’illusione democristiana del contenitore politico.

La strada maestra è quella del popolarismo sturziano, ossia del partito che non ha la pretesa di rappresentare nel suo complesso la società italiana, ma che si fa carico delle esigenze e dei bisogni dei più indifesi, delle minoranze, di coloro che, proprio per essere minoranza, non possono far sentire politicamente la propria voce.

 

Al di là di sigle, di simboli e di modelli dei quali l’Italia dei cattolici è piena negli ultimi sei lustri, vi è una sola strada sulla quale incamminarsi: quella del popolarismo che racchiude in sé valori, sentimenti, ideali che appartengono al popolo.

 

Non più politica come potere, ma primato della politica!