IL PRIMO GOVERNO DI DESTRA DEL SECONDO DOPOGUERRA. COSA ASPETTARSI? LA “LETTERA” DI COTTA.

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“Che cosa è la Lettera quindicinale?”. Dice Maurizio Cotta a proposito della sua proposta di comunicazione: “Molto semplicemente lo sguardo, sperabilmente abbastanza oggettivo, di un osservatore su realtà politiche che gli pare debbano essere seguite con attenzione. Buona lettura!”.

Della Lettera pubblichiamo, con il consenso dell’autore,  lo stralcio della prima parte (Numero zero, ottobre 2022).

 

Maurizio Cotta

 

Non è ovviamente privo di interesse (e magari di preoccupazione) osservare il formarsi e poi i primi passi del governo che sarà guidato e dominato da quello che generalmente si considera il partito più a destra (sul punto però qualche ulteriore riflessione sarà necessaria) del sistema politico italiano. Certamente un inedito nella storia repubblicana.

 

Per il momento, a governo non ancora formato, più che di valutazioni è tempo di domande. E queste riguardano, in generale, come il futuro governo saprà affrontare i nodi critici che si pongono in questo momento per l’Italia (e l’Europa in generale), ma anche più specificamente che cosa potrebbe voler dire (e in quali campi) un governo guidato dalla destra.

 

Per semplificare potremmo delineare una scala di livelli di libertà di scelta per il nuovo governo. Le questioni di politica internazionale “calda”, dunque la guerra in Ucraina, sono quelle nelle quali il governo avrà il minore margine di manovra. Se le cose continuano così, sul campo e nelle sedi decisionali occidentali, sarebbe assai difficile per il nuovo governo spostarsi da un chiaro “allineamento euro-atlantico” e, nonostante le sbavature dei suoi alleati, Meloni ha già espresso con tutta chiarezza questa posizione (d’altra parte il suo alleato principale sulla scena europea, il PIS al governo in Polonia, è fermissimo su questa linea).

 

Sui temi europei cruciali quali il PNRR e la disciplina di bilancio i margini di libertà sono solo lievemente maggiori, ma anche qui non ci dobbiamo aspettare grandi movimenti perché i rischi per l’Italia sarebbero troppo consistenti. Su altre politiche europee ci sarebbe in teoria maggiore spazio di autonomia, ma nei fatti il governo Meloni dovrà faticare a ottenere ascolto a Bruxelles perché non potrà certo vantare il prestigio che Draghi aveva presso Francia e Germania e il suo partito di riferimento a livello europeo (i Conservatori) non ha certo il peso del PPE, dei Socialisti o del Renew Europe. Su alcune questioni non decisive potrebbe far comodo, ad uso interno, al governo presentarsi come il difensore intransigente degli interessi nazionali additando Bruxelles come il “nemico”….. ma con cautela.

 

Se ci spostiamo verso politiche più decisamente nazionali si aprono, almeno in teoria, per il governo maggiori spazi di scelta. In alcuni di questi ambiti i partiti della coalizione hanno espresso proposte- bandiera assai nette: pensiamo alla richiesta della Lega di abolire “la Fornero” o di introdurre la

 

cosiddetta flat tax (che proprio flat non è..), di Forza Italia di aumentare le pensioni minime, o il forte controllo dell’emigrazione e l’elezione diretta del Capo dello Stato proposti da Fratelli d’Italia ma anche dagli altri partiti. É presumibile che su alcuni di questi temi i partiti del nuovo governo vogliano prendere iniziative anche per accontentare il loro elettorato più identitario. Naturalmente alcune di queste richieste (in specie in materia fiscale e pensionistica) andrebbero ad incidere anche pesantemente sugli equilibri di bilancio e per questa via si ricollegano ai vincoli europei (a meno che non si tagli decisamente da altre parti). Gli spazi di manovra potrebbero essere nei fatti piuttosto limitati. Tanto più che contemporaneamente il governo dovrà provvedere alle urgenze prodotte dai costi dell’energia e dall’inflazione.

 

Più libertà d’azione il governo lo avrà invece su questioni che non toccano i bilanci e hanno valenza simbolica. Un esempio ovvio potrebbe essere una mossa sul “presidenzialismo” o, per esser più precisi, sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica (le due cose non sono proprio la stessa). Senza entrare qui sul significato vero di una misura del genere, si può facilmente rimarcare che questo tema potrebbe offrire il destro alle opposizioni di condurre una vigorosa campagna contro il governo evocando i pericoli (fondati o infondati che siano) di una deriva autoritaria del governo, anche richiamando le radici lontane del suo partito maggiore, e renderebbe difficile perseguire la strada di una approvazione a larga maggioranza della riforma costituzionale. Ma le riforme a maggioranza semplice non sono state in passato molto fortunate….

Interrogativi importanti riguardano anche la qualità della classe dirigente che Fratelli d’Italia, per la prima volta in prima fila nel governo, saprà metter in campo. Ricordando sempre che in UE i ministri nazionali sono anche costantemente impegnati sulla non facile scena europea.

 

Le domande sono dunque non poche e richiederanno una osservazione attenta dell’azione del governo, senza trascurare i comportamenti delle opposizioni che per un po’ saranno in cerca di nuovi equilibri.

 

 

 

Maurizio Cotta è professore emerito di scienza politica nell’università di Siena. Le sue ricerche si sono concentrate sullo studio delle elite politiche, delle istituzioni di governo e del sistema politico dell’Unione Europea. Sta scrivendo il libro “EU in turbulent times”.