Il profeta del nuovo personalismo. Nella concezione lapiriana risplende l’intuizione di uno Stato a misura della libertà e della giustizia umana.

Non possiamo irrigidire l’esperienza di La Pira nelle formule del cattolicesimo politico tradizionale. È stato un innovatore che ha saputo conservare l’essenziale del messaggio cristiano “mediato” nell’impegno pubblico.

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Non possiamo irrigidire l’esperienza di La Pira nelle formule del cattolicesimo politico tradizionale. È stato un innovatore che ha saputo conservare l’essenziale del messaggio cristiano “mediato” nell’impegno pubblico. L’autore, docente all’Università Lateranense, traccia una linea di continuità con Emmanuel Mounier, tanto da evidenziare il carattere unitario – al di là e al di qua delle Alpi – di una proposta di democrazia “non borghese” fiorita nel cuore del Novecento.

 

La caratteristica del contributo dei cattolici alla rinascita della democrazia in Italia è emblematicamente rappresentata dalla vicenda politica di Giorgio La Pira. Tre sono le linee fondamentali di questo contributo: centraità della persona; pluralismo politico e sociale; affidamento allo Stato di un ruolo fondamentale nel superare le diseguaglianze sociali. Si tratta di tematiche che riassumono una lunga tradizione di pensiero politico che da Rosmini fino a Sturzo hanno trovato un punto di sintesi nei grandi messaggi degli anni di guerra di Pio XII, forieri degli sviluppi successivi anche in termini propriamente politici.

Queste linee di pensiero in qualche modo sono state recepite dalla Costituzione repubblicana alla quale La Pira diede un contributo basilare con l’emergenza del valore della politica. Tuttavia la prima dimensione della sua esperienza politica è collegata, secondo me, al rapporto profondo tra valori, politica e storia, con un altrettanto forte richiamo alla radice religiosa della politica, alla sua finalizazione del bene dell’uomo nella sua totalità, intesa anche come contemplazione e preghiera, votate a realizzare l’uomo nella sua più profonda dimensione. E quando parla di “architettura dello stato democratico”, La Pira non intende uno Stato clericale, ma intende che i valori evangelici sono di per se stessi il fondamento di una compiuta democrazia al servizio della persona.

Va comunque detto che tali valori religiosi non devono essere appariscenti ma implicitamente concreti nell’azione politica, perché è il cristiano che deve  renderli espliciti con la sua azione e il suo esempio. Quanta attualità di fronte a queste parole ci sovviene allorché la politica oggi sembra avvolgersi su se stessa di fronte alle sfide etiche, mentre i bisogni degli uomini restano esclusivamente “umani”, pur non restando esclusivamente materialisti. Secondo La Pira i veri materialisti sono i cristiani stessi che non diffidano della materia e non hanno timore del corpo, prestano invece a ciò la dovuta attenzione perché, del resto come ricorda il Vangelo, ”dar da mangiare agli affamati” non significa appiattire l’uomo sul bisogno fisiologico dell’alimentazione, ma compiere una atto di misericordia spirituale dal momento che lo Spirito Santo passa anche attraverso i bisogni umani da soddisfare.

La Pira ricorda in una famosa lettera a Pio XII che il politico che si impegna su questo terreno realizza il livello più elevato della sua vocazione al servizio della persona e di Dio. Per questo motivo le istituzioni ritrovano nella sua concezione politica tutta la loro importanza, la passione  tesa a gettare le basi prima nell’elaborazione della Carta costituzionale e poi nel suo servizio come Sindaco di Firenze. Creare la “casa comune” non rientra per lui in un opera seppur egregia di ingegneria costituzionale, ma vuol dire creare le premesse perché la convivenza civile possa realizzarsi nel modo più efficace. Quando la politica indica regole non esprime solo “leggi”, che sovente sono simulacri solitari, ma innerva in modo positivo il tessuto della convivenza civile, perché offre alle relazioni umane regole sicure e condivise come punti di riferimento per costruire una società giusta. Le strutture “esteriori” devono essere piegate al servizio dei valori che esprimono all’interno della coscienza dell’uomo le sue vere ragioni, tali cioè da  renderlo persona unica, irripetibile e inviolabile. Il bagaglio culturale di Giorgio La Pira evidenziava il carisma specifico dei Figli del Santo Padre Domenico, Ordine religioso nel quale entrò come Terziario “donato” e che non consiste nella sequela di un santo, bensì nella vivificazione di un ideale secondo il motto dell’Ordine “Contemplata aliis tradere”.

Non deve apparire strano quindi il modo con cui egli seppe con umile e disarmato atteggiamento impensierire anche gli alti dignitari dell’allora gerarchia ecclesiastica e turbare le certezze dei grandi della terra. La capacità profetica di La Pira non consisteva nel predire il futuro, ma nell’aver ricevuto il dono del discernimento che è proprio delle grandi vocazioni come quella domenicana. È lo Spirito santo a suggerire al profeta il modo adatto e opportuno di trasferire i valori cristiani alle esigenze della storia vigente, ma il profeta è anche apportatore di grandi novità. Il suo sguardo di studioso era sovente rivolto al passato, benché il suo animo guardasse sempre al futuro, infondendo la mai perduta speranza; ecco perché ancor oggi diciamo che fu un “profeta” con un carisma autentico che si adatta alla complessità semplice dello spirito evangelico dell’Ordine Domenicano.

Guardiamo all’orizzonte sovranazionale. Emmanuel Mounier (1905-1950) aveva anticipato quanto i cattolici democratici avrebbero realizzato nella costituzione italiana, perché aveva caratterizzato il percorso democratico secondo alcuni punti fissi: riteneva indispensabile operare la creazione di una rappresentanza diversificata e reale dei cittadini da realizzarsi attraverso una coscienza dell’interesse comune. Tale coscienza, che laicamente definiamo in scienza politica come “cultura civica”, doveva concorrere al servizio della persona che poteva così opporsi al culto indiscusso del leader a detrimento delle identità.

Il personalismo che La Pira rielabora e propone nei suoi contributi alla Costituente consiste in una operatività rinnovata del cristianesimo, lontano dal clericalismo ottocentesco e tuttavia antitetico all’agnosticismo pragmatico che porta alla dittatura del relativismo, sclerotizza il panorama politico, inaridisce la proposta politica dei partiti, senza i quali una vera democrazia non può funzionare. Quello che colpiva La Pira nel personalismo mouneriano era l’opposizione al disordine costituito, incarnato dalla falsità della democrazia borghese che non rende possibile radicare la giustizia sociale perché incapace di esprimere un alternativa al valore antipersona del capitalismo consumistico e inventando un “diritto” di proprietà assolutamente astratto, ingiusto e avverso alla dignità della persona.

La libertà è la disposizione della volontà ad attuare equilibri tra atti interni ed esterni dell’uomo ed è ciò che gli inglesi definiscono “freedom”, indicando la libera esperienza morale; la dignità della persona umana nasce dal rispetto dei valori valutati dalla ragione e dal sentimento con l’espressione delle virtù, come equilibrio tra indole ed atti, per cui la legge diventa ordine della convivenza, per realizzare il bene quale perfezionamento delle virtù attraverso la ragione.

La volontarietà che implica sempre l’assenza dell’ignoranza manifesta come ancora oggi non abbia funzionato la cosiddetta “opzione fondamentale”, perché attribuisce valore solo a ciò che si vuole, mentre sussiste già un implicito indirizzo al bene morale, attraverso la ragione pratica che conduce alle azioni. Il personalismo di Mounier che La Pira incontra negli anni ’40 scopre e valorizza l’uomo come soggetto, attento al pericolo sempre latente di identificare il mezzo col fine, eliminando ogni possibile mediazione con esiti tradizionalistici estremi.

La Pira coglie nel personalismo l’avversione alla mediocrità, al compromesso spicciolo e soprattutto all’egoismo rappresentato dalla borghesia, mentre rafforzava l’idea di persona nella quale Mounier quanto La Pira avvertivano il respiro dell’eternità vittoriosa sul tempo e sulla storia.

In questo senso l’attualità di La Pira rappresenta ancor oggi il lucido tentativo di recuperare e saldare, superandola, la tradizione individualistica dei diritti dell’uomo senza cedere alla suggestione collettivistica, evitando perciò di isolare le liberta tra di loro. E questo sforzo ha condotto nella Costituzione italiana al riuscito collegamento etico di tutte le libertà, non limitandosi a riconoscerle, bensì unendole all’insegna dell’eminente libertà dell’uomo,mperché uno stato democratico ha il compito di ordinarsi in tal modo da agevolare il libero sviluppo interiore ed esteriore della persona.

Di conseguenza la comunità nazionale non è un assoluto ma fa parte organicamente della comunità internazionale che immunizza ogni tentativo sovranista e ogni tentazione di ricorrere alla violenza per risolvere le controversie. L’attualità dell’opera di La Pira emerge nella costruzione della pace per cui il naturale referente non è neanche più lo Stato, semmai il tentativo di recuperare il senso profondo della civiltà umana e il valore etico e spirituale della comunità civile, perché soltanto dall’incontro tra ”civilitas” e “civitas” si potrà pervenire ad un mondo di giustizia e di pace in nuovi rapporti di solidarietà tra gli uomini. L’obiettivo è costruire la pace operando sul piano della formazione delle coscienze, ma anche delle istituzioni in cui la politica si svolge, attraverso la pratica della giustizia nata dalla fraternità.