Il Putinismo o l’Autoriforma del capitalismo. Ovvero: la fine o il futuro delle Democrazie.

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Mai come oggi si avverte la necessità di una dirigenza Politica che “guidi” il Popolo. Guidare non è né semplicemente comandare, né seguire gli umori. Ci servono “statisti”. Non commedianti. L’impegno dei cattolici democratici è essenziale.

Speriamo di non essere costretti a vergognarci per la “postura” del nostro Paese difronte alla sfida lanciata da Putin e a tutto ciò che essa comporta per le Democrazie e per l’Europa. Il Premier Draghi ed il Presidente Mattarella hanno tracciato da tempo una linea chiara, convincente, dignitosa e autorevole. Ma il “ventre molle” della maggioranza la mette in discussione ogni giorno.

Si può comprendere che una parte del popolo fatIchi a considerare la vera portata di ciò che sta accadendo in Ucraina e sia spaventato – comprensibilmente – dagli effetti che la guerra produce dentro le nostre comunità già provate dalle difficoltà di questi ultimi anni. Ma ciò non è ammesso da parte della classe dirigente politica. Meno che meno se sta al governo. Altrimenti è l’intero Paese che rischia di diventare un “ventre molle” in Europa e in Occidente.

E ciò sarebbe, in effetti, motivo di “vergogna”.

Mai come oggi si avverte la necessità di una dirigenza Politica che “guidi” il Popolo. Guidare non è né semplicemente comandare, né seguire gli umori. È prendere per mano il Popolo ed accompagnarlo sulla giusta via. È guardare “oltre”. Scrutare i segni lungo il sentiero avvolto nella nebbia. Ci servono “statisti”. Non commedianti.

La “Pace” è un valore che avverto come coessenziale alla mia formazione e alla mia coscienza di persona, di cristiano e di cattolico-democratico. Vedere questo valore supremo immiserito nel dibattito politico e parlamentare di questi giorni ed usato per coprire il vuoto di coraggio, di visione e di consapevolezza – quando non anche per mascherare una subdola ed interessata simpatia verso Putin, la sua strategia e la sua guerra – mi provoca, appunto, un sentimento di vergogna.

Evidentemente non erano fantasie campate in aria le notizie che da tempo circolavano a proposito di una sistematica infiltrazione del “putinismo” in molti ambienti politici europei ed italiani ed in particolare in quelli più impegnati nella delegittimazione della democrazia rappresentativa di ispirazione liberale. Questa infiltrazione – dobbiamo però esserne consapevoli – ha trovato terreno fertile per tre motivi.

Il primo. Si è rivolta ad ambienti politici ed a settori della pubblica opinione (tutto da analizzare, in tal senso, il legame con le pulsioni No Vax) che hanno smarrito – se mai lo avevano – ogni riferimento valoriale e culturale alle “radici della democrazia”, al loro “senso” comunitario, al dovere civile della responsabilità e della solidarietà. 

Il secondo. Si è accompagnata ad un momento di grande debolezza dell’Europa. Le misure eccezionali del PNNR, adottate dopo la Pandemia, non hanno superato gli effetti di anni ed anni di incertezza e di immobilismo nella costruzione di una Unione Europea sufficientemente solida, condivisa e coraggiosa.

Il terzo. È avvenuta in un momento di crisi strutturale dell’Occidente democratico, alle prese con gli inediti processi di disuguaglianza e di impoverimento dei ceti medi dovuta ad un “non governo” della globalizzazione.

La penetrazione putinista in Europa ha sfruttato la caduta del “carisma” della democrazia. Lo scambio “libertà” contro “sicurezza economica” (tutta da dimostrare) sta facendo proseliti presso una parte significativa del nostro popolo, che vede ogni giorno peggiorare le proprie condizioni di vita.

La ancora insufficiente capacità del sistema capitalistico di evolvere su rotte di autoriforma orientate a maggiore equità e sostenibilità – dentro i Paesi Occidentali e a livello globale – aiuta questa deriva. Se – accanto alla doverosa vicinanza politica, umanitaria e militare all’Ucraina – l’Europa e l’Occidente non fanno i conti con queste dinamiche, Putin potrà anche perdere forse – in larga parte – la sua guerra contro Kiev, ma vincerà – assieme agli altri regimi autocratici – quella della leadership globale ed avrà il consenso di una parte non secondaria della nostra stessa pubblica opinione.

La posta in gioco è il futuro della Democrazia.

A me pare questa la vera sfida politica di questo nostro tempo. Ed è attorno a questa sfida epocale che gli eredi del cattolicesimo democratico italiano possono e devono dare il loro contributo.