Il Quirinale e il costume politico. L’opinione di Merlo.

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Stiamo assistendo a uno spettacolo poco decoroso. Sembra che prevalga su tutto un istinto che volge inevitabilmente al trasformismo. Siamo, dunque, ad uno snodo. O l’elezione del Capo dello Stato assume la giusta solennità, quel garbo e quella serietà che merita da parte della politica e dei suoi attori essendo la più alta carica dello Stato, oppure il potenziale cambio di sistema elettorale, con il passaggio alla elezione diretta, non potrà che essere preso in seria considerazione.

Noi sappiamo, ormai da svariati decenni, che la corsa per l’elezione del Presidente della Repubblica è un grande evento politico ma che è diventato, sempre di più, anche un fatto di costume politico. Cioè intere paginate di giornale – e adesso anche nei vari talk televisivi – dedicate alle trame, ai tranelli, alle ambizioni personali e alle potenziali alleanze che possono emergere dopo l’elezione da parte dei cosiddetti “grandi elettori” del Presidente della Repubblica. 

Per carità, un iter che esiste da tempo e che ormai quasi non è più una novità. Però c’è una differenza, e anche profonda, rispetto ad un passato anche solo recente. E cioè, mentre un tempo esistevano i partiti, i grandi partiti popolari e non solo quelli e, accanto ai partiti, anche i leader che guidavano ed affollavano questi soggetti politici, ora il panorama è cambiato quasi radicalmente. Ovvero, partiti simili a cartelli elettorali, leader che al primo snodo difficile e complesso vanno in difficoltà, numero di peones – cioè di parlamentari eletti per caso e destinati, quasi scientificamente, a non ritornare più nei palazzi del potere – sempre maggiore ed esposti al vento della instabilità e della precarietà degli attuali equilibri politici e, infine e soprattutto, partiti e capi partito che non controllano più i rispettivi gruppi parlamentari.

Ecco perchè questa elezione – e quella del prossimo gennaio in particolare – è diventata più un elemento di colore politico che non un fatto politico di straordinaria importanza. È anche solo sufficiente osservare silenziosamente come viene gestita e affrontata dai grandi organi di informazione per rendersene conto. Sembra solo e soltanto una somma di trame infinite e di tranelli quotidiani conditi con un intramontabile trasformismo parlamentare accompagnato da un ceto politico radicalmente squalificato e alla ricerca – come nei fatti risulta, purtroppo – dell’unico elemento che li interessa: ovvero, come conservare il più a lungo possibile lo stipendio mensile.

Ed è proprio di fronte a questo quadro che può nascere una comprensibile reazione. E mi riferisco a tutti coloro che perseguono, da anni, l’obiettivo di una radicale riforma per l’elezione del Presidente della Repubblica. Cioè una elezione disciplinata dal sistema presidenziale. Una strada, quindi, che eviterebbe questo spettacolo, sempre più degradante, a cui assistiamo ormai da mesi anche questa volta.

Siamo, dunque, ad uno snodo. O l’elezione del Capo dello Stato assume quella solennità, quel garbo e quella serietà che merita da parte della politica e dei suoi attori essendo la più alta carica dello Stato oppure il potenziale cambio di sistema elettorale non potrà che essere preso in seria considerazione prima o poi. Ancora una volta dipende tutto e soltanto della politica. Speriamo che le scorie del populismo grillino, al riguardo, siano giunte al capolinea e possa ritornare, almeno un po’ alla volta e progressivamente, la credibilità e la nobiltà della politica. Per il bene della politica italiana ma, soprattutto, per la credibilità delle nostre istituzioni democratiche.