Il rapporto tra Marcora e De Mita. Dall’Archivio, unico e prezioso, di Giovanni Di Capua: uno squarcio sulla storia della Base.

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La testimonianza rientra nella straordinaria opera di divulgazione operata dal giornalista, saggista ed editore scomparso qualche mese prima di De Mita, con il quale strinse per molti anni un sodalizio intellettuale e politico all’interno della Dc. Il link posto a fine pagina consente di accedere al testo di Di Capua.

Ha ragione chi dice che le carte parlano, e lo fanno in coincidenza inaspettata con alcuni significativi eventi contemporanei. Questo è ciò che ho pensato nel ritrovare casualmente nel mio archivio una “testimonianza” (2009) di Giovanni Di Capua dal titolo “Il rapporto fra Marcora e De Mita”. Di Capua aveva presentato questo testo durante il Convegno del febbraio 2009 promosso dall’Istituto Sturzo e dal Centro Studi Giovanni Marcora; non credo che siano stati pubblicati gli Atti di quel Convegno e comunque la singolare coincidenza della scomparsa di Giovanni di Capua (1930) e di Ciriaco De Mita (1928) a soli quattro mesi l’uno dall’altro, ben trentanove anni dopo la malattia e quaranta  dopo la scomparsa di Giovanni Albertino Marcora (n.1922), non può passare inosservata a chi conosca la storia della Dc e della sua “sinistra di Base” in particolare. Certo, per il grande pubblico le figure sia di Marcora che di De Mita appaiono di prima grandezza nella storia dell’Italia repubblicana, a differenza di quella del Di Capua noto solo agli addetti ai lavori ed ai militanti soprattutto della DC. Eppure, gran parte della diffusione delle idee della corrente basista e delle attività politiche e ministeriali di De Mita e di Marcora, almeno fino ai primi anni ’80, si deve alla gigantesca opera di divulgazione operata da Giovanni di Capua, giornalista, saggista, editore.

Ho avuto la fortuna di conoscere bene tutti e tre i personaggi, ma sarebbe pretenzioso e forse inutile, che io scrivessi ora su De Mita o su Marcora: più utile per tutti risulterà certo leggere la “testimonianza” sui due amici, scritta nel 2009 da Di Capua. Su quest’ultimo, del quale neppure la morte avvenuta a fine gennaio di quest’anno ha avuto risonanza mediatica, con l’eccezione di una commemorazione fatta dall’Ospedale sant’Anna di Como, Ospedale sul quale Di Capua aveva pubblicato anni fa uno dei suoi innumerevoli volumi, voglio invece aggiungere alcune righe, e non sulla sua persona e la sua vita, ma sulle sue opere ed i suoi lasciti.

Immaginate l’intera raccolta dell’Agenzia Radar, della rivista Appunti, delle Edizioni Ebe, l’archivio su più di 40.000 soggetti biografici riguardanti personalità della cultura, della politica, dei movimenti sindacali e sociali, composto di manoscritti, dattiloscritti, manifesti, fotografie; una fototeca con molte migliaia di foto d’agenzia, diapositive, videocassette. Questo è solo l’aperitivo di una straordinaria, unica, preziosissima raccolta di documenti e volumi riguardanti la storia dell’Italia repubblicana, dalle origini ad oggi, con i suoi movimenti politici, le Istituzioni, gli uomini e le donne che si sono susseguiti nella vita parlamentare e di governo. 

Giovanni di Capua ha dedicato la sua vita, dopo aver scritto e pubblicato migliaia di articoli e volumi, a raccogliere, catalogare, sistemare e conservare tutto quanto sopra descritto, insieme a più di 90.000 volumi e 320 collezioni complete di quotidiani e periodici, in un ex convento di Tarquinia da lui appositamente acquistato. Questo immenso e prezioso “bene culturale” già nel 2003 dichiarato archivio di notevole interesse storico e pertanto sottoposto a vincolo, è bisognoso di protezione, cura e valorizzazione, soprattutto dopo la recente morte di Giovanni Di Capua. Non possono andare disperse raccolte essenziali per la ricostruzione storica della vita politica, culturale e sociale italiana, alcune certamente uniche, quali il Fondo Presidenti del Senato (246 faldoni), Presidenti della Camera (119 faldoni), Presidenti della Repubblica (30 faldoni), Fondo Aldo Moro, Fondo Ciriaco De Mita, Fondo correnti democristiane, e così via. 

Per leggere il testo di Di Capua

IL RAPPORTO FRA MARCORA E DE MITA_