Il seme

Chi ha il coraggio di cominciare traccia un cammino, dispensando il seme dell’esempio.

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Buon senso comune, logica e teorie sull’evoluzione della specie sembrano aver chiarito il dilemma più antico del mondo: salvo ulteriori smentite pare che l’uovo sia venuto al mondo prima della gallina.

Questo dovrebbe rasserenare i ficcanaso che invece di accontentarsi delle evidenze naturali e guardare oltre, ad esempio lasciar tranquille le galline mentre fanno l’uovo, cercano di problematizzare ogni aspetto della realtà.

Ovviamente quel dubbio è tautologico, sembra fatto apposta per evidenziare l’inconcludenza di chi vuole cimentarsi nella risoluzione di un quesito in fondo ininfluente: coesistendo pacificamente prodotto e produttore il ciclo della vita rivela un’armonia di fondo, che esiste e si rinnova.

In pratica domanda e risposta si annullano a vicenda, è vero infatti che ogni genere di vita prende forma dalla fecondazione di un seme e questa metafora ben si adatta anche alle cose spirituali, ai comportamenti umani, alla genesi delle teorie di ogni tipo.

Depositando una parola prende avvio un discorso, generando un’idea si produce il pensiero, realizzando un’azione si materializzano degli esempi.

Il senso della storia si spiega così: prima si fa una cosa e poi – di riflesso, per reazione, per coerenza, per contrasto – se ne concatenano molte altre successive.

Una meditazione può ispirare una preghiera, un incontro un sentimento, una scoperta empirica una conquista estensibile altrove per tempi e per luoghi.

Tutto prende corpo e sembianze da una cosa piccola che diventa grande, cresce, si sviluppa perché contiene in sé la spiegazione della propria particolare e unica identità.

Se, di fronte a certi fatti ed evidenze,  ci domandiamo ad esempio perchè il mondo va alla rovescia, perché ci sono ingiustizie e violenze, invidie e cattiverie a farla da padrone, la seguente risposta- ancorché semplificativa e ingenua- potrebbe essere non molto distante dalla realtà: “perbacco, certamente perché noi stessi depositiamo in questo mondo una semenza più imparentata con il male che con il bene”.

L’evidenza sarebbe palese e senza argomenti per altre divagazioni tematiche.

Dico “sarebbe” perché ho ben presente la realtà: la dietrologia e la retorica cercano spiegazioni altrove, attenuanti, compensazioni, divergenze.

Si dice: sono le derive sociali, ad esempio, che trascinano i nostri comportamenti e per la legge dei grandi numeri chi rema contro può far la fine di Don Chisciotte nell’impari lotta contro i mulini a vento.

Accettando questa spiegazione neghiamo l’essenza stessa della teoria generativa, leviamo alla nostra mente e al nostro cuore la facoltà e perciò anche la possibilità di essere i protagonisti di un’inversione di tendenza: quella che parte da noi, dalla nostra volontà e dal nostro esempio, che ci permette di ragionare con la nostra testa e di maturare dei convincimenti personali.
In che cosa consiste infatti la grandezza delle persone che nella loro vita hanno cercato deliberatamente di far del bene, fino a diventare icone del bene stesso, simboli della generosità e della benevolenza verso il prossimo?

Sicuramente nell’aver maturato le proprie scelte originando da convincimenti interiori, da una sensibilità vocata alla comprensione e all’amore per il prossimo, non aspettando che altri indicassero la strada, senza indugiare nei condizionamenti dei cattivi esempi e senza tentennare verso scelte compromissorie e di ripiego.

Chi ha il coraggio di cominciare traccia un cammino, dispensando il seme dell’esempio.

Più del risultato conta la motivazione, l’impegno, la volontà, il desiderio: quella molla interiore che ti spinge verso una meta, che ti dà forza, tenacia, intensità  e che racchiude in sé il significato di una scelta, oltre la casualità degli eventi e le difficoltà della vita.