IL TERZO POLO E IL BARDO DI ASTERIX. LA LEZIONE DEL 25 SETTEMBRE. UNA CRITICA ALLA PROPOSTA DI CALENDA 

16361

L’operazione tutta ideologica di rappresentazione delle forze moderate e responsabili, veicolata attraverso la coalizione di liste fatta da Italia Viva-Azione (due forze politiche che nel nome vorrebbero rappresentare il “fare” nella politica) è stata letta dall’elettorato come una battaglia ideologica.

 

Mentre sulle tv seguo le conferenze stampa, mi viene in mente il Bardo di Asterix quando parla Calenda. Questa competizione elettorale ci insegna qualcosa, in modo netto e forse pure brutale, ma certamente chiaro: l’offerta politica dev’essere chiara e orientata ai contenuti e non ai posizionamenti politici delle forze politiche. 

 

Le forze politiche che hanno rappresentato i propri avversari come nemici sul piano ideologico assurgendo esse stesse come baluardo sono state “punite” dalle urne dal voto o ancor meglio dal “non-voto”. Significa che altri due milioni di persone non hanno trovato rappresentazione oppure non l’hanno neanche più cercata. 

 

L’operazione tutta ideologica di rappresentazione delle forze moderate e responsabili, veicolata attraverso la coalizione di liste fatta da Italia Viva-Azione (due forze politiche che nel nome vorrebbero rappresentare il “fare” nella politica) è stata letta dall’elettorato come andava letta: una battaglia ideologica, quasi un fronte di uomini probi, argine contro la marea avanzante (l’ignoto fa sempre paura), che andava rafforzato con il voto degli italiani. I quali, però non parlano e non intendono più questo linguaggio, come se ora noi pur comprendendo le parole usate da un poeta medioevale ne perdessimo inevitabilmente il senso perché non contemporaneo. 

 

Allo stesso modo, questa modalità di rappresentazione non ha parlato un linguaggio contemporaneo all’elettorato ma il suo “medioevale” della contrapposizione ideologica. Chi parla un linguaggio desueto è condannato all’indifferenza degli altri perché la sua contemporaneità non è più contemporanea e oltre ai naturali “aficionados” debba annoverare tra i suoi solo pochi curiosi o distratti passanti.  

 

Così la sperimentazione detta “Terzo Polo” nel pur lodevole tentativo di sparigliare una competizione a due già definita e giocare il ruolo del “terzo incomodo”, abbia di fatto giocato il ruolo di quello che non è mai entrato nella partita vera, nell’indifferenza degli elettori, che come spettatori sugli spalti hanno tifato e premiato il contendente che hanno ritenuto loro più vicino, non necessariamente quello che le ha “date di più” per restare nella metafora degli stadi. Un po’ tristemente come il bardo Assurancetourix della Serie Asterix, condannato a cantare il suo poema sull’albero, mentre a terra i Galli festeggiano l’ennesima vittoria sui Romani.