Il valore della famiglia. antidoto alla società liquida

Non ci può illudere che una famiglia infragilita e trascurata, senza adeguati sostegni pubblici, sia ininfluente rispetto al declino del Paese.

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Pubblichiamo il documento finale del convegno, Oggi famiglia, promosso da “I Liberi e Forti”, che ieri si è svolto ieri a Roma presso il piccolo auditorium Aldo Moro

Dialogo autentico e sereno – quello proposto da “I Liberi e Forti” – su un tema come la famiglia che suscita immediati contrasti. Oggi le sfide del tempo e della società ne sfigurano la consistenza morale e istituzionale, dato che il costume prevalente assume la logica del contratto a parametro di tutto, anche della famiglia. Sì tratta invece di ridare vigore a una riflessione politica sul giusto equilibrio tra posizioni estreme, tenendo presente anzitutto l’impalcatura ideale della norma costituzionale.

No al fondamentalismo, no al radicalismo etico: l’istanza corretta mira a restituire alla famiglia la sua funzione di “società naturale”, antecedente allo Stato, non manipolabile da vecchie e nuove ideologie “anti-umanistiche”.

Non ci può illudere che una famiglia infragilita e trascurata, senza adeguati sostegni pubblici, sia ininfluente rispetto al declino del Paese. In effetti vi contribuisce in maniera decisiva. Basti pensare ai problemi che scaturiscono dal cosiddetto “inverno demografico”.

Crediamo per questo che accanto alle diverse forme di convivenza, oggi riconosciute dalla legge, debba recuperare centralità il discorso sulla “famiglia generativa”, luogo di educazione, vita affettiva, solidarietà e responsabilità. Il riconoscimento di unioni diverse non può significare cancellazione o fraintendimento del significato e del valore della famiglia incardinata sul matrimonio tra un uomo e una donna, dunque per sua natura aperta alla vita.

Un’antropologia che supera la distinzione di genere, supponendo che il genere appartenga al confronto dell’individuo attorno alla propria identità, trasforma l’uomo in solo “spirito e volontà”, a prescindere dalla sua sessualità (tendenzialmente contesa). Chiaramente la famiglia diventa, così, una formazione astratta, sottomessa all’imprevedibilità delle circostanze, del gusto e persino degli interessi, quindi calco o premessa della ”società liquida”.

Una politica solidarista, volta a congiungere libertà e giustizia, mentre rifiuta il liberismo economico non può non rifiutare, in pari tempo, il liberismo etico. Ecco l’esigenza di un dialogo più esigente tra posizioni che muovono da comuni aspettative solidariste, perché la dimensione etica impone la ricerca e la conquista del “filo rosso” di un nuovo umanesimo sociale. Se cade questa preoccupazione, bisognosa di umiltà e rispetto reciproco, lo spirito di convergenza delle culture politiche popolari si consuma rapidamente nella combinazione di approcci episodici, senza respiro strategico.

Siamo indisponibili, perché ne ravvisiamo l’errore, a consegnare i valori della famiglia alla logica degli opposti fondamentalismi. Rifiutiamo le strumentalizzazioni della destra, ma non ci rassegniamo nemmeno alla curva della banalizzazione etica di una certa sinistra post-ideologica (fino ad essere post-morale). Vogliamo farci guidare, in realtà, da un sano principio che Aldo Moro traduceva nella cultura e nella politica del confronto. Ripartiamo da qui, con scrupolo e pazienza, fiduciosi nell’opera di rinnovamento della nostra struttura di convivenza umana e civile.