Imprevedibilità

Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio

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Carissimi,
dovrei parlare del Papa e della sua preghiera nella grande piazza vuota, a San Pietro, davanti al Crocifisso ligneo miracoloso, sotto una pioggia leggera e insistente. Uno spettacolo immenso! In effetti ha colpito tutti, credenti e non credenti, l’implorazione così umile e forte di Francesco, nei giorni della tempesta, al Signore che non abbandona, come sulla barca squassata dalle onde non aveva abbandonato i discepoli impauriti.

Potrei aggiungere altro? Penso proprio di no. Abbiamo fiducia anche in queste giornate di preoccupazione e smarrimento. E non rinunciamo alla fortezza di figli della Redenzione, con la gioia che nasce dalla speranza contro ogni speranza, di cui ancora e sempre dobbiamo rendere conto al mondo.

Oggi la Chiesa festeggia Marco, Vescovo di Aretusa, l’odierna città siriana di Er Rastan. In verità solo tardivamente è asceso all’onore degli altari. Lo inseguì a lungo, durante la sua esistenza terrena, l’ombra del sospetto per una qualche cedevolezza agli eretici del tempo: i seguaci di Ario. Poi fu tenace, però, nella difesa dei cristiani contro Giuliano l’Apostata, il giovane imperatore che non disdegnava la spada per imporre il ripristino dei culti pagani.

Marco, per la sua testimonianza di fede, fu iscritto ben presto nei menologi e nei sinassari bizantini, mentre ancora il nostro insigne Card. Cesare Baronio, revisore nel Cinquecento del Martyrologium Romanum, lo escludeva dall’elenco dei Santi. Ecco, al tempo dell’eretico Lutero non era facile beatificare un mediatore – possiamo definirlo così? – rispetto agli eretici ariani del IV secolo. Baronio evidentemente pensava all’ortodossia, magari stimando che fosse necessario esagerare un po’ in questa sua intransigenza ecclesiastica. Alla fine, nonostante il fumo dei sospetti addensato nei secoli, oggi Marco di Aretusa è indicato dalla Chiesa alla venerazione dei fedeli: i Bollandisti, come si legge nelle storie dei Santi, lo considerano un martire.

Questa è la vita e questa la storia, carissimi, entrambe ricche come si vede di incomprensioni e riscatti, perlopiù imprevedibili. Anche i Cardinali, insomma, possono prendere una toppa. A me disturba il mondo dei presuntuosi. Troppe sicurezze danno fastidio, all’occorrenza spingendoci dalla parte del torto. Allora, in questo tempo di Quaresima, v’invito a riflettere su un pensiero di William Shakespeare, che troverete in seconda pagina dell’Avvenire (gratuito sul web): “Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio”.

Buona Domenica!