In Colombia si va al ballottaggio tra due candidati alla presidenza della Repubblica che sembrano contendersi l’area progressista.

1845

Il voto colombiano si inserisce in un contesto di cambiamento che sta coinvolgendo l’intera America Latina e che ha visto qualche mese fa la vittoria in Perù di Pedro Castillo e in Cile del leader progressista Boric. Si attende, ad ottobre, la sfida in Brasile tra Bolsonaro e Lula.

Il primo turno delle elezioni presidenziali di domenica scorsa in Colombia ha confermato, con oltre il 40% del consensi, il vantaggio dell’esponente di sinistra Gustavo Petro, già dato per favorito da tutti i sondaggi. Ma la vera sorpresa è stata che al ballottaggio non arriverà il  candidato della destra filogovernativa Federico Gutierrez, bensì l’outsider Rodolfo Hernandez, forte del 28% dei consensi. 

Il risultato di ieri cambia gli scenari perché, se per molti era scontata la vittoria al ballottaggio della sinistra contro il candidato sostenuto dal presidente uscente Ivan Duque, diversa potrebbe essere la partita contro Hernandez, candidato antisistema, che ha incentrato tutta la campagna elettorale sulla denuncia della corruzione nel Paese e che negli slogan elettorali in parte si sovrappone a quelli di Petro.

Apparentemente potremmo dire, quindi, che il ballottaggio  del 19 giugno sarà tra due candidati di rottura e di cambiamento, ma a ben guardare non sembra essere così. Molti infatti vedono in Hernandez la vera opzione del presidente uscente Duque, ben consapevole dei giudizi negativi sul suo governo e dei limiti del suo candidato al primo turno, vale a dire Gutierrez. Non a caso quest’ultimo, subito dopo la chiusura dei seggi, ha annunciato l’appoggio a Hernandez per il ballottaggio preferendo così l’imprenditore 77enne, da molti definito il Trump della Colombia, all’esponente della sinistra.

Le presidenziali colombiane si inseriscono in un contesto di cambiamento che sta coinvolgendo l’intera America Latina e che ha visto qualche mese fa la vittoria in Perù di Pedro Castillo e in Cile del leader progressista Boric. Sul voto colombiano e sull’avversità al candidato di sinistra potrebbe pesare il giudizio fortemente negativo dei colombiani sul governo venezuelano di Maduro. 

In questi mesi non sono mancate le tensioni fra i due Paesi ai confini dovute anche alla numerosa emigrazione verso la Colombia e alle prese di posizione di Duque a sostegno dell’opposizione interna a Maduro in linea con le posizioni di Washington. E proprio per questo, parte della propaganda filogovernativa ha cercato di abbinare Petro a Maduro, costringendo il candidato di sinistra a prendere più volte le distanze da Maduro evidenziando come il suo modello di Stato e di economia sociale sia diametralmente opposto a quello venezuelano.

Il 19 giugno ci dirà se, alla serie di successi dei candidati progressisti, si aggiungerà un nuovo tassello, fermo restando che le maggiori attenzioni degli osservatori internazionali sono puntate sulla sfida brasiliana di ottobre tra Lula e Bolsonaro che inevitabilmente finirà per condizionare gli equilibri geopolitici del sudamerica.