In difesa del Ministro dell’Ambiente. Parlare del nucleare non può essere un tabù.

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È un errore dividere in buone o cattive, a priori, le fonti di energia. Lalternativa al petrolio o al carbone richiede lespressione di una concreta volontà politica. Sulla Germania grava la responsabilità dei ritardi nel campo di una coerente strategia per lambiente.


Il recente invito del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, ad andare oltre le ideologie nei confronti del nucleare civile di ultima generazione, appare quanto mai opportuno nel metodo e nella sostanza. La realt
à delle cose è molto diversa da una narrazione quasi manichea che divide le fonti denergia in buone e cattive. E il tema dellenergia ha delle implicazioni enormi che vanno al di là dellambito tecnico.

Un approccio sereno e senza preconcetti dovrebbe portarci a riconoscere che le energie rinnovabili danno sì un buon contributo in termini di indotto economico e soprattutto in termini di cambio di mentalità, di sensibilità ambientale ma allo stesso tempo esse coprono percentuali non decisive del fabbisogno energetico e non sempre con la continuità essenziale per assicurare la stabilità della rete elettrica. Ad esempio, nellinverno scorso, quando nella mitteleuropa le eccezionali nevicate, seguite da forti gelate e da prolungata assenza di vento, misero fuori uso nel contempo pannelli solari e pale eoliche, la rete elettrica europea rischiò il collasso.

Il tema dellenergia presenta altresì delle forti implicazioni geopolitiche. A tal punto che il controllo delle fonti di energia venne considerato dopo la seconda guerra mondiale una questione per la sicurezza mondiale, escludendo da tale mercato le nazioni non ritenute sufficiente affidabili.

Permane, dunque, una questione tedescaanche in campo energetico, rafforzata dal modo, non del tutto lineare e sbrigativo, con cui la classe dirigente tedesca, mise da parte uno statista come Helmut Kohl, fra i massimi rappresentanti della radicale svolta che la Germania seppe compiere rispetto al suo ingombrante passato, per riallacciare invece i legami di continuità con la tradizionale geopolitica della nazione. In tal modo la Germania negli ultimi trentanni ha riguadagnato legemonia in Europa per la sua solita via economica, e iniziato ad accarezzare lidea di poter esercitare un ruolo da potenza mondiale. Lasse mercantilistico (e non solo) con la Cina a questo da anni sta servendo.

Un disegno che trova negli Stati Uniti un ostacolo insormontabile almeno finché la Superpotenza mantiene il controllo del mercato del petrolio, trattato in dollari. Non potendo sostituire il dollaro come valuta mondiale, in taluni think tank si pensa di poter sostituire il petrolio come principale fonte denergia. È confronto geopolitico di primordine. Bene quindi ha fatto il ministro Cingolani, ragionando più da ministro degli Esteri che da ministro della Transizione, a riaprire il discorso sul nucleare in Italia, che ad oggi resta la fonte denergia migliore in alternativa alle fonti fossili.

Quanto al dibattito su altre alternative serieal petrolio, il vero problema, ridotto allessenziale, non è che manchino le tecnologie, manca la volontà politica di implementarle. Il nodo politico è “chiguida questo processo non il comesi producono le nuove energie. Appare chiaro che solo gli Stati Uniti possano assumerne la guida, e che occorra riconoscerlo senza tentennamenti. Il controllo americano sul mercato energetico del futuro costituisce nel contempo la garanzia di una dimensione globale per la transizione energetica, lantidoto ad ogni latente velleità revanscista da parte di chi non potrà mai ambire a guidare il mondo e un forte contrappeso allascesa della Cina.

LItalia, con le sue eccellenze mondiali nella ricerca scientifica e nelle tecnologie ha tutto linteresse a contribuire a un tale piano e ad evitare che le chiavi del mercato energetico del futuro possano finire in mani sbagliate.