Incontro vescovi e sindaci del Mediterraneo. Card. Betori: “Vorrei che restasse un patrimonio della città”.

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Alla vigilia dell’Incontro tra i vescovi e sindaci del Mediterraneo, il card. Betori “fa il punto” con il Sir sulla preparazione e le attese per l’evento, durante il quale Firenze diventerà per cinque giorni – dal 23 al 27 febbraio – la “capitale” del Mediterraneo, con la presenza di Papa Francesco nella giornata conclusiva.

  1. Michela Nicolais

“Vorrei che tutto ciò restasse un patrimonio anche per la città”. A rivelarlo al Sir, alla vigilia dell’incontro tra i vescovi e i sindaci del Mediterraneo, è il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, che non nasconde l’emozione per l’arrivo di Papa Francesco nella città di Giorgio La Pira, che per cinque giorni – dal 23 al 27 febbraio – diventerà la “capitale” del Mediterraneo. “Credo che, come fu per lo storico discorso del 2015 – la previsione – anche l’omelia di Papa Francesco a Santa Croce, e prima di essa il discorso che rivolgerà a Palazzo Vecchio ai vescovi e ai sindaci, sarà illuminante anche per il futuro delle nostre Chiese e dei nostri Paesi”.

 

Firenze si appresta a diventare per cinque giorni “capitale” del Mediterraneo. Come si sta preparando ad accogliere i delegati?

 

Abbiamo lavorato, e stiamo lavorando, su un triplice versante di impegno: organizzativo, spirituale e culturale. Per quanto riguarda l’aspetto organizzativo, è in atto una proficua collaborazione tra comunità ecclesiale e comunità civile, soprattutto con il Comune di Firenze, per preparare i due incontri che si svolgeranno in contemporanea: quello dei vescovi e quello dei sindaci, oltre naturalmente alla giornata conclusiva di domenica in cui accoglieremo il Santo Padre. 

Non è stato difficile, si tratta di una collaborazione che avevamo già collaudato in occasione del convegno ecclesiale della Chiesa italiana nel 2015: ancora una volta, abbiamo potuto fare affidamento sulla competenza e sulla dedizione dei nostri volontari. Per quanto riguarda la preparazione spirituale, cito come esempio solo gli ultimi incontri, a cui ho partecipato personalmente. La sera del 17 febbraio abbiamo fatto una veglia nella basilica di Santa Maria dell’Annunziata, rivolta in particolare ai giovani che hanno riempito la chiesa, nei limiti della capienza imposta dalle misure necessarie per l’emergenza sanitaria in corso. C’è stata una partecipazione molto intensa, che ha coinvolto tutti. 

La settimana scorsa, invece, abbiamo radunato tutte le realtà di ispirazione lapiriana presenti a Firenze: la rivista Argomenti 2000, grazie anche alla collaborazione della delegazione del Meic, ha prodotto un contributo qualificato sulla situazione del Mediterraneo, dal punto di vista storico, politico e religioso. Lo abbiamo inviato alla Cei come contributo previo al convegno.

 

Il Papa torna per la terza volta a Firenze, dove nel 2015 ha pronunciato uno storico discorso rivolto a tutta la Chiesa italiana. Quale significato assume la sua presenza oggi?

 

Io credo che il Santo Padre voglia mettersi sulla scia dell’intuizione di Giorgio La Pira sull’unità della famiglia umana, sottolineando il ruolo delle religioni abramitiche al servizio di questa unità e della pace. Ascolteremo cosa avrà da dirci, ma penso che il tema fondamentale sia l’appello alla fraternità, sulla scia della Fratelli tutti.

Credo che, come fu per lo storico discorso del 2015, anche l’omelia di Papa Francesco a Santa Croce, e prima di essa il discorso che rivolgerà a Palazzo Vecchio ai vescovi e ai sindaci, sarà illuminante anche per il futuro delle nostre Chiese e dei nostri Paesi.

 

Nella giornata di giovedì i delegati avranno la possibilità di entrare in contatto con cinque luoghi significativi della città. Se dovesse sintetizzare il “volto” della Chiesa fiorentina, quali parole userebbe?

 

I cinque luoghi di Firenze che i delegati visiteranno sono una sorta di “stazioni” in cui proporre ed entrare in contatto con il tessuto vivo della comunità ecclesiale fiorentina e la sua identità. La chiesa di Firenze è una chiesa che sa unire fede e arte, declinando la bellezza come espressione della fede; che vive di attenzione per i più poveri e marginali, attraverso la Caritas e le sue istituzioni caritative; che dialoga nella società con i credenti di tutte le fedi, attraverso un dialogo che si incarna in persone concrete, come dimostrano i due incontri dedicati a La Pira e ad altri testimoni della comunità fiorentina.

 

A Firenze, per la prima volta, vescovi e sindaci lavoreranno insieme allo stesso tavolo per confrontarsi sulla comune cittadinanza sulle sponde di quello che Giorgio La Pira definiva “il grande lago di Tiberiade”. Quali frutti si augura per questo inedito incontro?

 

Vescovi e sindaci lavoreranno insieme mezza giornata, sabato mattina a Palazzo vecchio, e al termine della mattinata si spera che troveranno alcuni punti di convergenza per stilare una sorta di Carta di intenti.

L’obiettivo è quello di approfondire i temi legati alla vita nelle nostre citta, ma anche di interrogarsi sui temi che oggi interpellano tutti noi: il cambiamento climatico, la povertà e le disuguaglianze sociali, l’emarginazione. Tutti temi, questi, oggetto del confronto sia tra i vescovi, sia tra i sindaci.

 

C’è un auspicio che nutre nel cuore e vuole rivelarci, alla vigilia delle cinque giornate fiorentine?

 

Ci sarà tempo per fare i bilanci, ma una cosa posso rivelarla fin da ora. Assisteremo a due incontri, tra i vescovi e tra i sindaci: vorrei che tutto ciò restasse un patrimonio anche per la città, che tutta la città di Firenze possa raccogliere i frutti di queste due diverse ma convergenti riflessioni sulla cittadinanza nel Mediterraneo, e in primo luogo di ciò che ci dirà il Santo Padre.