Invecchiare. Qualche riflessione sul tema.

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Abbiamo scoperto con la pandemia cosa significano in concreto le RSA. Adesso è in corso un dibattito sulla necessità di superare i limiti di queste strutture. Per andare dove? Certo, la risorse delle tecnologie innovative possono aiutare molto, tuttavia serve una vera strategia politica a proposito dell’invecchiamento.

 

Mariapia Garavaglia

 

“A chi appartiene il vecchio?” Una domanda disumana che mi ha costretto a pensare una risposta. Ogni persona appartiene a sé stessa, ma è tale – persona – in quanto inserita in una rete di relazioni a partire innanzitutto dalla famiglia e poi dalla prima comunità di riferimento e quindi a tutta la società.

 

Queste relazioni non isolano la persona ma la integrano completamente con tutte le organizzazioni sociali. Perciò il vecchio è di tutti, perché tutti possono diventare vecchi. Le persone anziane oggi hanno la possibilità di una lunga vita. Non sempre lunga e buona. Quando non è buona è angustiata da malattia e da solitudine.

 

La domanda ora la pongo io. Cosa facciamo per rendere la vita dei vecchi degna di essere vissuta o, meglio, per garantire la inviolabile dignità dei vecchi che è diritto fondamentale di tutti i cittadini, riconosciuta dall’art. 3 della Costituzione?

 

Le famiglie che convivono con persone care anziane e affette da malattie non hanno dovuto aspettare COVID-19 per conoscere i bisogni, le difficoltà e gli strumenti a disposizione – scarsi – per affrontarle.

 

Il Paese, invece, ha scoperto la fragilità e la vulnerabilità delle persone anziane quando ha registrato la loro strage causata dalla pandemia.

 

E quali sono state le risposte?

 

Da parte del sistema sanitario gli ospedali sono stati all’altezza anche se non hanno potuto salvare i malati più gravi, nella quasi totalità vecchi e grandi vecchi. Abbiamo tutti conosciuto la dedizione professionale e umana di medici, infermieri e operatori sanitari.

 

Purtroppo, inadeguata la assistenza sociosanitaria extraospedaliera. Anzi: l’assistenza domiciliare quasi inesistente e quella nelle RSA – unica trincea di soccorso organizzato – non ha avuto buona stampa.

 

Il tutto incominciò con la grande risonanza mediatica attorno al più grande istituto di assistenza agli anziani di Milano, il Pio Albergo Trivulzio. Le polemiche suscitate hanno avuto ampia eco in tutto il Paese e si è diffusa una generale preoccupazione circa la efficienza delle strutture residenziali per gli anziani.

 

Le famiglie sono state sollecitate da un di più di preoccupazione per aver affidato i loro cari a tali strutture. Dal punto di vista sociale e psicologico la necessità del distanziamento ha acuito il senso di abbandono sia per le morti, dolorosissime in solitudine, sia per la mancanza di contatto fisico – assenza di abbracci – con familiari. Dal punto di vista istituzionale le RSA sembravano non appartenere alla responsabilità di nessuno.

 

Molte sono private e tra queste molte appartengono al mondo cattolico, ma tutte dipendono dal sistema socioassistenziale regionale. Le Regioni oltre alle diseguaglianze che mostrano a livello nazionale, a causa delle diverse legislazioni che le caratterizzano, hanno trascurato le RSA da molti punti di vista: finanziamenti insufficienti, standard funzionali e di personale non controllati e, alla fine hanno sottratto alle RSA gli infermieri per reclutarli negli ospedali data la cronica carenza, indebolendo ulteriormente le strutture assistenziali.

 

E’ evidente che sono mancati i controlli e una corretta programmazione. Il Ministero della Salute si è affrettato a costituire una commissione allo scopo di rivedere l’intero sistema e avviare una riforma sostanziale. Occorre ricordare, però, che la competenza regionale, secondo le norme costituzionali, non viene meno. Tuttavia si è addirittura incaricato il Corpo dei Carabinieri – NAS – per controllare tutta la rete delle RSA. Non vorrei che il compito dei Carabinieri sia solo sanzionatorio con il rischio della chiusura di strutture che comporterebbe gravi difficoltà alle famiglie per assicurare l’assistenza agli ospiti, loro cari.

 

Ho avuto anch’io l’opportunità di essere ottimamente coadiuvata dal benemerito Corpo dei NAS. Il comandante di allora (quando ero Ministro) il Col. Mario Palombo, divenuto poi generale, aveva avuto da me un preciso ordine, diverificare a una prima visita ispettiva la condizione generale. Qualora si fossero rilevate irregolarità, avrebbe dovuto dare un tempo congruo per attuare le disposizioni impartite e solo quando queste non fossero state adempiute, riferire al Ministro che avrebbe assunto le doverose misure di tutela dei cittadini e della loro dignità.

 

La condizione delle persone anziane, oggi, merita una profonda analisi perché si possa decidere solo su dati veri, verificabili, la necessaria progettualità. L’aspettativa di vita continua ad aumentare ma nonostante l’impegno medico e riabilitativo, spesso vengono vissuti molti anni con vita difficile.

 

Cos’è l’invecchiamento? In realtà non è stata ancora affrontata compiutamente la riflessione per poterlo definire. Ci affidiamo ai geriatri perché possano intervenire con più competenza nella clinica ed anzi chiediamo che aumentino gli specialisti in questa disciplina. Nelle RSA l’età media è di oltre 85 anni e per il 65/70% gli ospiti sono affetti da demenza. Nelle loro case queste persone come possono essere doverosamente, adeguatamente assistite? La dimensione degli alloggi e forse la collocazione in piani alti che non si possono raggiungere nemmeno con l’ascensore a causa della mancanza o del malfunziomento (è cronaca) come si organizza l’assistenza domiciliare e con quali operatori?

 

Per chi ha la possibilità di rimanere nel proprio domicilio la tecnologia potrà rappresentare un importante, indispensabile supporto. Per tutti gli altri anziani, al contrario, si dovrà fare in modo che la istituzionalizzazione assomigli ad una casa – si chiamano residenze – sia per la struttura architettonica che per le suppellettili, e i servizi siano affidati a personale competente. E’ evidente che i costi lievitano perché non può mancare la guardia medica e l’infermiere di notte oltre agli OSS formati e numericamente sufficienti.

 

Perciò il problema si risolve non con la loro soppressione, bensì con la loro organizzazione omogenea dal nord al sud Italia, con la continua attività di controllo, che divenga anche di formazione per il personale e di innovazione strutturale. I familiari che affidano i propri cari alle RSA devono poter essere rassicurati da un sistema efficiente per la loro cura. Il sistema pubblico si intesti questa preziosa scelta di programmazione Si innovi e qualifichi l’intero comparto dei servizi agli anziani – domiciliari e territoriali – per onorare la dignità di cittadini che durante la loro vita attiva hanno cooperato allo sviluppo del Paese.

 

Il PNRR esige che i progetti siano attuati entro il 2026. Ci si presenta una data che obbliga a non perdere una occasione imperdibile.