Kabul: boom demografico minaccia i talebani (AsiaNews).

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Oltre all’opposizione interna, i militanti islamisti dovranno affrontare e gestire la rapida crescita della popolazione. Più di quattro bambini per donna nel Paese. Ogni mese circa 600 donne incinte e 4mila bambini afghani perdono la vita alla nascita o subito dopo. Continue violenze e Covid-19 aggravano il problema.

 

Riccardo Lampariello*

 

Un boom demografico minaccia il dominio talebano. Oltre all’opposizione interna, i militanti islamisti, che hanno ripreso il controllo del territorio afghano dopo il ritiro delle forze militari USA e Nato, dovranno affrontare e gestire la rapida crescita della popolazione. Con più di quattro bambini per donna, l’Afghanistan è cresciuto di quasi un milione di abitanti all’anno, arrivando a circa 38 milioni secondo la Banca Mondiale. Tale aumento è causa di ulteriore stress per un Paese devastato, dove il sistema sanitario è molto carente.

 

In tempi “normali” l’Afghanistan ha faticato a fornire servizi sanitari di qualità alla popolazione. Nonostante i grandi miglioramenti degli ultimi 20 anni, il Paese ha ancora uno dei tassi di mortalità materna e neonatale più alti del mondo, e il più alto dell’Asia. Per fare un raffronto, nel vicino Pakistan la mortalità materna è un quinto di quella afghana. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ogni mese circa 600 donne incinte e 4mila bambini afghani perdono la vita alla nascita o subito dopo.

 

I neonati muoiono soprattutto a causa di complicazioni seguite alla nascita prematura, di eventi durante il parto (ad esempio asfissia) o infezioni; le madri perdono la vita per emorragie, infezioni e complicazioni dovute ad aborti rischiosi. La maggior parte delle morti sono prevenibili con la fornitura di servizi sanitari di qualità durante la gravidanza, il parto e nei primi giorni di vita. Però in Afghanistan meno del 60% delle nascite è supervisionato da professionisti sanitari qualificati.

 

Mentre una popolazione in crescita richiederebbe più medici, infermieri, prodotti sanitari e infrastrutture per soddisfare le esigenze in espansione, anni di violenza hanno logorato il già fragile sistema sanitario nazionale. Esso ha fatto affidamento finora sui servizi forniti da operatori umanitari venuti dall’estero. Poiché anche il personale sanitario è colpito dai combattimenti – a volte sono vittime dirette di aggressioni – le strutture sanitarie e i reparti di maternità sono lasciati parzialmente o totalmente incustoditi.

 

La popolazione ha sempre più paura di lasciare le proprie case a causa della violenza, e quindi l’accesso all’assistenza sanitaria è calato in modo drammatico. Con oltre 100mila nascite mensili previste per i prossimi mesi, c’è un bisogno immediato di garantire la continuità dei servizi sanitari in tutto il Paese.

 

Oltre ai bisogni di assistenza sanitaria materna e infantile, la violenza furiosa ha intensificato le ferite da trauma, che richiedono un aumento dei servizi medici e chirurgici di emergenza e un sostegno psicologico. Le interruzioni nella fornitura di servizi sanitari aumentano il rischio di epidemie; poi quasi metà della popolazione infantile è malnutrita.

 

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*Direttore del programma sanitario di Terre des hommes Foundation. Le opinioni espresse nellarticolo sono dellautore e non riflettono necessariamente quelle dellorganizzazione per cui lavora.