LA CARITÀ UNIVERSALE DEL BEATO ANTONIO ROSMINI.

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Luniversalità della carità significa che il prossimo va amato in tutte le sue dimensioni, da quelle fisiche a quelle spirituali a quelle intellettuali. «In questo senso, il beato Rosmini pregava: «O Dio mandaci i tuoi eroi».

 

Roberto Cutaia

 

«Perché un solo briciolo di santità di più che l’uomo possa acquistare vale un prezzo infinito, e si può ben vender tutto per comperare si preziosa margarita ed il campo dove è nascosto si gran tesoro» (Antonio Rosmini,Epistolario ascetico, vol. iii, Roma, 1912, lettera 981). Così scriveva il beato Antonio Rosmini (1797-1855) uno degli ultimi pensatori integrali dell’umanità, per studi e argomenti trattati (tra poche settimane si concluderà con la pubblicazione dell’ultimo volume, l’intera Opera omnia, edita da Città Nuova Editrice, Roma).

 

Rosmini, — beatificato quindici anni fa il 18 novembre a Novara —, fondatore dell’Istituto della Carità, delle Suore della Provvidenza e degli Ascritti rosminiani, è tra i maestri indiscussi di santità del terzo millennio,santità appunto fondata e radicata nel paolino vivere «secondo la verità nella carità» (Ef 4, 15). Tuttavia Rosmini “il grande amatore di Dio” e della ricerca di perfezione pleromatica (non in senso gnostico, quanto piuttosto nel senso generico di “pienezza”), declina la santità oltre che nelle dimensioni ontologiche, escatologica, ecclesiologica, anche nella dimensione creaturale e naturale ovvero quella antropologica, dimensione piuttosto assente nella trattazione della teologia contemporanea.

Cammino di santità che Karl Barth (1886-1968) indicava come: «Leben ist loben: vivere è lodare» e che il Roveretano innalza a“Carità Universale”, «perché si estende a tutti i beni, secondo la specie e il grado di bontà per cui ciascuna cosa è buona» (Costituzioni dell’Istituto della Carità, n. 550).

 

A sua volta lo stesso Rosmini, per soddisfare e andare incontro a tutte le necessità ed esigenze di ogni persona, tripartisce in tre specie i tipi di carità: «La prima specie comprende quegli uffici che tendono a giovare immediatamente al prossimo in ciò che riguarda la vita temporale: e questa si può chiamare carità temporale.

La seconda specie, quegli uffici che tendono a giovare immediatamente al prossimo nella formazione del suo intelletto e nello sviluppo delle sue facoltà intellettuali: e questa si può chiamare carità intellettuale. La terza specie comprende gli uffici di carità che tendono a giovare al prossimo in ciò che spetta alla salvezza delle anime: e questa si può chiamare carità morale e spirituale» (Costit. Ist. Car. nn. 593-595).

 

Dunque l’universalità della carità significa che il prossimo va amato in tutte le sue dimensioni, da quelle fisiche a quelle spirituali a quelle intellettuali. «In questo senso, il beato Rosmini pregava: «O Dio mandaci i tuoi eroi». Era evidente in lui ciò che ho sottolineato nel recente Motu proprio Majorem hac dilectionem sull’eroicità della vita, cioè «un’offerta di vita per gli altri, mantenuta fino alla morte» (n.5). La santità è la via della vera riforma della Chiesa, che, come ben vide Rosmini, trasforma il mondo nella misura in cui riforma sé stessa»(Papa Francesco, Udienza ai partecipanti al Capitolo generale dell’Istituto della Carità, 1 ottobre 2018). «E il Rosmini accompagnava la carità con una “forte fermezza” interiore, intrepido nel “tacere”: il suo esempio vi sproni a progredire nella fecondità del silenzio interiore e nell’eroismo del silenzio esteriore.

 

Questa è la strada che produce frutti di bene e di santità, la strada che hanno percorso i Santi e che la Chiesa indica ad ogni credente. È importante altresì mantenere quella santa indifferenza che il vostro Fondatore attinse da Sant’Ignazio di Loyola: senza di essa non è possibile attuare un’autentica carità universale» (Ibidem).

 

Il senso profondo della carità dunque sta nell’unione dell’uomo con Dio. «Dio prepara i suoi servi alla lunga; e i suoi servi si lasciano da lui preparare e lavorare come la pietra sotto lo scalpello dello statuario» (AntonioRosmini, Epistolario Completo, vol. IX , lettera 5238). Ora di questa unione con Dio, il Concilio Vaticano II (1962-1965), aveva messo in rilievo con forza, la chiamata universale alla santità, medesimo aspetto che già 132 anni prima, il beato Rosmini aveva evidenziato e scritto. Nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium (cap. V , 40 e 42), si legge: «È dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità. […] Tutti i fedeli del Cristo quindi sono invitati e tenuti a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato. Perciò tutti si sforzino di dirigere rettamente i propri affetti, affinché dall’uso delle cose di questo mondo e da un attaccamento alle ricchezze contrario allo spirito della povertà evangelica non siano impediti di tendere alla carità perfetta».

 

Vale a dire, secondo il testo conciliare, che la santità non è appannaggio di pochi o di alcuni, in grado di prodigarsi in gesta clamorose o modi di agire straordinari e lontani dai comuni mortali, bensì di tutti e chiunque.

 

Ed il beato Rosmini, quasi a fare da eco nello stesso Concilio, apriva la sua opera spirituale per eccellenza, intitolata Massime di perfezione cristiana (prima edizione, 1830), con parole quasi corrispondenti a quelle sopra della Lumen Gentium. «Tutti i cristiani, cioè i discepoli di Gesù Cristo, in qualunque stato e condizione si trovino, sono chiamati alla perfezione». A questo punto potrebbero seguire altre corrispondenze sempre dello stesso testo spirituale del Roveretano o di altre opere comeDelle cinque piaghe della chiesa, che in qualche modo anticipano o precorrono molti temi affrontati dal Concilio Vaticano II , anche se sarebbe meglio per ragioni storiografiche parlare di “precursore”, nel senso che i pronunciamenti pastorali e dottrinali del Vaticano II non sono derivate direttamente dalle opere di Rosmini, ma sicuramente furono sviluppate esigenze affrontate dallo stesso Rosmini.

 

E tra le più significative frasi delle Massime di perfezione (lezione III , n. 6), quella riferita all’attaccamento alla Chiesa da parte di tutti, che Papa Francesco ha volutamente evidenziare durante l’incontro nel 2018: «Il cristiano dovrà nutrire in sé stesso un affetto, un attaccamento, ed un rispetto senza limite alcuno per la Santa Sede del Pontefice Romano». Un sostantivo, quello di attaccamento, purtroppo non sempre vissuto con aderenza all’interno della Chiesa. «La Chiesa nei suoi Santi mostra una sapienza più alta ancora, una sapienza non intesa dal mondo, anzi chiamata stoltezza: ella fugge i beni materiali, ella vive d’astinenza, di mortificazione, di volontaria povertà, ed ha scritto nel suo petto: Beati pauperes! A questi è venuto Cristo ad evangelizzare, a questi è venuto a comunicare i suoi tesori Colui che non aveva ove reclinare il capo» (Antonio Rosmini, Epistolario Completo, vol. IV , lettera 1807). In cauda. «Non è dato agli uomini di accrescere il numero dei Santi di uno solo, né è in potere dell’uomo di diminuirlo d’un solo» (Antonio Rosmini, Epistolario Completo, vol. IV , lettera 1807).

 

 

Fonte: L’Osservatore Romano – 31 ottobre 2022

(Articolo qui riproposto per gentile concessione della direzione del giornale)