La Caritas di Roma ha ricordato don Luigi Di Liegro

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A 14 anni dalla morte, il direttore Trincia torna a dargli la parola, riproponendo un suo scritto: «Non chiediamo pietà e offerte ma un intervento politico». 

Ventiquattro anni fa, ovvero ieri 12 ottobre 1997, moriva don Luigi Di Liegro, fondatore e primo direttore della Caritas diocesana di Roma. «Nell’allontanarci dalla sua esperienza terrena, dove per molti resta il suo ricordo indelebile, possiamo però avvicinarci maggiormente alla portata profetica del suo ministero, del suo messaggio, intriso del “volto” di Gesù e della sua capacità di riconoscerlo in quello di tanti poveri», afferma l’attuale direttore di Caritas Roma Giustino Trincia, che sceglie di ricordarlo «ridandogli la parola». Don Luigi, prosegue, «è un patrimonio non solo nostro, in realtà, come minimo lo è della Città che lo ha vissuto come testimone infaticabile del dare voce ai senza voce e di promuoverne piena dignità e piena cittadinanza e dunque capacità di esercitare diritti inalienabili di ogni essere umano di questa terra».

Il sito dell’organismo pastorale diocesano pubblica quindi uno scritto di don Di Liegro dedicato proprio al tema delle disuguaglianze. «Noi – scriveva il sacerdote – parliamo di disuguaglianze e non di povertà perché non chiediamo pietà e offerte ma un intervento politico. Nessuno qui parla di disobbedienza civile. Occorre obbedienza alle leggi che non vengono rispettate. È troppo facile dire che lo Stato ha fallito la propria missione. Allo sfascio delle istituzioni si pone rimedio prima di tutto credendo ad esse», la tesi del fondatore di Caritas Roma. Quindi, alcune indicazioni di indirizzo: «Noi spingiamo all’impegno, al dialogo, alla ricerca. È fondamentale da una parte promuovere la dimensione della gratuità del volontariato, in una fase in cui pare ormai residuale rispetto ai processi di mercantilizzazione crescenti nella nostra società; una solidarietà gratuita che è libera scelta di persone, non soggette a nessun obbligo. La nostra azione però – prosegue – è caratterizzata anche dalla pressione nei confronti della politica, che diventa se necessario denuncia dei ritardi e delle inadempienze: solidarietà concreta, quindi, intesa come giustizia, lavoro per il bene comune».

Alla gratuità, dunque, «occorre aggiungere la promozione del “diritto” – ancora le parole di Di Liegro -. Quando si tratta di debellare le profonde ingiustizie e disuguaglianze non basta l’elemosina. Occorre un nuovo senso di giustizia, occorrono puntuali strategie politiche ed economiche. Ma soprattutto un generale processo di sensibilizzazione. Il vero banco di prova nella politica non sono né le ipotesi né gli scenari né le invenzioni verbali o le ricette facili di qualche lucido stila rapporti. Quando si tratta di persone viventi e di responsabilità amministrative – prosegue -, le parole si misurano sulle scelte prese veramente e sui passi veramente intrapresi per ottenere quello che si è stabilito nei tempi e nei modi previsti. Ma si è poi stabilito veramente? Non sarebbe un buon segno dei tempi, anzi sarebbe il segno di tempi molto bui – conclude -, che si dovesse ricorrere sempre alla supplenza del volontariato per far fronte a situazioni complesse e per realizzare una crescita nella qualità della vita che l’azione volontaria non ha né le forze né il compito di garantire».

Per leggere l’articolo di don Luigi Di Liegro

http://www.caritasroma.it/2021/10/non-chiediamo-pieta-e-offerte-ma-un-intervento-politico/