La chiesa tra ideologia “teocon” e “ospedale da campo”

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In base al rapporto di collaborazione tra le due testate, Il Domani d’Italia e Orbisphera, pubblichiamo il testo integrale dell’editoriale di Antonio Gaspari, direttore di Orbisphera.

A fronte di una crescente popolarità e influenza tra i credenti e i leader spirituali delle altre religioni, di un’accettazione e condivisione tra le diverse famiglie dei cristiani ortodossi ed evangelici, di aperte simpatie anche nelle fila dei non credenti, Papa Francesco trova opposizioni organizzate e caparbie proprio all’interno della Chiesa cattolica.

Perché il progetto di riforma della Curia e gli orientamenti pastorali che Papa Francesco sta portando avanti vengono mal digeriti, e addirittura avversati, da una parte della gerarchia ecclesiale e dei fedeli?

Perché alcuni Vescovi, Cardinali e rappresentanti del clero si oppongono pubblicamente a Papa Francesco accusandolo di essere modernista, progressista, irenista, cattocomunista e addirittura eretico?

A queste e altre domande sullo stesso tema risponde con coraggio, sagacia, saggezza e vasta documentazione il prof. Massimo Borghesi, docente di Filosofia morale all’Università di Perugia, autore del libro Francesco, la Chiesa tra ideologia “teocon” e “ospedale da campo” (Jaca Book, 2021).

Il 13 marzo 2013, quando Jorge Mario Bergoglio salì al Soglio pontificio con il nome di Papa Francesco, l’eredità ecclesiale che si trovò davanti era drammatica: gestione delle finanze vaticane in mano a gruppi di interesse speculativi che violavano le leggi sul riciclaggio e utilizzavano il denaro per operazioni illecite; gravi casi di corruzione e abuso di potere; la pedofilia praticata da alcuni Cardinali, dall’alto e dal basso clero; una maniera burocratica e autoreferenziale nell’esercizio delle pratiche liturgiche e nell’amministrazione dei sacramenti..

Spiega Borghesi che, alla base di questi problemi, c’è un’ideologia che si è consolidata nel mondo cattolico soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino.

Si tratta del modello “americano” fondato sul connubio tra le battaglie etiche contro la secolarizzazione (cultural wars) e l’identificazione del cattolicesimo con il capitalismo e lo “spirito” americano.

A partire dagli anni ’80, intellettuali come Michael Novak, George Weigel, Richard John Neuhaus e Robert Sirico, attraverso una rilettura fortemente deformata della “Centesimus Annus” di Giovanni Paolo II, elaborano l’ideologia del “cattocapitalismo”, nella quale l’orientamento politico esercita un forte condizionamento su quello religioso.

Con quello che si presenta come un “pensiero forte” in grado di contrastare il crescente relativismo, gli esponenti di questa ideologia negli USA e in Europa consolidano un modello ecclesiale e politico che – scrive Borghesi – «diviene “teocon” dopo l’11 settembre 2001 e cresce fino all’avvento delle teologie politiche manichee, per trasformarsi poi nel “teopopulismo” sovranista e primatista contemporaneo…».

I fondamenti di questa ideologia sono quelli di un moralismo esagerato e dogmatico, duro nelle dichiarazioni ma ipocrita e antievangelico nella sostanza.

Secondo questa ideologia, l’identità religiosa cristiana viene sempre più costretta al conflitto contro le altre religioni, contro le altre confessioni cristiane, contro gli immigrati e i nativi, alimentata da odio e discriminazione nei confronti di tutto quanto non è occidentale e capitalistico.

Nell’enciclica Centesimus Annus Giovanni Paolo II espresse un giudizio critico contro il sistema noto come “neoliberismo” che – parole del Papa – «facendo riferimento ad una concezione economicista dell’uomo, considera il profitto e le leggi di mercato come parametri assoluti a scapito della dignità e del rispetto della persona e del popolo».

«Tale sistema si è tramutato talvolta – scriveva Papa Wojtyla – in giustificazione ideologica di alcuni atteggiamenti e modi di agire in campo sociale e politico che causano l’emarginazione dei più deboli. Di fatto i poveri sono sempre più poveri, vittime di determinate politiche e strutture spesso ingiuste».

Nonostante ciò i “cattocapitalisti” hanno presentato la Centesimus Annus come l’apologia del “capitalismo buono” e sono riusciti a creare un intero movimento “teocon” che ha visto i cosiddetti “atei devoti” allearsi con i vertici della Chiesa cattolica italiana ed europea al fine di sostenere gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iraq.

Già nel 2007, nel grande Convegno della Chiesa latinoamericana ad Aparecida, Jorge Mario Bergoglio capovolse il modello “teocon” chiarendo che l’annuncio cristiano precede esistenzialmente il dogma e la morale.

Dal momento in cui è stato eletto Papa, Bergoglio ha spiegato che l’annuncio di Gesù viene prima della prospettiva etica e che i temi relativi alla difesa della vita e della famiglia vanno ricollocati in un contesto sociale più ampio.

Papa Francesco chiarisce che il vero nemico è la “cultura dello scarto”, ossia il modello economico utilitarista che genera ingiustizia, che licenzia, separa, rifiuta, discrimina e crea sempre più poveri.

Alcuni sostengono che Papa Francesco ha provocato uno scontro all’interno della cattolicità, quando, in verità, ha semplicemente portato alla luce una tendenza ideologica che stava allontanando la Chiesa dalla natura del suo fondatore Gesù Cristo.

Fedele al nome “Francesco” che ha scelto come Pontefice, Jorge Mario Bergoglio sta cercando di liberare la Chiesa e i cattolici da ideologie e gruppi di potere nefasti.

Nella seconda metà del libro, Borghesi spiega in dettaglio la grandezza del pontificato di Papa Francesco analizzando in particolare l’enciclica Fratelli tutti, che indica come la “nuova Pacem in Terris” (l’ultima enciclica pubblicata nel 1963 da Papa Giovanni XXIII).

Nelle conclusioni del libro Massimo Borghesi afferma che la sconfitta alle elezioni di Donald Trump ha costituito una battuta d’arresto per il progetto “teocon”.

Comw ha scritto Massimo Faggioli sulla testata “il Regno”: «Si assiste al fallimento del progetto politico religioso, portato avanti da Steve Bannon, da Newt Gingrich e dal complesso mediatico cattolico anglofono ostile al pontificato, d’impiantare nel cuore simbolico amministrativo del cattolicesimo quella Vandea politico religiosa che è stata il trumpismo, e di fare di Roma la capitale di una nuova Europa anti europeista e anti Francesco».

Conclude Borghesi: «la Chiesa non necessita di nemici per vivere, li incontra lungo il suo cammino ma desidera in cuor suo di trasformarli in amici. Il suo scopo è di comunicare la mite umanità divina del Redentore ai vicini e ai lontani.

Ogni ideologia, ogni teologia politica è un inciampo che divide l’umanità in buoni e cattivi, destra e sinistra. Barriere che esistono e che hanno un loro senso, ma che la Chiesa deve essere in grado di oltrepassare e non rimanere condizionata.

Il destino della Chiesa cattolica non è di concepirsi come una fortezza assediata, ma deve essere un ospedale da campo offerto ai feriti nel campo di battaglia della storia…».