La chiusura delle scuole in zona rossa

L'Italia il Paese dei ni

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Il Ministro della Salute Roberto Speranza con Ordinanza del 12 marzo u.s. ha disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in ‘zona rossa’ dal 15 marzo per quindici giorni.

Inoltre il Decreto Legge n° 30 del 13 marzo 2021  “individua ulteriori misure in considerazione della maggiore diffusività del virus e delle sue varianti, oltre a misure specifiche valide durante il periodo pasquale. Nei giorni 3, 4 e 5 aprile 2021P, fatta eccezione per le Regioni o Province autonome collocate in “zona bianca”, le disposizioni previste per la zona rossa si applicheranno su tutto il territorio nazionale” 

I quindici gg di chiusura delle scuole valgono fino a lunedi 29 marzo p.v. , quindi le lezioni dovrebbero riprendere il giorno martedi 30 marzo, ma solo per due gg, visto che da giovedì 1° aprile e fino a martedì 6 aprile, le scuole saranno chiuse comunque per il periodo pasquale, come da calendario scolastico nazionale.

Viene spontaneo chiedersi se il Ministro Speranza abbia valutato bene l’ipotesi di riaprire le scuole per due gg (30 e 31 marzo) per poi trovarle chiuse “ope legis” subito dopo per altri 6 giorni.

Una decisione forse presa in fretta perchè se la ratio del provvedimento di chiusura è di sottrarre al pericolo di contrarre il virus gli alunni e il personale scolastico, in coerenza con i provvedimenti restrittivi assunti per le zone rosse (limiti agli spostamenti, chiusure di negozi, divieto di assembramenti, riunioni, presenze fisiche in ambienti chiusi ecc) , quindi per ragioni di profilassi e di emergenza, visto il ritmo incrementale dei contagi, sarebbe stato più logico e coerente protrarre il periodo di chiusura fino alla vigilia delle vacanze pasquali, in modo da estendere il periodo di isolamento.

In questa drammatica situazione due gg in più di chiusura (agganciati alle vacanze pasquali) potrebbero fare la differenza: viceversa riaprire per due giorni le scuole (con relativi servizi come mense e trasporti), vanificherebbe la misura assunta nei 15 gg precedenti. Il buon senso comune suggerisce che una apertura di soli due giorni tra due periodi di chiusura porterebbe solo pericoli e complicazioni.

Viene da chiedersi come mai il Ministro dell’Istruzione e i Presidenti delle Regioni non abbiano pensato che le conseguenze della riapertura “flash” sarebbero più dannose che utili.

L’Italia è  dunque il Paese dei ” ni ” e delle mezze misure? Nella gestione sanitaria della pandemia sembra di si, è tutto un apri e chiudi che non ferma il contagio.