LA CRISI DI CUBA NEI RICORDI DI ETTORE BERNABEI: QUANDO ANCHE L’ITALIA FECE LA SUA PARTE.

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Nel libro-intervista di Giorgio Dell’Arti, uscito qualche anno fa, l’uomo che fu a lungo al vertice della Rai ricostruisce l’episodio della crisi dei missili nell’isola caraibica. Nel 1962 si sfiorò la terza guerra mondiale. Ricorda tuttavia Bernabei: “«I russi probabilmente avevano inventato la minaccia dei missili a Cuba per poter avere qualche contropartita. Potevano anche ritirarsi ma non potevano perdere la faccia».

Roberto Cetera

Nella vicenda della crisi dei missili a Cuba, che fece tremare il mondo nell’ottobre del 1962, e che rievochiamo in questo primo piano, ebbe un ruolo non marginale anche la politica italiana. Strano ad immaginarsi che la piccola Italia potesse avere avuto un ruolo risolutivo in quella che fu la crisi più acuta della “guerra fredda” tra le due superpotenze. Ma le cose sembrerebbero essere andate in effetti proprio così, almeno a stare al racconto che Ettore Bernabei affidò nel 1999 a Giorgio Dell’Arti, nel libro-intervista biografico significativamente intitolato L’Uomo di fiducia .

 

Bernabei, scomparso nel 2016, già direttore dell’organo della Dc «Il Popolo» e poi direttore generale della Rai, ha sempre avuto un rapporto di reciproca stima e fiducia con Amintore Fanfani, con il quale condivideva peraltro un buon raccordo con le stanze vaticane. La vicenda dei missili colse inaspettatamente Bernabei negli Stati Uniti, dove si trovava per partecipare a una riunione delle principali televisioni mondiali utilizzatrici del satellite. «Arriviamo al Dipartimento di Stato, racconta, Ci riuniamo nella sala prevista ma la riunione non comincia… a un certo punto arriva un funzionario e fa “L’ordine del giorno è completamente cambiato, pensiamo che per voi sia sicuramente più interessante vedere alcune rilevazioni fatte dai nostri satelliti a Cuba”. Alla vista delle foto di questi grandi missili in via di installazione a Cuba e puntati contro gli Stati Uniti, Bernabei comprese subito di trovarsi dinanzi ad un evento straordinario. Che non lo riguardava solo come giornalista. Viene infatti raggiunto subito da una telefonata di Fanfani “Non torni. Non si allontani da lì e rimanga in contatto”. Nelle ore successive Kennedy in tv paventava il rischio imminente di una terza guerra mondiale, che sarebbe stata irrimediabilmente nucleare. I russi, dal canto loro, rispondevano picche alla richiesta di ritiro dei missili, reclamando l’amicizia con Castro e la sua autonomia. Bernabei venne raggiunto da una telefonata del capo-ufficio stampa di Fanfani, Hombert Bianchi: “Guarda, c’è un tentativo di evitare l’irreparabile. Lo conducono il governo italiano e la Santa Sede”».

 

Nelle pagine precedenti del libro intervista di Dell’Arti, d’altronde Bernabei aveva descritto la relazione di speciale intesa e visione che intercorreva tra il Presidente del Consiglio italiano e Papa Giovanni XXIII. E, sempre nel libro, rivela un’interpretazione della vicenda che in una qualche misura sminuisce l’allarme allora percepito in tutto il mondo: «I russi probabilmente avevano inventato la minaccia dei missili a Cuba per poter avere qualche contropartita. Potevano anche ritirarsi ma non potevano perdere la faccia».

 

E quella contropartita viene individuata da Fanfani e Bernabei in Italia: una batteria di missili a lunga gittata che gli americani avevano installato in Puglia. Non che — con la tecnologie di allora — quei missili potessero arrivare a Mosca, ma sicuramente erano i più vicini al confine russo e in grado di colpire la Russia meridionale e il mar Nero. Continua il racconto: «Ci fu un appello del Papa per la pace. Poi Fanfani, facendo riferimento a questo appello, propose la via della Puglia agli ambasciatori sovietico ed americano. Fu a questo punto che il Capo del Governo mi chiese di tenermi pronto».

 

Lo stesso “lavoro” che mi era stato affidato, veniva nel frattempo svolto a Mosca da un altro giornalista, l’americano Norman Cousins, amico di mons. Cardinale della Segreteria di Stato vaticana, e che aveva accesso a Nikita Krusciov, attraverso il direttore della tv sovietica. Dopo alcuni giorni di attesa e lavorio dietro le quinte, Bernabei venne finalmente condotto un sabato mattina alla Casa Bianca per incontrare il consigliere per la sicurezza del presidente Kennedy, Arthur Schlesinger. L’incontro fu breve e risolutivo: «Lei può dire che quella proposta è definitivamente approvata. Ritiro da tutte e due le parti. Puglia e Cuba». Il giorno dopo il ministro della giustizia — e fratello del presidente — Bob Kennedy annunciò al mondo che i missili sovietici venivano smantellati e le navi militari russe avevano invertito la rotta. Due giorni dopo, senza molti clamori, anche gli americani smantellarono le loro basi missilistiche in Puglia.

 

Una storia che, certo mormorata negli anni, trovò conferma quasi 40 anni più tardi, in questo libro intervista di Giorgio Dell’Arti.

 

Una storia che racconta come la piccola Italia e il più piccolo Stato al mondo, guidati da veri operatori di pace, seppero smorzare una tensione mondiale spaventosa. Una storia che riletta oggi ci indica quali dovrebbero essere la visione, la volontà e il metodo, per uscire dall’impasse e dalla paura nucleare suscitati dal conflitto in Ucraina. Una buona storia che potrebbe ripetersi.

 

Fonte: L’Osservatore Romano – 29 ottobre 2022

(Artcolo qui riprodotto per gentile concessione della direzione del giornale)