LA CRISI ENERGETICA, NUOVA SFIDA PER L’UE (E PER GIORGIA MELONI).

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La UE non sta offrendo sin qui ai suoi cittadini quella buona capacità di azione comune messa in campo con successo in risposta alla crisi sanitaria ed economica provocata dalla pandemia. Occorre avere il coraggio per decidere di fare nuovo debito comune, così come fatto con Next Generation UE. In caso contrario, ogni Paese andrà per conto suo con esiti nefasti. E fra pochi giorni a Palazzo Chigi siederà Giorgia Meloni. È auspicabile, nellinteresse dellItalia, che la nuova premier sappia gestire la situazione, che è tremendamente seria.

 

Enrico Farinone

 

La brutalità con la quale la Russia continua ad aggredire gli ucraini, con il drammatico corollario di lutti e disperazione, ha avuto ieri l’altro una sua plastica rappresentazione nell’attacco missilistico su obiettivi civili della capitale Kyiv e di altre città dell’Ucraina. Queste vili azioni però non possono che rafforzare il senso di solidarietà degli europei nei confronti del popolo aggredito.

 

Per creare problemi sempre maggiori agli europei e provocarne la divisione, un altro dei suoi obiettivi, Putin utilizza invece un diverso strumento: la leva energetica. Confida nel “generale inverno”, ovvero nelle prevedibili contestazioni popolari ai governi che inevitabilmente dovranno definire e adottare misure d’emergenza di contenimento dei consumi di gas. Oltre a dover affrontare l’ondata di proteste e il rischio di una seria crisi recessiva a fronte del gigantesco aumento dei costi che i consumatori (famiglie e imprese) stanno già ora cominciando a patire. Non avendo alcuna considerazione della UE, è altresì convinto che le difficoltà porteranno i diversi esecutivi occidentali a cercare soluzioni individuali piuttosto che comunitari.

 

Al momento la scommessa del Cremlino ha buone probabilità di essere vinta. Le divisioni già emerse, a cominciare dal fondo anticrisi da 200 miliardi per finanziare il tetto al prezzo del gas deciso in piena autonomia dalla Germania, sembrano andare nella direzione immaginata da Mosca. La UE non sta offrendo sin qui ai suoi cittadini quella buona capacità di azione comune messa in campo con successo in risposta alla crisi sanitaria ed economica provocata dalla pandemia. Acquisti comuni dei vaccini e Recovery Fund sono stati la dimostrazione che, uniti, i paesi europei hanno la forza per conseguire eccellenti risultati. E’ dunque di tutta evidenza che pure in questa nuova crisi solo una risposta comune potrà fornire una valida alternativa alla altrimenti inevitabile spaccatura fra i membri dell’Unione.

 

Se quest’ultima non dovesse comprendere, nel suo insieme, che le bollette monstre” sono insostenibili per famiglie e imprese, e quindi non attuasse quegli interventi di emergenza che si rendono indispensabili e che sono, già ora, urgenti, perderebbe quel credito di fiducia che ha riconquistato con la gestione della crisi pandemica.

 

È di questo che dovrà occuparsi il Consiglio Europeo del 20 ottobre. Occorrerà una forte e determinata “volontà politica” per raggiungere un qualche risultato degno di nota. Perché senza di essa ognuno cercherà di salvarsi per conto proprio, come appunto la Germania ha già cominciato a fare. Berlino dovrebbe però sapere che la divisione fra europei nel medio termine produrrà difficoltà serie anche al sistema economico tedesco (ma purtroppo il suo attuale esecutivo non pare avere compattezza interna sufficiente, al riguardo).

 

Quali siano i principali interventi da adottare è ormai abbastanza chiaro a tutti. Dall’ormai famoso price cap per i contratti (in vigore e futuri) di acquisto del gas da tutti i fornitori; allo sganciamento dal prezzo del gas del costo dell’energia elettrica prodotta con fonti alternative al metano; alla creazione di una piattaforma di acquisti comuni che garantisca ciascun Paese evitando una stolta corsa all’accaparramento che produrrebbe speculazioni e quindi rialzi delle quotazioni.

 

Occorre avere il coraggio per decidere di fare nuovo debito comune, così come fatto con Next Generation UE. In caso contrario, ogni Paese andrà per conto suo con esiti nefasti, e non solo per la crisi di legittimità che la UE subirà di fronte ai propri cittadini. Per prendere decisioni così impegnative è necessario avere leadership politiche autorevoli e riconosciute. Il problema è che oggi, dopo l’uscita di scena di Angela Merkel e ora di Mario Draghi (che per 18 mesi ne ha di fatto preso l’eredità), non c’è nessuno (nemmeno Macron, che pure ci prova, e certo non Scholz, come si è visto) in grado di guidare l’Unione con accortezza e visione generale.

In questo vuoto il rischio che il virus nazionalista si insinui nuovamente negli Stati torna ad essere reale. E fra pochi giorni a Palazzo Chigi siederà Giorgia Meloni. Al di là della contesa politica e della giusta opposizione che al suo governo dovrà essere fatta dalle forze del centro e della sinistra, è auspicabile, nell’interesse dell’Italia, che la nuova premier sappia gestire la situazione, che è tremendamente seria, all’insegna del realismo e della capacità di governo e non di quella sloganistica nazionalistica con la quale ha sino ad oggi alimentato i suoi comizi.