La crisi sanitaria cambia il paradigma del tempo presente e delle aspettative future

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Oggi siamo costretti al presente. Prendiamolo come un esercizio.

 

 

Danilo Campanella

 

La terza crisi della postmodernità non è economica o terroristica; la stiamo vivendo: è una crisi sanitaria. Essendo causata da un virus è quanto mai definibile una crisi epidemica. Le generazioni più mature mal sopportano le conseguenze di queste restrizioni e mal sopporteranno i cambiamenti che verranno. I più giovani crescono invece in un tempo in cui, dovendo navigare a vista, non si possono fare progetti nel lungo periodo.

 

Si vive nel presente, con ansie presenti, non future. La generazione del ‘50 fino a quelle degli anni ‘90 erano legate ai modelli del passato. Idealizzavano il proprio futuro. I genitori ci hanno insegnato a fare le cose “come Dio comanda” e ad aspettarci un futuro per come “dovrebbe essere”. Nulla da quasi vent’anni è più come dovrebbe essere. Auspico la fine di ogni ansia da prestazione generazionale. Chi cresce ora sperimenta una società, un mondo, da cui ci si può aspettare di tutto. Si vivrà senza aspettarsi nulla dalla vita? Forse.

 

Siamo stati abituati a seguire una perfetta adesione al modello che avevamo in testa dimenticandoci che vi sono cose che vanno e che sono oltre la nostra volontà. Ad esempio: se io sogno di diventare un dirigente statale ma ho la fortuna di fare carriera come libero professionista, o nel settore privato, per me non sarà la stessa cosa e nemmeno per i miei genitori. Siamo pieni di aspettative e, quel che è peggio, ci portiamo dietro anche quelle degli altri. Tutto questo ci ha distratto dal godere del tempo presente. Aspettarsi qualcosa d’altro rispetto a ciò che si ha e si vive significa sradicarsi dal presente e vivere nel futuro, in un tempo che non c’è.

 

Ciò aumenta quella tensione che è alla radice del disagio mentale. Sarò felice soltanto quando…il Coronavirus ha posto uno stop a ogni aspettativa. Non sono qui per fare l’apologia di una malattia. Piuttosto a riflettere con voi sulla necessità di non dimenticarci di questi giorni quando sarà finita. Oggi programmiamo la nostra vita da un Dcpm a un altro. Non smettiamo di fare progetti nel breve periodo, se questo ci permette di assaporare meglio il tempo a noi prossimo. Oggi siamo costretti al presente. Prendiamolo come un esercizio.

 

Non viviamo di aspettative. Basta un niente e svaniscono.