La DC non c’è più, ma i democristiani sì.

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Per vari motivi, ormai evidenti anche agli innumerevoli ex teorici del populismo anti politico, il metododemocristiano si imporrà nellagenda politica italiana. È lunica vera risorsa per risollevare le sorti di un paese dopo la devastante stagione del populismo, del sovranismo e del nulla della politica, per dirla con lindimenticabile Mino Martinazzoli.

Ormai è un fatto largamente acquisito e storicamente accertato. La Democrazia Cristiana non c’è più e non rinascerà più – perchè, come disse giustamente Guido Bodrato, la DC è stata soprattutto un fatto storico, cioè una esperienza politica che poteva nascere e decollare in un particolare contesto storico – ma i democratici cristiani esistono ancora. Eccome se esistono. Non solo come persone fisiche che provengono da quella esperienza politica, culturale ed organizzativa, ma anche, e soprattutto, come modo dessere in politica e come ricostruire una cultura di governo in una società complessa ed articolata come quella contemporanea.

Certo, senza fare paragoni comici e persin grotteschi come quello di individuare nel partito di Grillo e di Conte un sorta di continuità con lesperienza democristiana. Su questo versante simpatico e divertente, una sola considerazione: il populismo politico, il trasformismo politico e lopportunismo parlamentare non sono mai rientrati nel dna della DC. E questo lo dico facendo una osservazione politica nobile perchè se dovessimo fare un confronto sulla classe dirigente o sulla cultura di riferimento dei due partiti sarebbe consigliabile chiudersi in un triste e melanconico silenzio…

Ma, al di là del partito populista dei 5 stelle, quello che vale la pena evidenziare è che nella ricostruzione di un centro politico in vista delle ormai prossime elezioni nazionali e dopo il sostanziale fallimento del populismo – anche se continua pericolosamente a circolare nelle viscere culturali e sociali del nostro paese – il comportamento, lo stile, la cultura e il modo dessere dei democratici cristiani continuerà ad essere straordinariamente attuale nel declinare il nuovo progetto di governo. Perchè la vera scommessa non è riconducibile solo alla provenienza personale dei protagonisti del futuro soggetto politico, ma nel come si tradurrà concretamente il progetto di cui il paese ha bisogno in questo particolare momento storico. Perchè di fronte alla persistente radicalizzazione del conflitto politico che domina attualmente la geografia politica italiana, è del tutto naturale che si impone, quasi per necessità, la formazione di uno spazio politico che metta definitivamente in discussione quella radicalizzazione che resta la base della crisi del nostro sistema.

Un modello che vede, soprattutto dopo lirruzione del populismo anti politico con le elezioni del 2018 e laffermazione dei 5 stelle, la sostanziale delegittimazione morale e politica del nemico. Da annientare e non con cui confrontarsi, come avviene nelle normali democrazie europee. E il sovranismo nazionalista da un lato e il populismo qualunquista, giustizialista e manettaro dallaltro non possono essere i modelli attorno ai quali si ricostruisce la credibilità della politica italiana e la solidità delle nostre istituzioni democratiche. Nel confronto quotidiano e, soprattutto, nella normale cultura di governo.

Per questi semplici motivi, ormai evidenti anche agli innumerevoli ex teorici del populismo anti politico, il metododemocristiano si imporrà nellagenda politica italiana. Anche in assenza, come ovvio, di una presenza politica ed organizzativa lontanamente paragonabile a quella della Democrazia Cristiana. Perchè il patrimonio culturale, lesperienza politica, lo stile – lo ripeto ancora una volta -, e il modo dessere dei cosiddetti democristianicontinuerà ad essere forse lunica vera risorsa per risollevare le sorti di un paese dopo la devastante stagione del populismo, del sovranismo e del nulla della politica, per dirla con lindimenticabile Mino Martinazzoli.