LA DERIVA DEI 5 STELLE. L’ITALIA PAGA L’INCOERENZA E LA FRAGILITÀ DEL LORO PROGETTO POLITICO. 

1940

Sappiamo che sono stati i teorici e i sostenitori concreti della tesi goliardica e ridicola “dell’uno vale uno”. Sappiamo anche, però, che sono un partito trasformista ed opportunista. L’ultima mossa, a tarda serata, innesca un processo di estrema fibrillazione, foriero di gravi rischi. Ora, si vuole realmente chiudere la brutta e decadente stagione del populismo nel nostro paese, è indispensabile attivare una iniziativa politica che sia in grado di isolare prima e di sconfiggere poi quella deriva e quella sub cultura politica.

Certo che diventa sempre più difficile decifrare e scrutare chi sono realmente i 5 Stelle. Oggi. Dunque, quello che sappiamo è che sono il partito populista per eccellenza nel panorama politico italiano. Sappiamo che il “vaffa Day” è stato, da sempre, il vero ed autentico collante ideologico, culturale, etico e politico del loro programma di governo. Sappiamo che hanno sostenuto tesi strampalate, grossolane, squisitamente antidemocratiche e anti liberali. Sappiamo che sono stati un partito giustizialista, manettaro, demagogico e profondamente anti politico. Per loro stessa ammissione. Sappiamo che sono stati i teorici e i sostenitori concreti della tesi goliardica e ridicola “dell’uno vale uno”. Sappiamo anche, però, che sono un partito trasformista ed opportunista. L’ultima mossa, a tarda serata, innesca un processo di estrema fibrillazione, foriero di gravi rischi. 

Occorre ricordare che nel tempo hanno stretto alleanze di governo, pur di restare al potere, con chicchessia senza la benchè minima difficoltà politica. Cioè con tutto e il contrario di tutto. E, al riguardo, senza alcun dibattito politico, culturale e di natura programmatica. Sappiamo, infine, che hanno rinnegato tutto ciò – ma proprio tutto e non vale neanche la pena di soffermarsi su questo versante – che hanno predicato, urlato, giurato e promesso in tutte le piazze italiane per svariati lustri. Ora, per non limitarsi a fare un elenco di cose stranote e straconosciute dalla pubblica opinione italiana, restano aperte due domande di fondo che ci permettiamo di avanzare da queste colonne.

Innanzitutto qual è il partito o la forza politica democratica, riformista, di governo e popolare che vuole intraprendere un percorso di alleanza con un partito populista nel suo dna e trasformista nella sua pratica quotidiana? Qual è il partito o la forza politica che pensa di elaborare un programma di governo con una formazione del genere guidata da un leader – si fa per dire – che nell’arco di questi 2/3 anni si è definito un populista, poi un cattolico democratico, poi un cattolico di sinistra, poi un avvocato del popolo, poi un anti sistema, poi un garante delle istituzioni e infine anche un difensore dei ceti popolari? È persin ovvio che sorge una banale domanda: ma chi sono oggi questi 5 Stelle? Per chi ha le idee chiare nel centro destra o nel campo della sinistra forse è giunto il momento di dirlo con chiarezza. Anche perchè è difficile saperlo da un partito trasformista ed opportunista.

In secondo luogo se si vuole realmente chiudere la brutta e decadente stagione del populismo nel nostro paese, è indispensabile attivare una iniziativa politica che sia in grado di isolare prima e di sconfiggere poi quella deriva e quella sub cultura politica. Non esiste un’alternativa concreta a questo percorso. Fuorché non si voglia contribuire ad individuare nella prassi populista, demagogica, giustizialista e manettara una prospettiva politica con cui è possibile costruire concretamente un programma di governo credibile e realmente percorribile.

Ecco perché, quando si parla del populismo da sconfiggere e da archiviare – cioè del partito di Grillo e di Conte – si parla di come rapportarsi con i 5 Stelle. E questo ancora al di là di ciò che stanno mostrando in questi giorni – e soprattutto nelle ultime ore – nei confronti del Governo Draghi. Gli equivoci, le doppiezze e gli atteggiamenti balbettanti non sono più tollerabili. Serve, adesso, chiarezza e, soprattutto, è necessaria la coerenza del proprio progetto politico. Soprattutto per quelle forze e quei partiti che vantano di appartenere rigorosamente all’area democratica, riformista, di governo e ancorati ai principi e ai valori costituzionali.