La Disinformazione è la tattica dello Zar.

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Il pensiero strategico russo e cinese sul cyberspazio attribuisce enorme importanza alle attività di disinformazione, influenza e manipolazione psicologica: per gli esperti russi e cinesi lo scopo primario delle aggressioni cibernetiche è aggredire la mente dellavversario. Una guerra non dichiarata che si combatte anche in tempo di pace.

Con i nuovi mezzi di comunicazione e con le discussioni che diventano sempre più globali, può diventare difficile riconoscere una fake news, capire la differenza tra disinformazione accidentale e disinformazione deliberata.

Da quando Facebook è stato accusato di guidare le preferenze di voto nella campagna presidenziale degli Stati Uniti del 2016 si è aperto un nuovo problema per gli Stati.

Questi ultimi, negli anni, hanno potuto appurare come le operazioni di influenza russa abbiano avuto come obiettivo quello di diffondere una realtà alternativa di fronte alle principali questioni geopolitiche.

Per fare ciò, le “fabbriche di troll” russe sono diventate dei veri e propri pilastri della guerra dell’informazione, andando a finanziare, in molti casi, partiti anti sistema. Una guerra portata avanti per poter danneggiare i candidati che potrebbero essere più critici nei confronti di Mosca e per favorire i loro oppositori filo-russi. Una guerra non dichiarata che si combatte anche in tempo di pace e che ha, fra i suoi obiettivi, la manipolazione dell’opinione pubblica.

Il pensiero strategico russo e cinese sul cyberspazio attribuisce enorme importanza alle attività di disinformazione, influenza e manipolazione psicologica: per gli esperti russi e cinesi, infatti, lo scopo primario delle aggressioni cibernetiche è aggredire la mente dell’avversario. Non una novità se si considera che, fin dall’epoca zarista, si sono usati tali sistemi. In epoca sovietica la “Dezinformacija” era tra gli strumenti utilizzati da Mosca per creare divisioni e instabilità all’interno del mondo occidentale.

Oggi questo sistema viene utilizzato nei confronti dell’opinione pubblica europea, per veicolare, attraverso leader compiacenti, i seguenti messaggi: “L’Europa é invasa da immigrati e profughi provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa che sono fuori controllo. Putin è l’ultimo baluardo contro questa crisi”. “L’Europa, e l’Occidente in generale, sono società decadenti sotto il profilo morale”. “Gli Stati Uniti e il complesso militare-industriale americano vogliono dominare il mondo”.

Tutto questo creando varie teorie del complotto (o della cospirazione) per accrescere l’ostilità dei cittadini nei confronti delle élites e creando l’idea di una destra alternativa globale di cui il presidente russo sarebbe uno dei leader. Una delle teorie più diffuse in Russia è quella secondo la quale fu l’Occidente guidato dall’America a mettere in ginocchio la Russia negli anni ’90. L’obiettivo principale dell’Occidente era lo scioglimento della nuova Russia, proprio come lo fu una volta il crollo dell’Unione Sovietica.

La NATO è diventata il principale spaventapasseri in questa narrazione. E tutti coloro che aspiravano ad entrare nella NATO, come Georgia e Ucraina, erano considerati traditori e potenziali nemici della Russia. Ora questa potenza di fuoco si sta concentrando sulle elezioni francesi e sulla creazione di un movimentismo filo putiniano in Italia. Bisognerà stare molto attenti e creare una contraerea che possa diventare un baluardo contro questo tipo di populismo ed estremismo.

Non possiamo permettere che il nucleo fondamentale dell’Ue venga conquistato da figure che operano all’interno di un sistema democratico con l’intento di farlo saltare. E non possiamo permettere all’Italia di essere confusa nelle sue scelte da quel “partito di Putin” che oramai nel nostro paese comprende una vera e propria struttura organizzata, con mezzi economici, gruppi dirigenti e leader. Perché, come diceva Berlinguer, mi sento più sicuro vivendo nell’area della Nato.