La Fao per un’alimentazione più sana e nutriente

Della messa a punto di un’agenda alimentare nell’ambiente urbano si parlerà il 7 marzo prossimo a Roma quando la Fao lancerà ufficialmente una campagna di sensibilizzazione in questo senso.

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Articolo già apparso sulle pagine dell’Osservatore Romano a firma di Annalisa Antonucci

Chi vive in città deve poter avere accesso a cibi sani e freschi così come chi vive in ambienti rurali. È questa la ricetta per contrastare l’obesità che aumenta nel mondo allo stesso ritmo della fame. Un appello alle amministrazioni comunali a lavorare in favore di un’alimentazione più sana e durevole arriva dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao).

Il 55 per cento della popolazione mondiale infatti vive ormai nelle zone urbane ed entro il 2050 la percentuale raggiungerà il 68 per cento tenendo conto che stiamo andando verso una forte urbanizzazione che riguarda sia l’Asia che l’Africa. È dunque in un contesto urbano che la maggior parte delle persone vivono, mangiano, consumano acqua e producono rifiuti.

Nel corso degli ultimi anni, inoltre, sottolinea la Fao, la fame è aumentata così come le persone obese. Il sovrappeso e l’obesità, ha avvertito il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, «sono in crescita ovunque ma soprattutto nelle zone urbane dove le persone sono più esposte al consumo di  cibi trasformati, di peggior qualità, ricchi di acidi grassi, zuccheri e sale». Per questo l’Organizzazione delle Nazioni Unite invita le amministrazioni locali a mettere in atto sistemi alimentari che permettano di accedere a cibo sano e nutritivo e che preservi le risorse naturali e la biodiversità del pianeta.

Secondo Da Silva non è più possibile considerare le zone rurali e quelle urbane come dissociate. Serve, invece, un approccio territoriale che sia un «unicum rurale-urbano». Per il capo della Fao, gli abitanti urbani non possono essere considerati meri consumatori di prodotti alimentari e le comunità rurali non dovrebbero essere considerate esclusivamente come produttori di alimenti. Dunque, secondo la Fao, l’obiettivo è garantire agli agricoltori un migliore accesso ai servizi, alle infrastrutture e ai mercati e allo stesso tempo creare condizioni che permettano ai cittadini di consumare alimenti freschi grazie alla creazione di canali di approvvigionamento brevi con un’agricoltura che insiste sulle zone urbane o appena periferiche. 

Della messa a punto di un’agenda alimentare nell’ambiente urbano si parlerà il 7 marzo prossimo a Roma quando la Fao lancerà ufficialmente una campagna di sensibilizzazione in questo senso.

Da Silva ha infatti rilevato come l’80 per cento di tutti gli alimenti prodotti nel mondo sono ormai consumati nelle città. «I consumatori urbani posso quindi costituire un punto di forza per promuovere la trasformazione verso una produzione agricola durevole secondo gli obiettivi del programma Onu 2030».