La grande forza dell’economia di comunione, ossia dell’economia civile

L’Economia Civile ha questa ambizione, quella di porre i semi per il cambiamento del mondo”.

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Articolo già apparso sulle pagine di Servire l’Italia

Dal 29 al 31 marzo si svolgerà a Firenze il Festival dell’Economia Civile (vedi l’interessante programma su www.festivalnazionaleeconomiacivile.it/economia-civile/).

Gli organizzatori, guidati dagli economisti Leonardo Becchetti, Luigino Bruni e Stefano Zamagni, sottolineano:
“L’economia civile è un’invenzione italiana; un modo diverso di guardare alla realtà economica e un insieme di prassi imprenditoriali, che affondano le radici nella cultura economica e nella storia imprenditoriale dei nostri comuni. La scienza economica, alle sue origini, aveva però come obiettivo la fede pubblica, ovvero la felicità delle nazioni, ma con l’avvento della prima rivoluzione industriale la ricerca della pubblica felicità è stata sostituita dalla ricchezza delle nazioni.

Il modello economico dominante con i suoi limiti ci ha poi portato al paradosso di una ricerca della ricchezza economica che produce oggi una ricchezza senza nazioni e nazioni senza ricchezza e senza qualità del lavoro.
L’Economia Civile vuole ritornare a quella ‘fede pubblica’, promuovendo una nuova generazione d’imprenditori ‘più ambiziosi’ e generativi che guardano non solo al profitto, ma anche all’impatto sociale delle loro azioni e che incarnano le loro azioni nelle tante nuove forme emergenti d’impresa, come le imprese cooperative, le imprese etiche e socialmente responsabili. Noi vogliamo partire da qui, da questo Festival, per una affascinante missione di cambiamento del Paese, nel quale si può realizzare anche la ricchezza di soddisfazione e di senso della nostra vita.

L’Economia Civile ha questa ambizione, quella di porre i semi per il cambiamento del mondo”.
Sabato scorso il Papa ha parlato a 7.000 membri della Confcooperative, il mondo della cooperazione “bianca” che compie 100 anni (3,2 milioni di associati a 19.000 cooperative con 66 miliardi di fatturato annuo). Le loro “radici” risalgono agli anni ’80 del 1800, quando nel Veneto “esplode” il fenomeno del lavoro cooperativo ed è notato e studiato da Giuseppe Toniolo. Questi lo “trasmette” con entusiasmo a Leone XIII ed è così che nasce la “Rerum novarum”. Nel 1896 il giovane sacerdote Luigi Sturzo partecipa presso l’Università Gregoriana alle lezioni di economia sociale del Toniolo.

Ritorna a Caltagirone e inizia a “fare scuola” nell’economia della sua città, dimostrando quanto sia valida la rivoluzione pacifica del Cristianesimo. Nel secondo dopoguerra, Igino Giordani – uno dei collaboratori più stretti di Sturzo nel Partito Popolare Italiano – fonda con Chiara Lubich il Movimento dei Focolarini e dalla comunità di Loppiano parte l’idea dell’Economia di Comunione, gemella dell’Economia Civile, di cui si parlerà a fondo nel Festival di fine mese a Firenze.

Cambiare il mondo sarà difficile entro questo secolo, ma intanto iniziamo dall’Italia, culla della “vera economia equa e solidale”, che si dovrà realizzare con i valori morali e liberali (non liberisti) testimoniati da “giganti” del pensiero cristiano come Toniolo e Sturzo.