La guerra del gas. Una nuova arma strategica?

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L’inverno sta arrivando, così come la maggiore richiesta di gas per i riscaldamenti. La Russia offre una risposta concreta e immediata, ma tale generosità ha il sapore di una “manipolazione di mercato”, quella di un Paese che potrebbe utilizzare le necessità altrui a suo favore.

 

Danilo Campanella

 

Ai tempi della guerra fredda c’erano trame, intrighi, misteri. C’erano agenti segreti, col volto coperto dal bavero dell’impermeabile; uomini loschi che si scambiavano informazioni negli angoli bui, in quei quartieri adatti solo alla vita dei ladri, degli assassini e dei cospiratori. Oggi non è più così. Con internet tutto è cambiato. Nel villaggio globale ogni account è una finestra nella vita dell’altro; ognuno di noi è una potenziale spia e le informazioni, vere o false, sono alla portata di tutti, senza bisogno di intermediari. Il KGB faceva spesso uso delle “trappole al miele”: a volte erano sesso, altre volte erano informazioni.

 

Oggi si usa l’energia. “L’inverno sta arrivando” ripete allarmisticamente la narrazione nella celebre serie televisiva de Il trono di spade. E l’inverno giunge anche per noi, col suo vento freddo che stavolta sembra avere l’odore del gas. Il maggior produttore di questo combustibile sono gli Stati Uniti, seguiti dalla Russia e dall’Iran. La Russia, grazie alla sua vicinanza con i Paesi europei, svolge un ruolo importante nell’approvvigionamento di gas naturale. Alla vigilia dell’anno 2022, in un momento in cui il costo dell’energia sale, a causa della crisi economica post-Covid19, la Russia si offre come salvatrice dell’Europa. Putin aumenterà le forniture di gas, provvedimento che farà comodo a tutte le nazioni e in particolare alla Germania: grazie al progetto russo Nord Stream 2, il nuovo gasdotto che aggira il territorio ucraino, i tedeschi potranno godere in maniera diretta del prezioso gas russo.

 

Nella nostra attuale economia, ancora così energivora, ossia dipendente da fonti quali gas naturale, petrolio, energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari, persino dal sorpassato carbon fossile, un’economia verde, a zero emissioni, appare ancora un miraggio, giustificando il “bla bla bla” dei governi secondo le recriminazioni dell’attivista-bambina Greta Thunberg, governi che ancora non riuscirebbero ad aggirare la dipendenza delle nostre società dalle antiche ed inquinanti forme di energia.

A ottobre 2021 in Italia la bolletta del gas è aumentata del 14,4% rispetto al prezzo di settembre. La richiesta di gas cresce e alcuni Paesi pur di non aumentarne il costo ai propri cittadini, già umiliati dalla recessione e dalla pandemia, preferiscono riaprire le centrali a carbone. Il solare e l’eolico, su cui tanti avevano riposto la loro fiducia, hanno tradito le aspettative di chi, come l’Inghilterra, vi aveva investito tanto. Gli Stati Uniti, dal canto loro, potrebbero esportare più gas in Europa ma, attualmente, non hanno i mezzi per aumentare la fornitura.

L’inverno sta arrivando, così come la maggiore richiesta di gas per i riscaldamenti. La Russia offre una risposta concreta e immediata. Una tale generosità, tuttavia, ha il sapore di una “manipolazione di mercato”, quella di un Paese che potrebbe utilizzare le necessità altrui a suo favore. Il gas sarà una nuova arma strategica? Chiaramente, come la Russia oggi è disponibile ad aumentare la fornitura di energia, sotto forma di gas naturale, è altrettanto verosimile che un’eccessiva dipendenza dalla sua generosità causerà forti problemi all’Occidente, nel caso in cui Putin o il suo successore, per ragioni politiche, un giorno, decideranno, di colpo, di chiudere quei rubinetti con la stessa velocità con cui li avevano aperti.