La metamorfosi di Zingaretti

La metamorfosi auspicata per Zingaretti è presto detta: da cozza a gabbiano.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’articolo di Rodolfo Carelli

La metamorfosi auspicata per Zingaretti è presto detta: da cozza a gabbiano. In Assemblea nazionale la prima metà è fatta, Zingaretti ha rinunciato alla caratteristica essenziale della cozza di restare saldamente attaccata alla roccia, all’istituzione di volta in volta ricoperta con lusinghevoli risultati. Ma non è questo il solo merito di essere cozza perché ha in sé la polpa essenziale per proporsi alla guida del PD: è l’unico leader nazionale del PD che per due volte consecutive si afferma alla guida della regione e per tre volte consecutive, compresa la provincia, vince in controtendenza rispetto all’andamento generale del partito, un segnale di apprezzamento che un partito serio non può disattendere specie nei momenti di difficoltà.

La metamorfosi necessaria è quella di trasformarsi in gabbiano di volare alto senza mai perdere di vista la sua base di appoggio. La turnazione dei leader sempre più accelerata sconsiglierebbe di fare il gran passo e attendere momenti migliori, ma un leader non occasionale che ambisca ad essere uno statista per il suo Paese e di essere riconosciuto come tale, deve mettere in conto una svolta radicale capace di aggredire le cause di una democrazia sempre più formale, con possibile perdita della sua anima profonda, che le consente di avere ragione dello tsunami di portata globale ed epocale, di cui la più vistosa sfida è quella di una migrazione di massa. C’è un neologismo che in sé racchiude esemplarmente le due polarità in crescente attrito, quella globale e quella locale, ed è la parola GLOCALE che ha in sé una risposta essenziale: inizia con GL di globale, la bocca di una balena che tutto sembra ingoiare ma, che si ferma alle prime due lettere, alla cui chiusura si oppone un perno orizzontale tutto intero quel LOCALE che ha radici profonde e difficili da ingoiare, tanto da essere sputato fuori ancora integro come Pinocchio dalla balena.

Ebbene, tornando a noi, esplicito qualche esempio utile alla metamorfosi da cozza in gabbiano che auspichiamo per Zingaretti. Parto da un dato di fatto che non gli può sfuggire. E’ materialmente impossibile ricoprire ambedue gli incarichi, quello in regione e quello nazionale nel PD. Ebbene a mio avviso l’autonomia statutaria regionale consente di sciogliere questo nodo gordiano che impedisce l’osmosi di classe dirigente dal basso verso l’alto, vera barriera istituzionale analoga per i sindaci e i Presidenti poiché comporta lo scioglimento delle rispettive assemblee elettive. Una tale scelta ha un enorme rilievo costituzionale perché è a fondamento dello Stato delle autonomie, anche per non improvvisare incarichi perfino di governo ad illustri sconosciuti o a conosciuti fin troppo in altre faccende affaccendati.

Evito per problemi di spazio di enumerare le scelte costituzionalmente corrette per un avvicendamento senza traumi e vengo ad un secondo punto altrettanto dolente. Qual è stato l’elemento scatenante dell’odio verso la casta, di cui perdurano le condizioni, a cui si vorrebbe mettere riparo con il limite di due legislature, restando fisso e garantito il neocentralismo privato antidemocratico? Tempo una legislatura ci sarà il sollevamento contro i nuovi titolari della casta! Altro che “Centralità del Parlamento” che non può essere riaccreditata sbandierando la sola bandiera della guerra ai vitalizi, vera e propria foglia di Fico. Siamo reduci dal più grave attentato alla democrazia parlamentare, quel passaggio dagli eletti ai nominati, recidendo alle fondamenta l’anima delle istituzioni parlamentari, il rapporto di fiducia costante tra eletti ed elettori, una nefandezza che accomuna chi lo ha approvato per primo ed anche tutte le oligarchie che ne hanno beneficiato, un’omissione ancora più riprovevole della mancata disciplina del conflitto d’interessi.

Trovandoci nel Lazio, con capoluogo Roma, come far passare sotto silenzio, nel mentre si tuona contro i costi della politica, che la prima misura essenziale è un rapporto ravvicinato di fiducia personale tra eletti ed elettori per non dover ricorrere al incauto connubio tra potere politico ed economico, legale e non, le cui metastasi vedono protagonista principale, non unica, Roma? È possibile tollerare che ci siano nella aree metropolitane, città e regioni con circoscrizioni elettorali come Roma e Provincia che oltrepassano i 4 milioni abitanti? La regione può fare nel suo seno quest’opera di bonifica attraverso una fase costituente che ne farebbe un’esperienza pilota in tutta Italia insieme, con l’elaborazione di un nuovo federalismo di poteri decentratati ben oltre le pretese dei progressisti del nord mirati a trattenersi quote maggiori dei loro apporti fiscali alla faccia della solidarietà sbandierata in campagna elettorale.