LA MIOPIA DI NON GUARDARE OLTRE LO STECCATO

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Rivolgersi ai propri cari è un obbligo per chi fa politica. Ma non riuscire a guardare oltre lo steccato è il segno di una miopia che si rischia di pagare cara.

 

Marco Follini

 

C’è una doppia deriva identitaria in corso. A destra si pratica il linguaggio prefettizio su rave e migranti, si immagina di dettare i nuovi palinsesti televisivi, si cambia nome ai ministeri. A sinistra si archivia quel che resta dell’agenda Draghi e si scommette tutto su un anelito di pace disancorato dalle scelte che la comunità internazionale e il nostro stesso Parlamento si apprestano a dover fare.

 

Naturalmente sto mettendo insieme, un po’ alla rinfusa, argomenti diversi, diversissimi. Che per in qualche modo però alludono, tutti, a una tendenza comune. Si tratta di quella che con definizione antica e desueta si sarebbe chiamata “radicalizzazione della lotta politica”. E cioè la tendenza di ognuno a parlare quasi solo ai propri seguaci senza riservare nessuna attenzione non dirò agli avversari ma neppure agli indecisi.

 

Questa tendenza vorrebbe esprimere certezza e fiducia. E invece a me sembra indicativa di una certa fragilità degli schemi che vanno per la maggiore. Rivolgersi ai propri cari è un obbligo per chi fa politica. Ma non riuscire a guardare oltre lo steccato è il segno di una miopia che si rischia di pagare cara. L’applauso momentaneo della propria parte di platea infatti non compensa mai la diffidenza di tutti gli altri. Cosa che dovrebbe essere resa chiara – fin troppo – dalla quantità di elettori che disertano le urne.

 

Ora, nessuno vuol ridurre la politica a una notte hegeliana popolata solo da vacche grigie. Ma riuscire ad andare oltre la cerchia dei fedeli resta sempre il modo migliore per dimostrare il vigore della propria fede.

Rivolgersi ai propri cari è un obbligo per chi fa politica. Ma non riuscire a guardare oltre lo steccato è il segno di una miopia che si rischia di pagare cara.

Fonte: La Voce del popolo – 11 novembre 2022 – Articolo è qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del settimanale.