La Pasqua ai tempi del Coronavirus

Le nuove piattaforme ci vengono in soccorso in queste settimane di lockdown

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In una nota trasmissione televisiva Massimo Cacciari auspicava la riapertura, nel rispetto del distanziamento sociale e dei dettami governativi, delle librerie, definite dal filosofo “luogo terapeutico per la nostra anima”. In realtà la dimensione culturale sembra essere una chiave di rinascita e di riscatto del Paese più importante di quella spirituale. Il processo di secolarizzazione ha ormai sostanzialmente depennato l’argomento religioso dal dibattito pubblico, relegandolo a un sentimento privato. Invece la religione è sempre stato un collante di tenuta del corpo sociale.

Come ha ricordato Antonio Polito sul “Corriere della Sera”, il fondatore della sociologia Emile Durkheim definiva la religione “una cosa eminentemente sociale”, il modo con cui la comunità costruiva la propria rappresentazione collettiva. Gli uomini sono sempre stati alla ricerca di elementi simbolici e di senso per la propria vita e la religione è sempre stato uno di essi. Durante la settimana Santa, sorge spontanea una domanda. Al netto delle limitazioni e dei disagi imposti dal Coronavirus, si può delegare il senso (profondo e simbolico) del mistero Pasquale ad una diretta streaming? 

Come sappiamo, la Messa è una celebrazione a cui si partecipa, ha bisogno di uno spazio fisico e della presenza fisica del celebrante e dei fedeli. Certo, le nuove piattaforme ci vengono in soccorso in queste settimane di lockdown per poter svolgere una serie di attività a distanza, dalla frequenza scolastica a quella lavorativa, dai contatti con amici e familiari ai tutorial sui temi più disparati. Ma si può credere seriamente che la messa in remoto abbia lo stesso valore “spirituale” di quella in loco? 

Bene hanno fatto il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti e l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, a stigmatizzare le dichiarazioni di Salvini (sulla Pasqua a chiese aperte). E’ evidente come la tutela della salute pubblica sia un interesse primario rispetto alla partecipazione ecclesiale. Allo stesso tempo, appare necessario aggiornare un po’ il repertorio, oltre ai generici appelli sulla bontà dello “stare a casa” e sulla rivalutazione della preghiera personale, che si potrebbe fare “anche in bagno o in cucina”, come suggerito da Rosario Fiorello.