La potenziale forza dei cristiani nel mondo post-pandemia

La questione è delicata, e complessa.

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Il dovere di esserci. Un’affermazione (Giorgio Merlo, qualche giorno fa) che mi sento di condividere. Il problema è come, con quali modalità, con quali strumenti. Già sappiamo quante siano le differenti opinioni, posizioni, valutazioni d’opportunità oggi presenti nel variegato mondo cattolico italiano. Merlo ne cita alcune, dalla mera testimonianza sociale all’ambizione di un nuovo partito di cattolici, alla presenza – per lo più minoritaria – in uno dei partiti esistenti. Non è difficile dire che la prima è una scelta nobile ma non politica, la seconda pare oggi alquanto velleitaria (e infatti già tentata e fallita più volte negli ultimi vent’anni), la terza non particolarmente riuscita in quanto la presenza culturale dei cattolici – non dico di singole personalità bensì di incidenza effettiva nelle scelte – è risultata col tempo sempre più marginale (e il riferimento è in primis al Pd, partito invece sorto per valorizzare e “amalgamare” le sue culture fondative, inclusa, evidentemente, la cattolico-democratica).

Ma il problema, forse il problema maggiore, è il “chi”. Cerco di spiegarmi. Quanto è largo, oggi, il campo dei cattolici non dico praticanti ma almeno interessati alle posizioni e al ruolo dei fedeli nella vita politica del Paese? Quanti, all’interno di uno spettro di suo già non così ampio? E quanti, più in particolare, sentono forte il desiderio di riattualizzare e ricostruire una presenza, anche organizzata, del cattolicesimo democratico? I terreni di lavoro non mancano. Ho altre volte fatto cenno all’Unione Europea. Ma non v’è dubbio che la grave crisi che stiamo affrontando e affronteremo concederà molto spazio a un’idea solidale e sociale della politica, e quindi alla possibilità, per i cattolici democratici, di tornare ad esprimere non solo pensieri profondi e lunghi ma anche, e soprattutto, iniziative concretamente importanti per i cittadini, per la gente comune, potremmo dire – osando citare un Maestro ormai quasi dimenticato – per il popolo.

Le potenzialità ci sono. Ma la base di partenza – dobbiamo riconoscerlo – è invero assai stretta. Sul “come” c’è divisione. Il “chi” non offre numeri entusiasmanti. Bisogna allora andare oltre, nella ricerca.
Vi sono due punti, fra gli altri, sui quali riflettere. Serenamente, senza pregiudizi. Ma anche intensamente. Perché non è affatto detto non si possa alla fine individuare un percorso.
Abbiamo lo straordinario magistero di Papa Francesco durante queste settimane di pandemia. Nelle omelie delle celebrazioni più importanti e soprattutto in quelle del mattino alle 7 egli sta delineando un programma che oserei definire “politico” (dall’unità europea alla lotta contro la disoccupazione, dall’impegno per la salvaguardia dell’ambiente alla netta censura di ogni armamento) che sarebbe assai interessante riprendere e analizzare. Una testimonianza di possibile impegno di cristiani nella politica che deve però, per non rimanere tale, saper mobilitare il maggior numero di coscienze al fine di divenire politicamente incisiva.

Ma abbiamo anche la perplessità di molti cattolici di fronte a quella che ritengono una sorta di cedimento strisciante e progressivo nei confronti dell’Islam, tema divenuto via via più rilevante man mano che negli anni la presenza di una comunità musulmana si è ampliata nel nostro Paese, e in Europa. Un sentiment, o una preoccupazione, che ha facilmente incontrato la furba predicazione di politici e opinionisti appartenenti alla Destra più bieca e oltranzista, abili nello sfruttare a proprio vantaggio questo supposto indebolimento della cattolicità e più in generale della cultura occidentale.

La questione è delicata, e complessa. Facilmente manipolabile e travisabile. Epperò va affrontata. Se davvero si vuole “esserci”, costruire qualcosa che rafforzi la presenza cattolico-democratica. Perché presuppone l’idea – se volete, la scommessa – che non tutti quei cattolici tacciati di tradizionalismo integralista, di settarismo confessionale, di identitarismo reazionario sono poi effettivamente tali: non parlo ovviamente di quelli che occupano posizioni di rilievo, che hanno accesso ai media e guidano così l’offensiva reazionaria contro la Chiesa conciliare e contro il papato attuale, bensì dei semplici fedeli di base, una volta di più, il popolo, o comunque di una parte di essa. Molti fra questi, forse, potrebbero essere recuperabili ad un percorso solidale e affatto conservatore né tanto meno reazionario sol che si sapesse interagire con loro su un piano al tempo stesso intellettualmente alto ed empaticamente intenso sul concetto di identità. Un’identità cristiana che nessuno di noi ha intenzione di annacquare.