LA PRIMA DONNA PREMIER O SOLO…UNA PRIMADONNA? GIORGIA MELONI SOTTO LE LUCI DEI RIFLETTORI.

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“Dopo 15 anni – si legge in questa nota gustosa – la destra torna al potere, in effetti con una impronta più a destra del precedente governo; e ogni mossa può far scivolare verso un campo minato dove il minimo inciampo, trattandosi di cose umane ampiamente prevedibili, diventa catastrofe politica, con pronte le lingue a battere su inefficienza, incapacità, inadeguatezza, ecc…”.

 

II primi 30 giorni di questo primo Presidente del Consiglio donna segna un cambio di passo nei rapporti tra il Presidente e il Consiglio dei suoi Ministri. A fronte della rimbeccata data alla ingenua Serracchiani, diventata virale sul web e pure negli annali delle risposte dei Presidenti del Consiglio ai Deputati – “Le sembra che io stia un passo dietro agli uomini” -, la lezione del primo Consiglio dei Ministri a guida Meloni, con il pasticcio delle norme scritte in fretta e furia, e discusse non in modo approfondito, è stata ben recepita da tutti. La Meloni ha chiarito che è Lei la guida e gli altri seguono, eseguono, propongono, sostengono, suggeriscono: tutti i verbi che volete, escluso quello di guidare e avere il potere, poiché questi spettano a Lei.

Il fatto è che ormai eravamo assuefatti a Presidenti del Consiglio super partes, crocevia di equilibri di potere che si esprimevano in altri contesti, per poi trovare nel Presidente il momento della sintesi. Basta riascoltare le conferenza stampa di presentazione delle leggi di bilancio degli ultimi 10 anni per rendersene conto. L’ultimo che aveva dato l’impressione di voler essere “l’uomo solo al comando” è stato Berlusconi, che però scontava la trappola dell’ego smisurato, il voler primeggiare sugli altri sempre e comunque. Ebbene, la Meloni non entra in competizione con i suoi Ministri, né sembra voler esercitare la funzione di raccordo delle istanze; Lei è il Premier e tale funzione sembra venire da lontano, visto come le viene naturale esercitarla.

Dunque, la conferenza stampa marca nella comunicazione verbale e gestuale tutta la differenza tra l’essere un Premier uomo e l’essere, invece, un Premier donna. Il colore scelto per l’abito non solo – come si dice – “dona”, ma dimostra con tutta evidenza la differenza che esiste con la “grisaglia” maschile, che non osa neanche sulla cravatta. E comunque l’unica donna presente (il ministro o ministra del lavoro) si adegua al grisaglia style. In verità, non prestiamo alcun ricordo degli abiti dei precedenti Presidenti del Consiglio; tuttavia, se devi “marcare il territorio”, e sei la prima a farlo, allora è bene utilizzare tutte le armi a disposizione e tra queste l’abito, che per le donne “fa maledettamente il monaco”. L’ultima a usare quest’arma, nel suo ruolo istituzionale, è stata la Signora Leone (e a seguire la Signora Fanfani).

È Meloni a spiegare la manovra, la portata politica, la visione del Paese che la destra intende perseguire, come pure l’impatto sociale ed economico della legge di bilancio, le prospettive per il futuro. E qui mette un paletto non necessariamente prevedibile per una “arrivata qui per la prima volta”, che suona press’a poco così: sono qui e questo è solo il primo passo del progetto. Nessuna timidezza o deferenza, solo sicurezza e certezza, seppur mitigate dalla disponibilità all’ascolto di proposte successive, poste a miglioramento della legge: ecco la cifra con la quel si presenta e va avanti. Un po’ Thatcher, un po’ Golda Meir e, ancora, un pizzico di Indira Gandhi, tutte Signore dei Governi dei propri Paesi capaci di tirare fuori gli artigli, se serve, e di non mandarla a dire. È il Capo che parla: così a Lei si rivolgono i successivi interventi. Dal “come ha detto chi mi ha preceduto”, corretto ma informale, al “come ha detto il Presidente Meloni”, altrettanto corretto, ma più attento ai rapporti di forza, dove un tempo prevaleva il rapporto paritario del vecchio “primus inter pares”.

Certo, la posta politica in ballo è alta. Dopo 15 anni la destra torna al potere, in effetti con una impronta più a destra del precedente governo; e ogni mossa può far scivolare verso un campo minato dove il minimo inciampo, trattandosi di cose umane ampiamente prevedibili, diventa catastrofe politica, con pronte le lingue a battere su inefficienza, incapacità, inadeguatezza, ecc…Ecco, una ragionevole prudenza occorre sempre e soccorre al momento, purché non diventi uno style di rigidezza ed estraniamento rispetto al Paese, che pure si governa e si rappresenta, sempre ricercando con fatica e costanza quel meglio che è per tutte e per tutti. Allora si staglia all’orizzonte la migliore politica, di cui al capitolo V dell’Enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco, in questi tempi difficili dove alla curiosità della prima donna Premier subentra la diffidenza nei riguardi delle donne al vertice del potere politico. Una migliore “lettura”, questa, di Richelieu o dell’italico Machiavelli.