La questione del centro appartiene anche al Pd

In effetti, potrebbe essere il Pd a farsi interprete degli umori e degli interessi dell'elettorato "intermedio", favorendo implicitamente al suo fianco sinistro la riorganizzazione di una componente più radicale.

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Articolo già pubblicato su https://www.huffingtonpost.it

Nonostante le tesi contrarie, che suonano spesso come una vibrante stroncatura, la riflessione sul centro attira con forza l’attenzione del dibattito politico. Non è morta, anzi sopravvive con tutto il carico della sua problematica formulazione.

Da più parti s’insiste sull’aspetto cruciale della questione. L’editoriale di Panebianco sul “Corriere” ne ha posto ieri in evidenza l’ambiguità che, a fronte del voto del 4 marzo dello scorso anno, segnerebbe il desiderio di un semplice ritorno allo status quo ante.

Tuttavia indietro non si torna, il blocco pentaleghista non si scioglierà facilmente. Per questo bisogna capire se l’alternativa, connessa all’iniziativa di un Pd che Zingaretti vuole più radicato a sinistra, possa sussistere malgrado l’assenza di una forza politica di centro.

In effetti, potrebbe essere il Pd a farsi interprete degli umori e degli interessi dell’elettorato “intermedio”, favorendo implicitamente al suo fianco sinistro la riorganizzazione di una componente più radicale. È la soluzione uscita perdente dal congresso, ma non per questo annichilata nelle sue motivazioni. Sala, sindaco di Milano, ne ripropone il carattere positivo.

Ora, in base a un approccio di sano realismo, il Pd non può trastullarsi nella solitudine delle proprie convinzioni. Anche Zingaretti ha bisogno di un centro autorevole e solido, sebbene al contrario qualcuno sogni di ripristinare tardivamente uno schema dominato dalla sinistra, con piccoli satelliti attorno (tra cui quello dei cosiddetti moderati). Se non si scioglie questo nodo, pare molto improbabile che l’elettorato muti orientamento e favorisca l’astratta esigenza di rivalsa degli sconfitti.

Un segnale, in tempi rapidi, va dato. Altrimenti le elezioni europee, per l’incombenza di questa fragilità di assetto politico, potrebbero consacrare nel sordo frastuono dell’astensionismo la resistenza di una maggioranza incongrua di populisti e sovranisti, abbarbicata al potere e tuttavia adornata di grande forza residuale.