La questione sociale chiama in causa la “sinistra sociale” di matrice cristiana.

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I dati sulla povertà non sembrano suscitare allarme, invece andiamo incontro a rischi molto grandi. L’occidente s’accortoccia in una logica neo malthusiana: le nuove élite impongono il loro modello nell’economia e nel sistema di relazioni sociali. La sfida riguarda direttamente la cultura del popolarismo.

 

 

(Giuseppe Davicino)

 

 

L’allarme lanciato dalla Caritas Ambrosiana secondo cui siamo di fronte a una “pandemia sociale” è caduto pressoché nel vuoto. Non solo non ha avuto eco nelle istituzioni ma neanche nell’area dello stesso cattolicesimo sociale. La sociologa Chiara Saraceno, commentando gli ultimi dati Istat sulla povertà, ha ammesso candidamente sulle colonne di uno dei grandi quotidiani della dinastia Agnelli-Elkann che «l’aumento della povertà assoluta è un effetto diretto delle misure prese per contrastare la pandemia» senza che si sia innescato alcun dibattito sull’opportunità di continuare ad adottare tali misure palesemente distruttive di precisi settori dell’economia oltreché dimostratisi inefficaci dal punto di vista terapeutico.

 

In un tale desolato contesto porre come ha fatto Giorgio Merlo sul Domani d’Italia, con eccezionale capacità di visione, la questione se possa esistere ancora una sinistra sociale” di ispirazione cristiana che si misuri con la “questione sociale” prodotta dalla pandemia, significa, a mio parere, toccare i problemi fondamentali irrisolti di questa fase, e più in generale verificare, come scrive Merlo, “se esiste ancora nel nostro paese una politica in grado di farsi interprete seriamente e convintamente di una situazione che potrebbe, prima o poi, esplodere”.

 

Intanto, mi pare che il “frame”, il quadro interpretativo presentato da Giorgio sia, purtroppo, quello più idoneo a comprendere in che situazione siamo. Lo dico in modo sommario, ma per capirci: dobbiamo esser consapevoli che con le attuali politiche delle principali banche centrali del mondo (con l’eccezione in parte di BoC e BoJ), ormai ridotte a succursali di Big Finance, alla faccia della loro presunta indipendenza, e con la continuazione all’infinito di emergenze artefatte di natura pandemica, cybernetica, ambientale, ufologica e via fantasticando, il rischio di un epilogo non pacifico delle molteplici crisi in corso si rafforza di giorno in giorno. E se e quando, per prima in Francia, dovesse mai scoppiare la rivoluzione, si rischia un effetto domino capace di trascinare il mondo in un nuovo bagno di sangue.

 

Dunque, per evitare un tale epilogo va posta la questione sociale come priorità della politica. Non è un’operazione semplice perché tale questione è stata sommersa da una scala di false emergenze globali che nel dibattito pubblico ormai è quasi vietato criticare: si va da una malintesa questione ambientale, dettata dall’avidità degli ultraricchi e non certo dal rispetto per il Creato, intrisa di maltusianesimo e di obiettivi di demolizione della classe media, alle questioni attinenti la distruzione della famiglia e la negazione fin dalla più tenera età della differenza sessuale, alle questioni che strumentalizzando l’uguaglianza, finiscono per fomentare tensioni su base etnica, di colore della pelle, di religione.

 

Nei fatti in Occidente sono consentite solo più le lotte per tali presunti diritti, che sommergono invece i diritti veri e basilari, quelli sociali e democratici. Occorre recuperare una capacità di organizzazione di altri tempi per dialogare con l’uomo-massa imbottito dai media di false priorità che in realtà gli tolgono quei pochi diritti rimastigli in dote dalle lotte delle generazioni precedenti.

 

Far riemergere la questione sociale come priorità: questa è l’operazione culturale e politica oggi necessaria ma che implica una capacità di autonomia di pensiero e di giudizio da parte del cattolicesimo sociale e politica, a mio parere, tutta da ricostruire. Qui però si gioca la possibilità di una rinascita della sinistra sociale d’ispirazione cristiana.

 

Sul piano contingente affermare la questione sociale come prioritaria significa anche sapersi porre in un atteggiamento di critica e di proposta. Finché, ad esempio, la deflazione salariale (gli stipendi tenuti al minor livello possibile per favorire le esportazioni) sarà considerata un elemento di forza del sistema economico, non ci sarà possibilità di arrestare l’aumento delle disuguaglianze.

 

E tutti i progetti che avanzano a livello globale, approfittando dell’emergenza sanitaria infinita e delle inaudite possibilità della tecnologia digitale per imporsi, mirano a impoverire, espropriare, controllare e soggiogare le persone e le classi sociali intermedie, a togliere ai molti il poco che hanno per concentrarlo nei pochi già ricchissimi. Un nuovo “socialismo reale” alla base per alimentare il liberismo sfrenato del vertice.

 

Su queste basi come potrà essere disinnescata la questione sociale?

 

Per questo credo che dobbiamo sentire come nostro preciso compito e responsabilità storica, quello di farci carico della questione sociale sommersa, mettendoci in gioco come popolari e cattolici democratici.