La ricerca italiana affina le armi contro il tumore al seno

Accanto allo screening mammografico, dunque, che oggi può contare su apparecchiature sempre più sofisticate, ora si aggiunge la possibilità  di una prevenzione anche di tipo farmacologico.

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L’articolo appare nella edizione odierna del quotidiano “Conquiste del lavoro” a firma di Liliana Ocmin

La pubblicazione dei risultati di un recente studio italiano sulla  rivista ufficiale dell’Asco-American Society of Clinical Oncology apre una nuova frontiera nel campo della pratica clinica e delle terapie post-intervento del tumore femminile per eccellenza, il tumore al seno. Non solo,  ed è questa la novità importante, lascia più di uno spiraglio anche per quanto riguarda la prevenzione primaria di questo carcinoma. La diagnosi precoce, come sappiamo, è un’arma importantissima contro il cancro al seno ma, nonostante le numerose campagne e i vari programmi gratuiti che ogni anno vengono organizzati, è ancora esiguo il numero di donne in Italia che si sottopongono agli esami per la sua diagnosi precoce. Esistono, inoltre, grandi differenze territoriali nello screening mammario tra il Nord, il Centro e il sud Italia, un gap che va colmato al più presto, così come bisogna estenderlo anche alle donne in età più giovane, quelle tra i 40 e i 49 anni, range in cui qualche anno fa è stata riscontrata un’incidenza molto elevata.

Accanto allo screening mammografico, dunque, che oggi può contare su apparecchiature sempre più sofisticate, ora si aggiunge la possibilità  di una prevenzione anche di tipo farmacologico. I ricercatori italiani, guidati da Andrea De Censi – riporta un’agenzia di stampa dello scorso 12 aprile – direttore di Oncologia medica agli ospedali Galliera di Genova e consulente scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo), hanno dimostrato che la somministrazione per soli 3 anni di basse dosi (5 milligrammi al giorno) di tamoxifene, il farmaco preventivo più studiato per il cancro al seno, diminuisce del 50% il rischio di recidiva e del 75% il rischio di un nuovo tumore all’altra mammella con effetti collaterali molto ridotti.

L’effetto protettivo del tamoxifene ad alte dosi, attualmente utilizzato, però produce elevata tossicità, aumenta il rischio di tumore all’endometrio e provoca diversi problemi di ordine ginecologico e sessuale. Lo studio, che è stato effettuato in centri oncologici di diverse città, selezionate in maniera da abbracciare l’intero territorio dello stivale, ha riguardato “donne con cancro della mammella non invasivo (carcinoma duttale in situ, carcinoma lobulare in situ, iperplasia lobulare atipica), già sottoposte a intervento chirurgico ed eventuale radioterapia. Le pazienti sono state suddivise in 2 gruppi, rispettivamente trattati con basse dosi di tamoxifene o placebo per 3 anni, e sono state seguite per un periodo di follow-up di circa 5 anni. Le pazienti trattate con il farmaco a basse dosi hanno mostrato il 52% in meno di ripresa di malattia o nuovo tumore rispetto alle donne che hanno assunto placebo. Inoltre, gli effetti collaterali più gravi del farmaco sono stati addirittura più numerosi tra le donne a cui è stato somministrato placebo che nelle pazienti in osservazione con tamoxifene a basse dosi, probabilmente dovuto ad altri fattori come, ad esempio, l’età della donna”.

Buone notizie dunque anche per quanto riguarda la prevenzione nelle donne sane e ad alto rischio di sviluppare un tumore al seno. Su questo, infatti, si stanno concentrando gli sforzi dei ricercatori al fine di mettere a punto una terapia che risponda a questi obiettivi.  Nel frattempo si prepara l’importante appuntamento annuale della “Race for the cure”, promossa dalla Susan G. Komen Italia, organizzazione basata sul volontariato in prima linea nella lotta ai tumori del seno, che si svolgerà a Roma dal 16 al 19 maggio e, in contemporanea, a Bari e poi in altre città nel mese di settembre (Bologna, Brescia, Matera e Pescara). Gli obiettivi della Susan G. Komen vanno dagli investimenti nella formazione, nella ricerca e nella promozione della prevenzione e dell’adozione di stili di vita sani, fino alla tutela del diritto alle cure di eccellenza per ogni donna col tumore al seno e all’offerta di servizi per migliorare la qualità di vita dopo il tumore. Le risorse economiche dell’organizzazione provengono da donazioni di privati, aziende ed istituzioni che nel corso degli anni hanno permesso di investire 17 milioni di euro per la realizzazione di 850 nuovi progetti di prevenzione e supporto alle donne operate, realizzati in tutto il Paese. Gli studi e la ricerca restano, dunque, azioni indispensabili per contrastare questo male e affrontarlo nella maniera più giusta e idonea, uno sforzo che possiamo sostenere anche noi facendo una donazione (www.komen.it) e soprattutto sensibilizzando le lavoratrici a sottoporsi agli esami diagnostici che rappresentano oggi un’arma potentissima contro il cancro al seno e tutti gli altri tipi di tumore.