La santa follia di Giorgio La Pira. Il documentario di Monica Mondo in onda mercoledì 22 su TV2000.

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Per gentile concessione pubblichiamo l’articolo, apparso sull’Osservatore Romano del 18 settembre u.s., che presenta il documentario sul Sindaco santo.

Edoardo Zaccagnini

Ogni parola del documentario La santa follia — in onda su Tv2000 mercoledí 22 settembre alle 21:40 — non è utile soltanto alla ricostruzione della personalità, del carisma e della bellezza di Giorgio La Pira: che siano le parole contenute nei testi enunciati da Monica Mondo — ideatrice e narratrice di questo progetto — oppure quelle incastonate nelle riflessioni dei tanti intervistati, tutte insieme formano una lezione da cogliere, un insegnamento da appuntare nel cuore, una guida per nulla invecchiata. Sono parole importanti, come gioia, essenzialità, donazione di sé. Come umiltà, libertà, coraggio e testimonianza. Come visionarietà ma anche concretezza, come modernità, innovazione, giustizia e umanità. Se ne potrebbero estrapolare molte altre, man mano che scorre questo denso omaggio a un «cristiano con la schiena dritta», come lo definisce Mario Primicerio, amico di La Pira e Presidente della Fondazione che porta il suo nome. 

Ma già queste sono sufficienti a delineare l’enorme ricchezza contenuta in quest’uomo che è stato docente universitario (istituzioni di diritto romano) e politico di prezioso aiuto al lavoro della Costituente (ne parla il costituzionalista Ugo De Siervo); «uomo chiave nella ricostruzione», precisa Monica Mondo, e poi sottosegretario, deputato, due volte sindaco di Firenze, anche se era siciliano di nascita. Una persona, però, che prima di tutto, sempre, qualsiasi cosa facesse, partiva dal Vangelo. «Gli premeva comunicare la presenza di Dio agli altri — ricorda il giornalista Luigi Bardelli — e non perché si mettesse a fare lezioni, ma perché era forgiato su quello». «Quella del battesimo è la mia sola tessera», ripeteva spesso La Pira, e in modo esemplare, deciso, coraggioso, libero, lo portava nel mondo, nella vita e nella politica, con quel sorriso che attraversa le tante foto di lui presenti La santa follia: quasi sempre in mezzo alla gente. Perché «Il mondo era il luogo della sua santità», sintetizza efficacemente l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, anch’egli testimone di questo ritratto articolato in cui altre parole fondamentali sono comunità, missione, e uno slancio continuo, sostenuto dalla fiducia e nell’impegno per una pace senza confini, da cercare con il dialogo e l’incontro, con i viaggi come quello in Unione Sovietica, nel 1959, o in Vietnam, del 1965: per parlare con Ho Chi Minh. 

Era un cristiano vero, La Pira, che non aveva paura di denunciare le ingiustizie che vedeva, che sapeva operare in modo diretto, «dirompente», da «anima libera», «fuori dalle correnti della DC», spiega Eugenio Giani, presidente della regione Toscana, sempre per il sostegno, l’emancipazione della popolazione, dei poveri, dei fragili, per i quali si è battuto da quando comprese, spiega ancora l’arcivescovo Betori, «che la fede ha necessità di entrare nei gangli viventi della società, che occorre cambiare la società, fare della società e della città terrena un’immagine quanto più vicina alla città celeste». La Pira diceva che «se si vuole bene alle persone non si può fare a meno di fare politica», e a queste parole tanto semplici quanto fondamentali e nobili, si accompagnano quelle del sindaco di Firenze Diego Nardella: «Per lui la politica era una forma di carità, era il modo di entrare in piena sintonia con le persone, soprattutto con le più bisognose». «Era il massimo dell’esperienza umana — aggiunge il cardinale Gualtiero Bassetti — voleva dire mettere la propria intelligenza e tutte le proprie energie, tutti i propri mezzi anche materiali a servizio della Polis». Che nel caso di La Pira è stata Firenze, ponte verso il mondo, ed è qui, più precisamente nel convento domenicano di San Marco — dove egli ha vissuto — che Monica Mondo si muove. 

Da qui, tra le colonne del chiostro e le pitture del Beato Angelico, la giornalista inizia a parlarci di lui, di questo «piccolo santo uomo capace di smuovere le montagne», del profondo legame in lui tra fede e lavoro, delle sue idee, delle sue battaglie per la casa e contro l’aborto: «Frontiera non transitabile, non solo per i cristiani ma per gli uomini in quanto tali. Il concepito è già un essere umano». Dei suoi amori: «Gli operai e gli ordini contemplativi terziario domenicano e francescano, per unire le due anime della chiesa». Mentre gli scorci della città, le vedute nel loro splendore, accompagnano, accarezzano, insieme a qualche immersivo filmato dell’Istituto Luce, il racconto di quest’uomo che Giovanni Paolo II definì «esemplare laico cristiano» e Papa Francesco — che lo ha dichiarato venerabile — «un entusiasta testimone del Vangelo e un profeta dei tempi moderni». È necessario custodire la memoria di Giorgio La Pira, perché il suo messaggio limpido, il suo vitale modo di attraversare la storia, la sua “santa”, e anche lucida, edificante, “follia” sono attuali, atemporali e donano energia e nutrimento all’essere umano, ancora di più «in un periodo — dice ancora il cardinale Betori — in cui dobbiamo rigenerare la nostra società». Ci ricorda anche, la lezione di quest’uomo straordinario, che «i cristiani non possono separarsi dal mondo, da questo mondo pur con tutte le sue criticità».

E allora, il bel documentario La santa follia, curato da Cecilia Pronti per la regia di Maurizio Carta, è un lavoro davvero prezioso.

 

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https://www.osservatoreromano.va/it/news/2021-09/quo-212/la-santa-follia-di-giorgio-la-pira.html