La storia infinita delle tutele per i lavoratori fragili: l’ultimo vulnus.

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La mancata retroattività delle tutele al 1° aprile, senza oneri per lo Stato, lascia un paio di mesi “scoperta” questa sfortunata e dimenticata categoria di lavoratori. Il Parlamento ha respinto l’ordine del giorno che prevedeva il ripristino retroattivo e il Governo nel suo testo si è dimenticato di inserire questo passaggio “cruciale”. Una grave dimenticanza.

 

Francesco Provinciali

 

Se dovessimo accorpare in una sorta di monografia la serie innumerevole di articoli che – singolarmente o insieme – abbiamo scritto su quotidiani, magazine, agenzie sindacali o di associazioni dei disabili sul tema delle “tutele normative e sanitarie per i lavoratori fragili” in questi due anni e più di pandemia, ivi comprese le dichiarazioni e le proroghe di stato di emergenza e ora oltre, ne uscirebbe un tomo ponderoso, una sorta di summa di tutte le situazioni possibili: da quelle garantite a quelle dimenticate, dai distinguo incomprensibili ai più, tra commi, articoli, decreti legge e loro conversione, periodi di previsione normativa e altri di latenza, per dimenticanza, calcoli sbagliati, forse persino per noncuranza o indifferenza.

 

Abbiamo scritto al Governo e in ispecie ai singoli Ministri interessati (Salute, Lavoro, Disabilità) e alla Presidenza del Consiglio, con lettere dedicate o aperte, senza mai ricevere una risposta. “Mai”, nelle Conferenze stampa governative successive ai provvedimenti di volta involta assunti, qualche collega ha avanzato domande in proposito, “mai” i talk show televisivi che discettavano di mascherine, vaccini, ordini, veti, divieti, deroghe, green pass, prescrizioni, DaD, banchi a rotelle ecc. hanno accennato a questo tema specifico, come se la categoria dei lavoratori fragili e il tema delle disabilità sui posti di lavoro non esistessero: come se si trattasse del solito corollario che non fa testo, come se riguardasse i furbetti del certificato facile, specie quando il problema non ci tocca di persona e alla fine la gente si arrangia come può.

 

Noi non abbiamo mai dimenticato l’esistenza di questo grave problema, segnalando una situazione di incertezza, disagio, persino angoscia che ha attraversato questo lasso temporale tra conferme, smentite, imprecisioni negli atti legislativi, richiami, rimandi con quel linguaggio oscuro della burocrazia che mortifica i cittadini e divarica il gap che li separa dalla umana comprensione e spesso dall’incompetenza di chi dovrebbe rappresentare le istituzioni. Stiamo parlando di quei lavoratori che a motivo delle loro precarie condizioni di salute (chemioterapici, cardiopatici, immunodepressi, affetti a artrite reumatoide, invalidi ex legge 104/92), sono stati in questi due anni  – e lo sono ancora – potenzialmente sovraesposti al rischio di contrarre il Covid. Riassumere il tutto- si è trattato di una battaglia epica, da una parte diritti sanciti dalle carte degli organismi internazionali e da fonti normative specifiche, malati dichiarati “inidonei” perché come tali certificati dal medico competente o dalle autorità sanitarie ad hoc,  a svolgere le normali mansioni lavorative, nel settore pubblico e in quello privato – sarebbe impossibile e forse ansiogeno.

Umiliati spesso in un tiramolla elemosiniere con i datori di lavoro, a fronte di leggi, decreti e circolari di difficile interpretazione, quasi mai chiari e perentori, spesso sibillini, che si prestavano a diverse interpretazioni per un comma, una postilla, un codicillo, o per inapplicabilità stigmatizzata con un formulario lessicale che aveva la pretesa di regolamentare tutto e sistematicamente li dimenticava.

 

Veniamo all’oggi. Dopo il termine dello stato di emergenza ma perdurando il contagio epidemiologico, dal 1° aprile u.s. si doveva procedere al rinnovo delle tutele di volta in volta (spesso tardivamente, in un paio di occasioni del tutto inesistenti) rinnovate: faceva testo l’attestazione medica di inidoneità rilasciata alle autorità sanitarie. In sede di audizione presso la Commissione parlamentare per la “semplificazione” il Ministro Brunetta – smentendo le previsioni di spesa contabilizzate in circa 60 milioni di euro dalla Ragioneria dello Stato, quale “copertura” finanziaria ai costi derivanti dal rinnovo delle tutele scadute il 31/3 – aveva assunto l’impegno a presentare un proprio emendamento al DL 24/3/2022 n.° 24 che nel frattempo aveva rinnovato solo la tutela del “lavoro agile” e non anche quella dell’equiparazione dello stato di malattia del fragile al ricovero ospedaliero, al fine di evitargli di dover attingere al congedo per salute del periodo di comporto contrattuale o, peggio, di dover ricorrere alle ferie per evitare situazioni di contagio sul luogo di lavoro. Addirittura per quanto riguarda lo smart working la normativa prevedeva da subito un periodo di fruizione inferiore a quello dei lavoratori non-fragili, fino al 28/2 anziché al 31/3 come per tutti gli altri. Un paradosso che spiega con quale leggerezza si sia affrontata la materia. Insomma il DL 24/2022 – per dirla in burocratese- aveva rinnovato l’art. 26 al comma 2/bis del DL 18 del 17/3/2020 e non anche al comma 2, che riguardava la seconda fattispecie sopra considerata.

 

Correttamente e con lodevole, personale impegno il Ministro Brunetta – in dissenso dalle previsioni di spesa della Ragioneria – aveva promesso che avrebbe rimediato.

L’On.le Massimiliano De Toma che da tempo con il collega sen Lucio Malan (insieme avevano rimediato ad analogo pasticcio verificatosi nel primo trimestre 2022) seguiva la vicenda dei fragili aveva predisposto un ordine del giorno (al quale avevamo peraltro ‘tecnicamente’ contribuito) al fine di offrire al Ministro Brunetta il supporto normativo necessario per inglobare nel provvedimento in fieri le dovute correzioni, nonostante il Governo avesse posto il voto di fiducia sull’intero testo.

 

Inoltre per consentire al Parlamento di inserire specificamente in sede di conversione in legge del citato D.L.24 due precise e specifiche integrazioni e modifiche. La prima riguardava la proroga del comma 2 dell’art. 26 (come sopra specificato: leggasi equiparazione della eventuale malattia al ricovero ospedaliero).

 

La seconda, la retrodatazione di entrambe le proroghe (comma 2 e comma 2/bis) a decorrere dal 1° aprile, giorno successivo al termine dello stato di emergenza. Nonostante un accorato appello dell’On.le De Toma nel suo intervento (il video è diventato virale e impazza sul web) il suo emendamento è stato respinto (stessa sorte per uno analogo della Lega), mentre nel testo governativo predisposto dal Ministro Brunetta e approvato, è rientrato il comma 2 accanto al 2/bis ma non è stata contemplata la decorrenza di entrambe le tutele dal 1° aprile u.s. Con la conseguenza che – essendo prevista la conversione del DL 24 entro il 23 maggio p.v. e prevedendo una validità delle due citate tutele fino al 30 giugno p.v., i lavoratori fragili potranno fruirne per poco più di un mese. Lasciando scoperto il periodo dal 1° aprile alla data di conversione in legge. “Inspiegabile”, visto che – come avvalorato da Brunetta – la decorrenza retroattiva non comportava oneri: viceversa lascia “scoperti” i lavoratori fragili (che paradossalmente con il D.M del Ministro della Salute del 4/2/2022 avevano visto “legittimate ed elencate pedissequamente le patologie che danno titolo e luogo alla condizione di fragilità) per tutto aprile e quasi tutto maggio. Come dire :il testo convertito in legge smentisce in fatto e in diritto il D.M del Ministro Speranza, poiché “vanifica” per quasi due mesi lo status patologico di fragilità sancita dal D.M. stesso.

 

C’è da augurarsi che nessuno dei fragili  si ammali nel frattempo di Covid dovendo rientrare in servizio.

Oppure che chi dovesse far ricorso alla malattia non abbia esaurito il proprio congedo contrattuale e non debba prendersi dei gg di  ferie per tutelarsi. Già: veramente inspiegabile questa scelta restrittiva e punitiva. O meglio: forse spiegabile in due modi. 1) la bocciatura dell’emendamento De Toma ha un sapore politico, poiché – nonostante fosse pieno di buon senso, logica e autotutela per le istituzioni – proveniva dall’opposizione. 2) una disattenzione ingiustificabile da parte del Governo e una sottostima del problema da parte del Parlamento. Non ci hanno pensato a questo vulnus palese il Ministro del Lavoro Orlando, quello della Salute Speranza e quella delle Disabilità Stefani? Eppure pochi gg fa a tempo di record il Ministro Orlando di concerto con i Sindacati (ma non potevano “concertarsi’ anche per le tutele dei lavoratori fragili?  Su questo punto il loro silenzio è stato assordante, nessuna iniziativa, nessuna protesta) ha prorogato di 4 mesi il contratto ai navigator, che scadeva il 30/4 u.s.

 

Qui non ci sono state questioni, eppure tutta la materia del reddito di cittadinanza e dell’impiego dei navigator meriterebbe a consuntivo, per come sono andate finora le cose, una commissione parlamentare d’inchiesta.

 

Ci abbiamo messo la faccia e la firma per due anni, per spiegare e perorare le necessità di tutele per i lavoratori fragili e non ci rassegniamo a questa dimenticanza o svista finale, il disappunto è marcato. Quasi due mesi di totale scopertura per loro è un fatto davvero grave, non certo un segnale di attenzione, cura, protezione. Speriamo che il Governo sia ancora in tempo a rimediare ‘motu proprio’ a questa solenne ingiustizia : nel frattempo i lavoratori malati fragili, lasciati in balia di se stessi, comincino a riflettere sul voto contrario di certa parte politica alla piena copertura temporale delle loro tutele. Dalla Costituzione in giù e per tutte le leggi che si approvano queste consistono in “diritti” e prima ancora in certezze di civiltà.