La tenace e autorevole difesa della “qualità della vita” da parte della Pontificia Accademia.

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Un eccellente lavoro della Commissione dedicata all’esame dei problemi della “Terza età”. La forza del documento da essa elaborato consiste nel taglio pragmatico: dalla lettura del libro (e del documento stesso) si ricava un piano di assistenza domiciliare come alternativa alle RSA, alle case di cura e alle ospedalizzazioni.

Nel presentare ai lettori il comunicato stampa della Pontificia Accademia per la vita, presieduto da S.E. Mons. Vincenzo Paglia, non ci si può esimere dal constatare la centralità dell’iniziativa del Vaticano, promossa e sostenuta dallo stesso Governo Italiano, prima attraverso la nomina di Mons. Paglia da parte del Ministro Speranza a Presidente di una Commissione di studio dedicata ad approfondire i temi e le problematiche della “terza età” (con un documento redatto al termine dei lavori e consegnato al Ministro) – ne avevamo fatto menzione nell’intervista a Mons. Paglia sul Suo libro “L’età da inventare- La vecchiaia fra memoria ed identità” di cui riportiamo il link per una agevole rilettura:

http://www.ildomaniditalia.eu/mons-paglia-e-il-tempo-di-tessere-una-nuova-alleanza-tra-le-generazioni-2/  ) – e poi dallo stesso Premier Draghi che – come riferito da Federico Fubini sul Corriere della Sera in questi gg- ha chiesto a Mons. Paglia un piano di azione attuativo del documento citato, affinchè “la vecchiaia non sia una condanna”.                     

Già a settembre 2021 Mario Draghi aveva ricevuto Mons. Paglia per esaminare la fattibilità di un progetto esecutivo, partendo dalla proposta di  una normativa mirata su settori di intervento specifici. Da passare poi al vaglio parlamentare e dell’esecutivo, considerata l’urgenza di azioni concrete: in Italia vivono circa 14 milioni di anziani, nelle condizioni esistenziali più disparate , alcune ai margini della sopravvivenza economica, della solitudine, fino ad una sorta di emarginazione generata da una società che di fatto li espunge da ruoli di partecipazione attiva, consapevole e stimolante.

Il lavoro della Commissione presieduta dall’alto prelato è stato evidentemente convincente e superlativo, ricevendo consensi da ogni parte politica.

La forza del documento consiste nel suo taglio pragmatico: dalla lettura del libro (e del documento stesso) si ricava un piano di assistenza domiciliare come alternativa alle RSA, alle case di cura e alle ospedalizzazioni. Ha detto a Draghi il 76enne Vincenzo Paglia, nel presentare la proposta: «Noi anziani in Italia siamo ormai un grande popolo con una grande domanda: non essere abbandonati, lasciati soli, sradicati dalla nostra storia. Gli anziani sentono come una condanna il vivere gli ultimi anni della loro vita collocati in luoghi anonimi». L’aumento di cura e prevenzione a casa o in centri diurni — come nei modelli più avanzati in Europa — anche finanziariamente conviene: nelle residenze sanitarie (Rsa) oggi vivono 280 mila anziani al costo di 12 miliardi l’anno, coperto per quasi metà dalle pensioni. L’assistenza a casa invece previene il bisogno di cure e le costosissime ospedalizzazioni, come evidenziato da Federico Fubini nel suo brillante corsivo.

Quanto sopra premesso, in attesa di ulteriori sviluppi (la tenacia e la concretezza di Mons. Paglia non ammettono soste o indugi: sarà lui il play maker del piano anziani in Italia) presentiamo il comunicato stampa diffuso oggi, 11 febbraio 2022, in tema di cure palliative.

Comunicato stampa

Città del Vaticano, 11 febbraio 2022.

«Il diritto di accedere alle cure palliative deriva dalla dignità che appartiene a tutti gli esseri umani, anche i più fragili, quali le persone in fase avanzata di malattia e morenti» e «dovrebbero essere assicurate a tutti». La logica dell’accompagnamento che esse promuovono «intende superare l’immaginario del controllo della morte, che si esprime attraverso il tentativo sia di prolungare la vita a qualunque costo, sia di accelerare la morte».

Lo ha ribadito mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, aprendo i lavori del webinar organizzato dalla stessa Pontificia Accademia dedicato ad analizzare la situazione delle cure palliative in Italia. Il Ministro della Salute Roberto Speranza, in collegamento, ha portato il suo saluto. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, ha inviato un messaggio.

Il webinar di venerdì pomeriggio, dedicato all’Italia, chiude le due precedenti sessioni, il 9 e 10 pomeriggio, in cui si sono analizzati gli scenari delle cure palliative a livello internazionale, rilevando come sia necessario fare molto di più affinché siano conosciute e praticate, anche come un modo per rispondere alla sfida portata dalle derive eutanasiche.

Oggi – ha spiegato mons. Paglia – è necessario «mettere a fuoco la capacità del sistema italiano di rispondere ai bisogni del malato e della sua famiglia, individuando percorsi di integrazione delle cure palliative nelle reti territoriali» con adeguate «risorse per potenziare le cure palliative negli ospedali, negli hospice, a domicilio, nelle strutture per anziani». Passi avanti si fanno in Italia sul piano della formazione degli operatori, introducendo le cure palliative nel contesto accademico.

Ed ha poi aggiunto: «L’attenzione al significato e alla pratica delle cure palliative è di particolare rilievo nel nostro Paese anche in relazione al dibattito che si sta svolgendo sulla possibile regolamentazione giuridica delle questioni di fine vita. Il fatto che la legge n. 38/2010 (su Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore) –  sia ampiamente inapplicata costituisce un fattore che non aiuta per nulla a una corretta percezione degli interrogativi che si pongono su questa delicata materia. È del resto anche sintomatica la scarsa conoscenza e attuazione della legge n. 219/2017 (Consenso informato e Disposizione anticipate di trattamento – DAT). Sono fatti che manifestano la resistenza profonda che nella nostra cultura opponiamo a una elaborazione effettiva del limite e di quella sua radicale espressione che è la morte. Il dibattito giuridico non deve farci dimenticare che «la posta in gioco si trova sul terreno della cultura» tra «due più generali interpretazioni dell’esistenza e dell’esperienza del limite: quella basata sul controllo (verso cui il sistema tecnoscientifico facilmente propende) e quella ispirata appunto all’accompagnamento e alla logica della cura. È sul terreno della cultura che i credenti possono fornire il loro migliore contributo, riconoscendosi, rispetto alla società civile, non controparte, ma componente, in un atteggiamento di reciproco apprendimento».

Nel 2017 la Pontificia Accademia per la Vita ha lanciato il Progetto “PAL-LIFE: An Advisory Working Group on Diffusion and Development of Palliative Care in the World”, per contribuire alla diffusione della cultura delle cure palliative nel mondo. Inoltre la Pontificia Accademia per la Vita ha promosso e pubblicato il Libro Bianco per la Promozione delle Cure Palliative, disponibile in italiano, inglese, tedesco, spagnolo: ecco il link

 

https://www.academyforlife.va/content/pav/en/pallife/white-book.html