L’alleanza con i 5 Stelle non aiuta il Pd

Non basta rilevare le difficoltà che si riscontrano nell’area della sinistra. Il centro, se esiste, deve mostrare di avere un progetto politico.

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Non basta rilevare le difficoltà che si riscontrano nellarea della sinistra. Il centro, se esiste, deve mostrare di avere un progetto politico.

Laria che si respira in Italia, almeno stando ai sondaggi, è unaria di Destra. Lavanzata imperiosa della popolarità di Giorgia Meloni (che ora, secondo le modalità di politica effimera in voga da tempo, guadagnerà altri consensi col suo libro autobiografico) è solo laspetto oggi più caratterizzante (come fu il 2019 per Salvini) di un trend già percepibile prima della pandemia e ora rafforzato grazie, probabilmente, al suo aver officiato una linea aperturista assolutamente irresponsabile epperò accattivante per molti operatori economici penalizzati dai lockdown che il Governo (quello di Conte, e ora sia pure per un tempo limitato quello di Draghi) ha necessariamente dovuto attuare.

Punto più punto meno la Destra incarnata da Lega e Fratelli dItalia veleggia intorno al 40%. Con il sostegno di Forza Italia il (centro)destra è intorno al 47%. Questa è la realtà, oggi. Una realtà ancora virtuale, per correttezza bisogna dirlo, anche perché pochi lo notano ma c’è sempre un 40% circa di cittadini che non si esprimono, in qualsiasi sondaggio elettorale. Una percentuale, anche considerandone solo la metà, in grado di sovvertire ogni pronostico. E purtuttavia quella realtà virtuale dà lidea di potersi concretizzare, e dunque giocare le proprie carte solo sul possibile cambio di scenario indotto da quel 40% non parrebbe anche solo per un principio statistico – una buona idea.

Il Pd sembrerebbe voler privilegiare unalleanza con la sinistra a suo tempo fuoriuscita da esso e con il Movimento 5 Stelle. Immaginando poi, probabilmente, di riuscire a intercettare gran parte dello scarno elettorato centrista, incluso quello che per anni ha votato il partito di Berlusconi. A me pare che questo schema di gioco non consideri alcuni dati assai rilevanti. Accenno solo ai due/tre principali.

Il M5S veleggia ancora intorno a percentuali interessanti (fra il 16 e il 18%) ma è al suo interno frantumato, al punto che Giuseppe Conte a quasi due mesi dalla sua teorica ascesa al vertice non è tuttora in grado di guidarlo, né effettivamente né formalmente. Quando tutta la diaspora (guidata magari da Casaleggio e Di Battista) si sarà concretamente organizzata, e lo farà sparando alzo zero contro i governisti(perché è questo il clima che producono le scissioni) come reagirà lelettorato? Un elettorato in buona misura composto da cittadini arrabbiati che vedranno in questa implosione, persino in un Movimento che era nato contro la casta dei politici e dei partiti, la definitiva conferma che il sistema è irriformabile. Non è francamente immaginabile che tutti costoro voteranno tranquillamente in favore di unalleanza col Pd, da essi ritenuto partito-cerniera del sistema e così definito (e peggio) per anni da Beppe Grillo. Molti, non so quanti ma certamente tanti, incanaleranno la loro rabbia in modo ben diverso da quello.

Per contro ed è il secondo punto lalleanza con i pentastellati tiene lontani molti cittadini che potrebbero anche essere interessati o intrigati dal profilo lettiano del Pd attuale, come lo erano stati da quello renziano a suo tempo, ma che non tollerano il radicalismo giustizialista e la sostanziale incompetenza dei Cinque Stelle, visti alla prova in questi anni. Eppure, è proprio questa quota di elettorato che potrebbe rivelarsi decisiva, in quanto di confine, con una utilità marginale direbbe un economista assai elevata. Forse se Conte, con Di Maio e qualcuno dei pentastellati maggiormente qualificatisi in questi anni, come ad esempio il ministro Patuanelli o anche il Presidente della Camera Roberto Fico, avessero lardire di fondare una loro formazione politica le cose potrebbero anche cambiare e il pregiudizio antigrillino di molti venir meno.

Linconsistenza di un centro politico organizzato, invece che diviso e frantumato com’è, rimane un problema in questo Paese, dove esiste una fascia di elettorato che in mancanza di unopzione credibile di questo tipo si rivolge con ben poca convinzione verso destra o verso sinistra. Il problema è però che la più gran parte di essa opterà più facilmente per la prima soluzione a fronte di un Pd alleato organicamente con i 5 Stelle (paradossalmente la sinistra di Bersani e Speranza viene considerata più favorevolmente, anche perché debole numericamente).

Qualcuno penserà che si tratta di ragionamenti teorici. Politologia astrusa. Nel caso, però, vada a intervistare i dirigenti locali del Pd e domandi loro perché lalleanza ipotizzata al Nazareno, la sede nazionale dei dem, non si concretizza nelle città e nei paesi. Riceverà risposte interessanti, piene di vita vissuta e di buon senso.