“L’azzardo non è un gioco”: a Bologna un progetto contro la ludopatia

Quando il gioco d’azzardo diventa una vera e propria dipendenza si associa a disturbi psicologici ossessivi compulsivi e antisociali

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Secondo i dati Ipsad ed Espad Italia dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), durante lo scorso anno nel Belpaese hanno giocato almeno una volta oltre 17 milioni di italiani (42,8%), contro i 10 milioni del 2014 (27,9%). Un fenomeno di grandi dimensioni che sembra non volersi arrestare. Per questo il Comune di Bologna, in collaborazione con il Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell’Ausl locale hanno realizzato il progetto “L’azzardo non è un gioco”: rivolto al contrasto alla dipendenza da ludopatia. L’iniziativa comprende una piece teatrale e un bando pensato appositamente per le scuole del valore di circa 150.000 euro, oltre ad interventi mirati nei diversi quartieri del capoluogo emiliano attraverso incontri con i cittadini.

Queste nuove azioni si affiancano all’ordinanza del Sindaco emanata la scorsa estate per limitare l’orario di accensione degli apparecchi da gioco con vincita in denaro. Sempre in questo ambito il Comune di Bologna ha approvato il “Regolamento per la prevenzione e il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito” che vieta la presenza di sale gioco e sale scommesse o l’installazione di nuovi apparecchi in locali che si trovino a meno di 500 metri da luoghi cosiddetti “sensibili” (istituti scolastici di ogni ordine e grado, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semi residenziali che operano in ambito sanitario e sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori).

Gli assessori alla Sanità, Giuliano Barigazzi, e al Commercio, Alberto Aitini, insieme al consigliere di fiducia del Sindaco per la Legalità, Giulia Di Girolamo, stanno portando avanti, in modo integrato e con un approccio trasversale, un’azione che si articola su più livelli: la sensibilizzazione culturale, il lavoro sui giovani e la valorizzazione dei cosiddetti esercenti virtuosi, quelli che hanno scelto di non installare slot machine o che le hanno dismesse. Per questi ultimi si pensa a un coinvolgimento che potrebbe confluire in una mappatura e nell’organizzazione, ad esempio, di aperitivi slot free nei locali.

L’ordinanza emanata dei mesi scorsi va proprio nella direzione di riduzione dell’offerta del gioco d’azzardo in considerazione del fatto che i dati dell’Osservatorio epidemiologico metropolitano dipendenze patologiche dell’Ausl di Bologna stimano attorno all’1,8 per 1.000 abitanti le persone affette dalla compulsione, mentre il numero di cittadini assistiti dai Sert per problemi di gioco d’azzardo morboso è aumentato negli anni passando dai 36 soggetti patologici del 2011 ai 201 del 2017.