LE CELLULE GRIGIE DI POIROT E IL METODO-MAIGRET. LA «BREVE STORIA DEL ROMANZO POLIZIESCO» DI SCIASCIA.

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Sciascia individua le origini più vicine e precise del romanzo poliziesco in Edgar Allan Poe (l’investigatore è il cavaliere Dupin). Diretto discendente di Dupin è l’immarcescibile Sherlock Holmes. Con Poirot, l’investigatore belga (e non francese!) nato dalla geniale penna di Agatha Christie, il “giallo”, — giunge a vette di «straordinario virtuosismo». Infine abbiamo un investigatore che è diverso da tutti gli altri: Jules Maigret, la creatura di Georges Simenon. 

Gabriele Nicolò

Elementare Watson! O forse no. La fruizione di un “giallo” è per antonomasia un passatempo, ma può configurarsi anche come «un fatto paradossale» in quanto comporta un rovesciamento della condizione che è propria, naturale ed essenziale, alla lettura. Come spiega Leonardo Sciascia nel saggio Breve storia del romanzo poliziesco meritoriamente riproposto da Graphe.it Edizioni (Perugia, 2022, pagine 41, euro 6,50, con un’introduzione di Eleonora Carta) la condizione psicologica di un lettore di “gialli” è più quella di uno spettatore cinematografico che di un lettore vero e proprio. E come nel cinema lo spettatore si identifica con un personaggio (generalmente con il protagonista) e così vive la vicenda dal di dentro, nel romanzo poliziesco il lettore si identifica con il personaggio di “spalla”: cioè accetta a priori, per convenzione, «un ruolo di inferiorità e passività intellettuale». L’investigatore è un genio che il personaggio di “spalla” non può raggiungere, così come irraggiungibile è per Sancio don Chisciotte.

Sciascia individua le origini più vicine e precise del romanzo poliziesco in Edgar Allan Poe: ne ha scritti pochi di “gialli”, in realtà, ma sono perfetti, (l’investigatore è il cavaliere Dupin) tanto che in uno La lettera rubata si può anche fare a meno del morto. Diretto discendente di Dupin è l’immarcescibile Sherlock Holmes: alla capacità di analisi del primo, il secondo aggiunge cognizioni di medicina e di chimica, nonché «un enciclopedismo scientifico di seconda mano di cui si serve con solennità e sufficienza».

Con Poirot, l’investigatore belga (e non francese!) nato dalla geniale penna di Agatha Christie, il “giallo”, — sottolinea lo scrittore — giunge a vette di «straordinario virtuosismo». Poirot sa di essere un genio dell’investigazione, ma questa coscienza di sé, questa presunzione, riesce più tollerabile di quella di Holmes, e in forza del rovesciamento ironico che opera la sua figura fisica. «Costantemente abbiamo di fronte — rileva Sciascia — quel piccolo uomo calvo, dai baffi tenuti su dall’applicazione notturna di un aggeggio, comico nei suoi gesti di vecchia cavalleria, che ci parla della potenza delle sue “cellule grigie”».

C’è un investigatore che è diverso da tutti gli altri: Jules Maigret, la creatura di Georges Simenon. È diverso soprattutto perché è un personaggio e non un tipo. Dal 1930, anno in cui Maigret compare in Pietro il lettone, «l’abbiamo visto diventare — evidenzia Sciascia — sempre più vivo, più umano, più reale». E buoni rapporti, anzi buonissimi, lo legano a Simenon, i cui metodi di azione si identificano. Maigret non procede per colpi di scena, e nello stesso modo scrive Simenon, ovvero senza strattoni, ma con una linearità cristallina. Entrambi, al termine del “giallo”, risultano vincenti. Anzitutto Simenon, i cui romanzi (anche quelli senza Maigret) è impossibile lasciare a metà: verranno chiusi, senza eccezione alcuna, solo dopo aver letto l’ultima riga.

Fonte: L’Osservatore Romano – 19 agosto 2022

[Articolo qui ripubblicato per gentile concessione. Titolo originale: Le cellule grigie di Poirot  e il metodo-Maigret. Riproposto il saggio di Sciascia «Breve storia del romanzo poliziesco»]