Le elezioni amministrative a Roma.

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L’autore, più volte parlamentare, si assume l’onore di parlare a nome dei democristiani di Roma. Le condizioni della città esigono uno scatto di responsabilità. Il problema, come sappiamo, riguarda tutti. Rianimare una presenza di matrice democratica e cristiana è opera faticosa ma necessaria. Anzitutto per il bene di Roma,

 

Alberto Alessi

 

Roma appare come una matura signora al contempo cupa e solenne, insediata in questo periodo da amanti, che però non vogliono onorare un matrimonio riparatore.

 

La vera causa è che non la amano veramente iure cordis, ma vogliono sedurla iure soli, intanto perchè non sanno quanti inviti devono essere distribuiti e poi perchè è solamente un matrimonio virtuale, perchè Roma in passato ha già generato figli illustri ed inimitabili.

 

La verità elettorale è anche quella che riparare a 5 anni di disastri culturali, ambientali, economici, appare impresa impossibile. Lo stesso rapporto con i cittadini romani è intorpidito, perchè ogni relazione con gli organi comunali appaiono desunte.

 

Molti leader politici dichiarano solennemente che bisogna accorciare le distanze, ma causate dai loro stessi rappresentanti comunali e tale distacco è anche di carattere psicologico e ambientale. Ora si dovrebbe imparare a distinguere tra evidenze e certezze.

 

I candidati si sforzano di offrire programmi concreti, ma nessuno ha trattato il tema dell’urgenza di un rinnovamento spirituale e civico dei romani. Roma fu caput mundi non per via della straordinaria belleza del suo territorio, ma perchè universalmente riconosciuta culla del cristianesimo. Dunque, il problema di Roma e dei romani è essenzialmente culturale.

 

Oggi dovrebbe essere compito di chi si accinge a responsabilità amministrative uscire dalle proprie stanze e segreterie e combattere perchè le convinzioni non si trasformino in convenienze.

 

Roma ha bisogno di discontinuità soprattutto culturale e perciò, in concreto, bisogna abbattere tutte quelle posizioni che sono abbarbicate ed arruginite e bisogna avere il coraggio di difendere invece un programma fortemente diretto alla socialità. Insomma bisogna fare comprendere ai cittadini romani che sono loro stessi che devono essere i protagonisti del  rinnovamento e dell’urgenza di rinverdire Roma, riscoprendo appunto il suo spirito universale mortificato .

 

Roma dovrà stupire, fare riflettere al contempo, rinnovare i cuori, gli intelletti, la ragione delle sane ragioni, con la presenza attiva del logos e del pathos e deve recuperare la sua anima universale e la sua identità oggi congelata viva.

 

Bisogna essere ottimisti impenitenti e concreti, sicché al contempo, in questa chiave politica ed etica, i democristiani romani intendono dare un supporto franco e libero. La crisi che attanaglia Roma più che scrutata va risolta. Roma va ripensata e ricostruita a misura d’uomo.